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10 December 2025

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[Palestina] Ancora i giornalisti nel mirino, l’ultima violenza dei coloni a Beita

La mattina del 7 novembre 2025 ha segnato l’ennesimo capitolo oscuro nella storia della violenza dei coloni israeliani contro i civili palestinesi nella Cisgiordania occupata. Nel piccolo villaggio di Beita, a sud di Nablus, una coordinata aggressione di coloni armati ha preso di mira una raccolta tradizionale di olive, colpendo duramente cinque giornalisti che stavano documentando l’evento: Ranin Sawafta, Mohammad Al-Atrash, Louay Saeed, Nasser Shtayeh e Nael Buweitel.​

L’incidente rappresenta un punto di rottura nella campagna di silenzio forzato contro il giornalismo indipendente nella regione. Circa sessanta-settanta coloni armati di bastoni e pietre hanno assaltato l’area dove i palestinesi, insieme ad attivisti internazionali, stavano raccogliendo olive. Le forze israeliane, già presenti nella zona, non hanno impedito l’attacco; al contrario, hanno sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i raccoglitori, come raccontano i testimoni oculari. La Società Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito il trattamento di undici feriti, molti dei quali hanno riportato fratture e contusioni.​

Un deliberato attacco a giornalisti e medici
Ciò che ha reso questo attacco particolarmente sconcertante è stato il targeting sistematico di giornalisti e personale medico. Il sidacato palestinese dei giornalisti ha immediatamente denunciato l’incidente come “crimine di guerra”, sottolineando che i coloni hanno deliberatamente cercato di colpire coloro che documentavano i fatti. “Decine di coloni armati hanno invaso la città e hanno preso di mira direttamente i giornalisti che coprivano gli sviluppi nell’area”, ha dichiarato il sindacato. Tra i feriti figurava Raneen Sawafta, fotografa di Reuters, insieme a giornalisti di Al Jazeera e altri media internazionali.​ Il sindacato ha inoltre sottolineato che l’attacco rientra in una campagna crescente e organizzata di violenza contro i giornalisti palestinesi nella Cisgiordania, particolarmente in aree dove l’attività dei coloni sta espandendosi. I giornalisti vengono sistematicamente presi di mira per stroncare la documentazione delle acquisizioni di terre, della violenza dei coloni e delle operazioni militari.​

 

Un’escalation inquietante secondo dati ONU
Il contesto di questo attacco è ancora più preoccupante alla luce dei dati diffusi dalle Nazioni Unite. Il portavoce dell’ONU Farhan Haq ha comunicato che ottobre 2025 ha registrato 264 attacchi dei coloni nella Cisgiordania – il numero più alto in quasi due decenni di documentazione – con una media di oltre otto incidenti quotidiani dal 2006. Questo rappresenta un’escalation drammatica della violenza strutturale contro i palestinesi, spesso perpetrata sotto lo sguardo complice delle forze di occupazione.​

Nel villaggio di Beita specificamente, la situazione è particolarmente tesa. L’area si trova nei pressi dell’outpost illegale di Evyatar, istituito nel 2021 e successivamente evacuato per ordine del governo israeliano, ma i coloni continuano a visitare l’area e a fare pressioni per la sua legalizzazione. Questo precedente attacco ai giornalisti è avvenuto pochi giorni dopo un episodio ancora più grave del 10 ottobre, quando il fotografo dell’AFP Jaafar Ishtayeh, veterano con trentanni di carriera, è stato brutalmente picchiato dai coloni nella stessa zona. “In my 30-year career, this is the first time I have faced violence of this kind,” ha dichiarato Ishtayeh, “If I hadn’t managed to escape, they would have killed me”.​

Una strategia di censura attraverso la violenza
I media arabofoni, in particolare Al Jazeera, e i media anglofoni internazionali hanno ripetutamente documentato questa campagna sistematica di intimidazione contro i giornalisti. L’Associazione della Stampa Estera ha condannato gli attacchi come parte di una strategia deliberata per restringere lo spazio di libertà nella copertura delle violazioni israeliane. Mentre i media occidentali mainstream hanno spesso minimizzato o omesso questi incidenti, le agenzie di stampa arabe hanno continuato a denunciare la violenza come parte di una campagna coordinata di censura.​

La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ha dichiarato che è in diretto contatto con partner internazionali per spingere verso “un intervento internazionale urgente” per proteggere i giornalisti palestinesi, affermando che essi “sono stati sottoposti a crimini di guerra organizzati”. Nel luglio 2025, l’IFJ aveva già documentato un’ondata di attacchi in aumento, incluso l’incidente del 4 luglio quando giornalisti di Deutsche Welle sono stati aggrediti da coloni nel villaggio di Sinjil, anch’esso nella provincia di Nablus.​

Il silenzio della comunità internazionale
Nonostante le denunce della Sindacata Palestinese dei Giornalisti e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, la risposta della comunità internazionale rimane sorprendentemente tiepida. Gli esperti ONU nel 2024 avevano già condannato “gli attacchi e le molestie ai giornalisti nella Cisgiordania illegalmente occupata, che non sono altro che vani tentativi dell’esercito israeliano di bloccare la relazione indipendente su possibili crimini di guerra”. Tuttavia, pochi governi occidentali hanno preso misure concrete per proteggere i giornalisti o perseguire i colpevoli.​

Il contesto più ampio di questa violenza riflette una strategia più vasta di sottomissione palestinese. Human Rights Watch ha documentato che dal 7 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha ucciso 836 palestinesi nella Cisgiordania, inclusi 172 bambini, e ne ha feriti 6.500. Nel frattempo, la “Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato in luglio 2025 che l’occupazione israeliana del territorio palestinese è illegale e ha chiesto l’evacuazione di tutti gli insediamenti nella Cisgiordania e a Gerusalemme Est”.​

Verso una necessaria responsabilità internazionale
L’attacco di Beita rappresenta un momento critico nel discorso internazionale sui diritti umani e sulla libertà di stampa. Il Committee to Protect Journalists ha affermato che almeno 210 giornalisti sono stati uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023 – il conflitto più mortale per i reporter nella storia moderna – mentre la Cisgiordania rimane un zona dove la violenza contro i media continua con impunità.​

Il sindacato palestinese di giornalisti ha annunciato che seguirà il caso attraverso i canali legali internazionali, evidenziando come gli attacchi sistematici al giornalismo palestinese costituiscono violazioni della legge umanitaria internazionale. Nel contesto dell’indagine in corso presso la Corte Penale Internazionale sui crimini di guerra a Gaza, il targeting deliberato dei giornalisti nella Cisgiordania dovrebbe parimenti costituire materia di grave esame giuridico.​

L’8 novembre 2025, il mondo continua a guardare, spesso in silenzio, mentre i giornalisti palestinesi rischiano le loro vite per informare il pubblico internazionale sulla realtà dell’occupazione. Fino a quando la comunità internazionale non agirà decisivamente per proteggere i media e perseguire i responsabili, gli attacchi sistematici continueranno, continuando a soffocare una delle voci più critiche per la giustizia e la trasparenza nel conflitto israelo-palestinese.

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