28.2 C
Gerusalemme
14 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

Undici tra le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani del Regno Unito,  tra cui Human Rights Watch, Oxfam,...

[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

Ci voleva poco. Pochissimo. Un simbolo dipinto sulle scarpe, una mezza anguria, i colori della bandiera palestinesem e la scritta...

[Palestina] A Gaza i bambini muoiono per freddo

Un neonato di 14 giorni, Muhammad Khalil Abu al-Khair, è morto di ipotermia il 16 dicembre 2025 nella Striscia di Gaza. Ricoverato in terapia intensiva solo il giorno precedente, il corpo del piccolo non ha retto alle temperature estreme che flagellano i campi profughi di una terra devastata da due anni di bombardamenti. Non è un caso isolato. È il simbolo di una tragedia sistematica che l’inverno 2024-2025 sta amplificando: almeno 12 neonati e bambini morti di freddo in soli 10 giorni.

Con lui, Rahaf Abu Jazar di 8 mesi, annegata nelle acque alluvionali della tenda mentre la madre disperata la stringeva tra le braccia l’11 dicembre a Khan Yunis. E Hadeel Al-Masri, 9 anni, congelata in un rifugio per sfollati lo stesso giorno. La tempesta invernale denominata “Byron” ha colpito Gaza tra l’11 e il 16 dicembre, uccidendo complessivamente 14-16 persone in 24 ore, di cui tre bambini morti specificamente di freddo. Ma questi numeri crudeli raccontano solo metà della storia.

L’altra metà è il blocco sistematico degli aiuti umanitari. L’accordo di tregua sottoscritto il 10 ottobre 2025 prevedeva l’ingresso di 600 camion umanitari al giorno. La realtà del 12 ottobre-7 dicembre? Soli 459 camion al giorno, il 23% in meno. Nel dicembre 2025, il numero crolla ulteriormente: 47 camion in un singolo giorno, ben al di sotto delle necessità minime per sopravvivere. L’ONU documenta che 90.000 tonnellate di aiuti rimangono bloccate ai valichi di frontiera.

Israele ha internalizzato il controllo della Striscia con la cosiddetta “linea gialla”, una barriera militare di fatto che divide la zona nord da quella sud, impedendo la mobilità interna e l’accesso agli aiuti. COGAT (Coordinamento delle attività governative nei Territori) ispeziona arbitrariamente ogni camion, ritardandone l’ingresso. I materiali essenziali per la sopravvivenza invernale—legname per ripari, compensato, sacchi di sabbia per il drenaggio, pompe per acqua—vengono bloccati sistematicamente.

Conseguenza: oltre un milione di bambini vive in tende di fortuna, bagnate da piogge incessanti, prive di isolamento termico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte del rischio imminente di epidemia di colera. Due anni di bombardamenti hanno distrutto gli impianti fognari. L’acqua stagnante attorno alle tende crea un brodo di coltura per malattie respiratorie e idriche. I panifici rimangono chiusi per mancanza di carburante e farina. Famiglie intere mangiano cibo marcio nelle tende allagate. Genitori non possono comprare scarpe ai propri figli.

Il governo palestinese accusa formalmente Israele di attuare “deliberatamente una politica di carestia”. COGAT risponde che ha “approvato molte richieste”, ma i numeri ufficiali non supportano questa narrativa. Nel gennaio 2025 (pochi giorni fa), l’UNICEF ha segnalato che almeno 74 bambini sono stati uccidi in attacchi aerei nella sola prima settimana del mese. Combinato con le 8 morti per ipotermia dal 26 dicembre e i nuovi decessi dall’11 dicembre, emerge un pattern inequivocabile: la morte infantile a Gaza nel 2024-2025 è accelerata, sistematica, documentata.

Muhammad Khalil Abu al-Khair non è una cifra statistica. È il volto di una convergenza letale: conflitto armato + blocco umanitario deliberato + fenomeni naturali (inverno) = condizioni di sopravvivenza impossibili. Fonti internazionali autorevoli—Nazioni Unite, UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità, organizzazioni mediche, media internazionali—hanno verificato e documentato in tempo reale questa emergenza umanitaria. Non è speculazione. Non è propaganda. È realtà verificata. E il corpo di un neonato di 14 giorni è la prova più eloquente.

[Palestina] L’annessione silenziosa della Cinsgiordania che smantella Oslo e cancella i palestinesi dalla terra

Oslo, un’architettura in demolizione Gli accordi di Oslo del 1994, che avrebbero dovuto garantire all’Autorità Palestinese margini di autogoverno nelle…

[Palestina] Salvare la vita del medico Hussam Abu Safiya, un dovere morale per chi non intende avere complicità con il genocidio

Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya della Striscia di Gaza, è detenuto da Israele…

[Gaza] Cosa raccontano le ferite

I medici a Gaza hanno osservato uno schema inquietante: bambini con una singola ferita da arma da fuoco alla testa…