28.2 C
Gerusalemme
06 September 2026

[Palestina] Ulm 5, cinque nomi contro una fabbrica di sterminio

E’ a notte dell’8 settembre 2025. Cinque persone entrano nello stabilimento tedesco della Elbit Systems dopo aver forzato una vetrata....

[Global Sumud Flotilla] “Mi hanno messo due dita nei genitali”, la denuncia di stupro contro i soldati israeliani

Una denuncia per violenza sessuale scuote ancora una volta il caso della Global Sumud Flotilla. Anna Liedtke, giornalista e attivista...

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Medioriente] Bassem Youssef, il chirurgo che fece ridere una rivoluzione e sfidò il mondo dal “ventre della bestia”

Bassem Youssef, il chirurgo diventato voce satirica globale, non ha più un Paese ma ha un microfono. Da oltre un decennio, l’ex cardiologo egiziano osserva e racconta le contraddizioni del mondo arabo e occidentale “dal ventre della bestia”, ovvero dagli Stati Uniti, trasformando l’esilio in uno strumento di lotta e riflessione.

Dalla sala operatoria a Tahrir
Nato al Cairo nel 1974, Youssef non era destinato alla comicità. La svolta arriva nel 2011, sull’onda delle proteste di piazza Tahrir. Nel suo salotto, registra e pubblica su YouTube The B+ Show: brevi video satirici che conquistano una generazione in fermento. Il successo travolgente porta alla nascita di Al-Bernameg (“Il Programma”), che raggiunge oltre 30 milioni di spettatori a settimana. Con un umorismo affilato e senza tabù, Youssef prende di mira governo, esercito e Fratelli Musulmani, rendendo il riso un gesto politico.

Ma la libertà ha un prezzo: intimidazioni, processi, censure. Nel 2014, la pressione diventa insostenibile e Youssef lascia l’Egitto, senza farvi più ritorno. “L’Egitto che rimpiango non esiste più”, confida oggi, consapevole che l’esilio trasforma e spesso cancella il Paese che si spera di ritrovare.

L’inglese come arma
Da Los Angeles, dove vive da undici anni, Youssef ha scelto di esibirsi in inglese. Non per ragioni estetiche, ma strategiche. “L’arabo è frammentato: una battuta egiziana può non funzionare con un pubblico libanese o maghrebino. L’inglese, invece, unisce.” Per lui, la lingua globale è un ponte che permette di oltrepassare le barriere culturali e raggiungere un pubblico più vasto, anche all’interno del mondo arabo.

Il suo prossimo spettacolo, The Belly of the Beast (“Il ventre della bestia”), in programma a novembre a Beirut, affronta proprio la tensione di vivere nel cuore del sistema che si critica: un osservatorio privilegiato e al tempo stesso profondamente complesso dal punto di vista psicologico.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Bassem Youssef (@bassem)

 

La satira come testimonianza
Youssef insiste nel definirsi testimone, non attivista. “Non cambiamo le cose, le esponiamo. Questo è già un atto di resistenza.” Per lui, il comico è un professionista della lucidità: cattura le contraddizioni e le restituisce in forma di risata. “Fare ridere è sempre più difficile che far piangere”, nota, consapevole delle aspettative del pubblico che cerca evasione ma riceve anche spunti di riflessione.

La sua notorietà globale esplode nel 2023 con due interviste al giornalista britannico Piers Morgan, diventate virali (23 milioni e 12 milioni di visualizzazioni). Con ironia chirurgica, Youssef ribalta argomentazioni pro-israeliane, trasformando un talk show in un momento di svolta per la satira araba sul palcoscenico mediatico mondiale.

L’uomo dietro il comico
Dietro il sarcasmo affilato, Youssef si mostra come un uomo affaticato e vulnerabile. Parla con tenerezza del fratello lontano e della moglie palestinese, “che merita il paradiso solo per sopportarmi”. L’esilio, ammette, è una condizione che costringe a ridere per non spegnersi.

Un filo dal Cairo a Beirut
Il 28 e 29 novembre, al Beirut Hall, Youssef porterà The Belly of the Beast in lingua inglese al pubblico libanese, dopo lo spettacolo di Dubai. “L’inglese non è distanza, è un ponte”, dice. Dal movimento di Tahrir ai comedy club californiani, dagli schermi di The Daily Show agli scontri dialettici con Morgan, Youssef continua a tessere un filo di umorismo lucido, nato dalla paura e alimentato dalla rabbia.
In un mondo che si sgretola tra propaganda e polarizzazione, la sua voce dimostra che talvolta è il comico a dire la verità che tutti evitano.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Bassem Youssef (@bassem)

[Libano] Guerra alla memoria: Israele e la distruzione del patrimonio archeologico del Paese dei cedri

La guerra di annientamento israeliana si estende ormai alla storia e alla memoria. Mentre la devastazione avanza a Tiro e…

[Israele] L’accusa di antisemitismo? L’ultima arma del sionista che non ha più argomenti

Gran parte della propaganda che caratterizza Israele, la propaganda sionista, ruota attorno al controllo dei significati, a una mappatura dei…

[Italia] Eshkol Nevo, il dissenziente fascinoso che non denuncia il genocidio

La richiesta di boicottare la partecipazione di Eshkol Nevo al “Libro Possibile” si fonda su un argomento politico e morale…