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17 February 2026

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[Palestina] Abbas riscrive le regole del voto, il decreto che zittisce Hamas e incendia la democrazia palestinese

il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha firmato un decreto che modifica la legge elettorale per le elezioni municipali di aprile, introducendo una condizione fino ad allora mai imposta: tutti i candidati dovranno riconoscere la sola legittimità dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), accettarne completamente il programma politico e rinunciare alla lotta armata. Si tratta di un cambio di rotta significativo, soprattutto perché tali requisiti non erano stati applicati durante le elezioni legislative del 2006, che Hamas aveva vinto con una maggioranza schiacciante. La mossa di Abbas mira chiaramente a escludere Hamas dalle elezioni municipali di aprile 2026, poiché il movimento islamista ha da sempre rifiutato di accettare l’accordo di Oslo, il riconoscimento di Israele e il quadro della soluzione a due Stati su cui si basa il programma dell’OLP. Per Hamas e altri gruppi palestinesi di opposizione, il decreto rappresenta non solo un attacco al pluralismo politico, ma una barricata contro chiunque sfidi il controllo di Fatah sulle istituzioni palestinesi. Le elezioni coinvolgeranno 420 enti locali nel territorio palestinese, con oltre 1,5 milioni di cittadini registrati per votare. Le iscrizioni si sono chiuse il 26 gennaio, e i preparativi per la candidatura sono già in corso in diverse città e villaggi.

Riforme sotto pressione americana
Abbas ha annunciato il 2026 come “l’anno della democrazia palestinese”, promettendo di tenere le elezioni municipali ad aprile, seguite dalla conferenza generale di Fatah a maggio e dalle elezioni del Consiglio Nazionale Palestinese. Questo piano di riforme è stato ampiamente interpretato come una risposta alla pressione dell’amministrazione Trump, che ha sollecitato Abbas a implementare riforme significative nelle istituzioni dell’Autorità Palestinese.
Il decreto riflette anche la strategia più ampia di Abbas di consolidare il controllo della Anp nel territorio e di impedire a Hamas di rafforzare la propria posizione nel territorio, specialmente ora che il movimento è indebolito nella Striscia di Gaza dopo la tregua della fine di ottobre 2025. Esperti palestinesi suggeriscono che Hamas, con una base ancora significativa di sostegno popolare, potrebbe tentare di riaffermare la propria presenza nel territorio attraverso le elezioni locali.
Dal dicembre 2024, le forze di sicurezza della Anop hanno lanciato una serie di operazioni su larga scala nel nord della Cisjordania, prendendo di mira gruppi armati tra cui Hamas, la Jihad Islamica e milizie locali come le Brigate di Jenin. In questi interventi sono stati uccisi comandanti e condotti arresti di massa, operazioni largamente interpretate come servendo gli interessi di sicurezza israeliani.

Hamas parla di “grave violazione” dei diritti democratici
La risposta di Hamas è stata immediata e durissima. Il movimento ha descritto il decreto come “un grave attacco al diritto della gente di scegliere i propri rappresentanti“, sottolineando come la mossa rappresenti un’ulteriore erosione del pluralismo politico palestinese. Per Hamas, che continua a godere di un sostegno popolare considerevole sia nella Cisjordania che nella Striscia di Gaza, il decreto di Abbas rappresenta una violazione flagrante dei principi democratici.

Anche altri gruppi palestinesi di opposizione hanno criticato duramente la decisione, considerandola come parte di un più ampio modello di repressione politica e di marginalizzazione delle fazioni che sfidano l’autorità della Anp, soprattutto quelle coinvolte nella resistenza armata contro Israele.

Le organizzazioni per i diritti umani parlano di violazione del diritto internazionale
Le organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno emesso una dichiarazione congiunta, sottolineando che il decreto rappresenta una grave violazione dei diritti politici. Secondo queste organizzazioni, imporre condizioni ideologiche e politiche alla candidatura viola il diritto internazionale dei diritti umani, incluso il Patto Internazionale su Diritti Civili e Politici, a cui lo Stato di Palestina è firmatario. Le organizzazioni hanno anche rilevato che il decreto contraddice sia la Dichiarazione di Indipendenza della Palestina che la Legge Fondamentale palestinese, entrambe che garantiscono il pluralismo politico e il diritto di partecipare alla vita pubblica senza discriminazione. Per questi gruppi, la mossa rappresenta un ulteriore passo verso l’autoritarismo nel territorio palestinese, dove Abbas governa ormai da 21 anni di un mandato che avrebbe dovuto durare solo 4 anni.

Autoritarismo e crisi di legittimità
La controversia intorno al decreto di Abbas rispecchia una crisi più profonda di legittimità politica palestinese. Sondaggi negli ultimi anni hanno mostrato un’opposizione schiacciante del pubblico palestinese al continuo governo di Abbas. L’ultimo voto presidenziale si è tenuto nel 2005, quando Abbas vinse con oltre il 67% dei voti, ma da allora le elezioni presidenziali e parlamentari sono state ripetutamente rinviate, con Abbas che ha cancellato le elezioni previste per il 2021 adducendo motivi legati al rifiuto di Israele di permettere i seggi di voto a Gerusalemme Est.
La frustrazione pubblica con l’Autorità Palestinese è cresciuta in assenza di elezioni nazionali. Nel contesto del post-7 ottobre, Abbas ha intensificato le operazioni di sicurezza nel territorio contro i gruppi armati, una strategia che molti critici vedono come una forma di collaborazione con Israele, data la stretta coordinamento tra le forze di sicurezza palestinesi e quelle israeliane.

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