Il premier britannico Keir Starmer ha comunicato che il Regno Unito riconoscerà formalmente uno Stato palestinese, oltre un secolo dopo che la Dichiarazione Balfour aveva promosso “l’istituzione in Palestina di una patria nazionale per il popolo ebraico” e 77 anni dopo la fondazione di Israele avvenuta durante il mandato britannico sulla Palestina.
Starmer, domenica in un messaggio video, ha dichiarato che, di fronte al drammatico aggravarsi della crisi in Medio Oriente, il governo britannico sta intervenendo per non spegnere la speranza di pace e della realizzazione della soluzione a due Stati.
Nel mese di luglio, Londra aveva già reso noto di voler modificare la propria linea storica che prevedeva di attendere un presunto “momento di massimo impatto” per riconoscere la Palestina, a meno che Israele non desse fine all’offensiva ritenuta genocida a Gaza, non si impegnasse in un vero percorso di pace sostenibile per arrivare a due Stati e non garantisse più accesso agli aiuti umanitari per la popolazione della Striscia.
Tuttavia, nelle ultime settimane la situazione nella Striscia si è ulteriormente aggravata, con le forze armate israeliane che demoliscono sistematicamente Gaza City per prenderne il controllo, continuando allo stesso tempo ad affamare e a sfollare una popolazione decimata dalla carestia.
Proseguono inoltre ogni giorno i raid dei soldati israeliani e le violenze dei coloni in Cisgiordania occupata, dove Israele porta avanti i suoi piani di annessione e mira a “sotterrare” ogni prospettiva di uno Stato palestinese davvero contiguo, con Gerusalemme Est come capitale.
Questo riconoscimento avviene in un contesto in cui anche Canada, Australia e Portogallo hanno di recente accordato lo status di Stato alla Palestina, a soli due giorni dall’apertura dell’80ª Assemblea Generale dell’ONU dove la questione della sovranità palestinese, dopo decenni di occupazione e apartheid israeliani, rivestirà un ruolo centrale.
Il primo ministro britannico ha anche annunciato che nelle prossime settimane saranno introdotte sanzioni contro esponenti della leadership di Hamas, sottolineando che questa formazione non avrà alcun peso nel futuro politico palestinese.
Ha inoltre specificato che il riconoscimento della Palestina non rappresenta in alcun modo un sostegno ad Hamas, definita “una brutale organizzazione terroristica impegnata nella distruzione di Israele”.
Secondo Starmer, chiedere sinceramente una soluzione a due Stati significa opporsi radicalmente all’ideologia di odio promossa da Hamas.
La titolare degli Esteri, Yvette Cooper, ha sottolineato come questa scelta, condivisa con alcuni dei principali alleati del Regno Unito, rappresenti un segnale chiaro dell’impegno britannico per la soluzione a due Stati e del riconoscimento del diritto inalienabile dei palestinesi all’autodeterminazione.
Il vicepremier David Lammy, intervenendo domenica, ha osservato che la nascita concreta di uno Stato palestinese non avverrà “da un giorno all’altro”, ribadendo che, nella visione del governo, il riconoscimento deve inserirsi entro un percorso di pace di ampio respiro che resta bloccato da decenni.
Lammy ha rimarcato a Sky News che “ogni sviluppo verso il riconoscimento serve a mantenere in vita la prospettiva della soluzione a due Stati”.
Varsen Aghabekian Shahin, ministra degli Esteri dell’Autorità Palestinese, ha dichiarato domenica come questo gesto rappresenti un segnale importante.
“Soprattutto, invia un messaggio di speranza al popolo palestinese, di speranza per uno Stato libero, indipendente e sovrano”, ha affermato a Ramallah durante una conferenza stampa in Cisgiordania occupata, aggiungendo che tale scelta implica anche che “Israele non detiene sovranità sui territori appartenenti al nostro Stato”.
Aghabekian ha inoltre descritto le azioni israeliane come “un attacco sistematico alle fondamenta stesse dell’umanità, mirato a cancellare esistenza, cultura e futuro del popolo palestinese”.
Layla Moran, prima deputata britannica di origini palestinesi, ha riferito ad Al Jazeera che finalmente “viene sanata un’ingiustizia durata decenni”.
“Si tratta solo di un primo passo, da considerare come l’avvio di un percorso; è fondamentale che tale decisione porti ora a cambiamenti concreti sul terreno”, ha sottolineato. “Non sarebbe dovuto servire un genocidio per arrivare a questo punto”, ha poi aggiunto Moran.
Funzionari israeliani insistono sull’annessione della Cisgiordania
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha risposto al riconoscimento dichiarando che si tratta di un “premio” per Hamas.
“Voglio anche aggiungere un messaggio: non succederà. Non nascerà uno Stato palestinese a ovest del Giordano”, ha ribadito Netanyahu, rilevando che Israele risponderà dopo il suo rientro dagli Stati Uniti, dove si recherà nei prossimi giorni.
Esponenti della destra israeliana hanno reagito chiedendo a Netanyahu di accelerare l’annessione della Cisgiordania, nota in Israele come Giudea e Samaria.
Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha definito il riconoscimento una ricompensa per Hamas e ha invocato interventi immediati: “Propongo di inserire subito all’ordine del giorno del gabinetto la piena applicazione della sovranità israeliana”, ha dichiarato.
Yitzhak Wasserlauf, responsabile per Negev e Galilea e membro del partito Otzma Yehudit di Ben-Gvir, si è spinto oltre affermando che “la Terra d’Israele appartiene solo al popolo ebraico: non esistono né popolo palestinese, né Stato palestinese”.
L’ex presidente statunitense Donald Trump, nel corso di una visita ufficiale a Londra la scorsa settimana e in un colloquio con Starmer, ha espresso la sua contrarietà al riconoscimento, affermando che tra le parti su questo tema vi sono “pochi punti di disaccordo”.
Lunedì, Francia e Arabia Saudita ospiteranno congiuntamente a New York una giornata di vertice all’ONU per rilanciare la soluzione dei due Stati tra Israele e Palestina. Secondo Hamdah Salhut di Al Jazeera, Netanyahu dovrebbe incontrare Trump e altri alleati a Washington per pianificare possibili azioni di risposta al riconoscimento, tra cui la chiusura di sedi diplomatiche e altre misure.
Salhut ha inoltre evidenziato come “l’annessione della Cisgiordania rappresenti da tempo la priorità della destra radicale israeliana sotto Netanyahu”, osservando che il riconoscimento potrebbe addirittura accelerare tale obiettivo, malgrado le crescenti pressioni e condanne della comunità internazionale.

