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18 August 2026

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[Palestina] Hamas ha un nuovo leader, Khalil al Hayya guiderà l’ufficio politico

Khalil al Hayya è stato eletto lunedì nuovo capo dell’ufficio politico di Hamas, succedendo a Yahya Sinwar, ucciso dall’esercito israeliano a Gaza nel 2024 (Sinwar aveva a sua volta preso il posto di Ismail Haniyeh, assassinato pochi mesi prima). Inutile dirlo, il leader di Hamas, chiunque esso sia vive con il mirino di una arma puntato sulla nuca, secondo quella perversa dinamica delle convergenze parallele che vuole il leader rappresentativo di una legittima organizzazione politica e di resistenza spauracchio funzionale della volontà di Israele di avere un nemico e di determinarne guerra e genocidio secondo il proprio univoco interesse.

Al Hayya, sopravvissuto lui stesso a un tentativo di assassinio israeliano in Qatar, opera principalmente da Doha, dove il movimento ha trasferito il proprio ufficio politico dal 2012; una collocazione che gli consente di aggirare il blocco imposto su Gaza e coordinare le trattative diplomatiche nella regione. L’elezione è arrivata al termine di un ballottaggio interno al Consiglio della Shura contro l’ex capo politico Khaled Meshaal, dopo che nessuno dei due candidati aveva raggiunto la maggioranza assoluta in una prima votazione; secondo fonti palestinesi, la nomina ha ricevuto congratulazioni ufficiali, tra gli altri, da Hezbollah, da Ansar Allah in Yemen e dai servizi d’intelligence egiziani.

Dagli studi islamici alla prima Intifada, fino al negoziato con Qatar ed Egitto

Nato a Gaza City il 5 novembre 1960, al Hayya cresce in una famiglia segnata dalla guerra del 1967 e dall’occupazione; l’incontro del 1980 con lo sceicco Ahmed Yassin, fondatore di Hamas, lo avvicina all’attivismo organizzato. Consegue una laurea all’Università Islamica di Gaza, un master in Giordania e un dottorato in scienze del hadith in Sudan; diventa poi decano degli affari studenteschi nella stessa università di Gaza. Membro fondatore di Hamas nel 1987, viene ripetutamente incarcerato durante la prima Intifada, subendo torture in detenzione. Nel 2006 entra in parlamento, guidando il blocco parlamentare del movimento; negli anni successivi ricopre ruoli organizzativi di primo piano, fino a diventare capo negoziatore di Hamas nei colloqui, mediati da Qatar ed Egitto, per il cessate il fuoco e lo scambio di ostaggi dopo l’ottobre 2023. Dopo l’elezione, secondo fonti egiziane, al Hayya ha ribadito la continuità del rapporto storico con l’Egitto e il suo ruolo nella causa palestinese, in particolare nei negoziati in corso per consolidare il cessate il fuoco e completarne la seconda fase.

Una biografia segnata dai lutti, tra attentati sopravvissuti e familiari uccisi

Il percorso politico di al Hayya è costellato di tentativi di assassinio israeliani e perdite personali gravissime. Nel maggio 2007 un raid aereo sulla sua abitazione a Gaza uccide sette parenti, tra cui due fratelli; nel 2008 muore in un attacco con drone il figlio Hamza, miliziano delle Brigate Qassam. Durante la guerra del 2014 un attacco israeliano uccide il figlio maggiore Osama, la moglie di questi e tre nipoti; nel settembre 2025 al Hayya sopravvive a un raid su un complesso residenziale di Doha in cui muoiono il figlio Humam, il direttore del suo ufficio e diverse guardie del corpo. Un altro figlio, Azzam, muore nei mesi successivi per le ferite riportate in un bombardamento a Gaza City. L’analista palestinese Abdullah Aqrabawi ha descritto la scelta di procedere comunque a un voto formale, in piena guerra, come segno di un «istituzionalismo radicato» del movimento, preferito a nomine rapide o decreti per consenso.

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