Investigatori delle Nazioni Unite hanno accusato Israele di prendere deliberatamente di mira i bambini palestinesi, identificando questa pratica come uno degli elementi centrali del genocidio in corso nella Striscia di Gaza. La Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta dell’ONU ha dichiarato di aver trovato prove concrete che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, e che questo costituisce un elemento chiave per stabilire l’intento genocida delle autorità israeliane.
Il gruppo di tre investigatori, che non rappresenta ufficialmente l’ONU nel suo insieme, aveva già stabilito in un rapporto del settembre scorso che Israele aveva commesso un genocidio nella guerra a Gaza. Nel rapporto di follow‑up pubblicato martedì, la commissione sottolinea come la scala e la natura sistematica delle operazioni militari israeliane abbiano prodotto morti, feriti e traumi tra i bambini palestinesi in misura definita senza precedenti. Esisterebbero, secondo gli investigatori, ragionevoli fondamenti per concludere che Israele abbia continuato a commettere il crimine di genocidio a Gaza.
Israele ha respinto duramente le conclusioni, definendo il rapporto diffamatorio e una farsa calunniosa, accusando gli investigatori di ignorare le brutali tattiche di Hamas, che attacca spietatamente i bambini israeliani e usa quelli palestinesi come scudi umani.
Infanzia cancellata
La commissione, istituita dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU nel 2021, ha esaminato i crimini che colpiscono i bambini palestinesi e le condizioni di vita imposte da Israele a Gaza, che starebbero causando una mortalità evitabile tra i minori. Lesioni fisiche e psicologiche gravi, traumi di massa, orfanezza, separazioni familiari, disabilità, sfollamenti ripetuti, fame e il collasso dei sistemi sanitario ed educativo hanno, secondo il rapporto, cancellato l’infanzia a Gaza, con effetti destinati a durare per tutta la vita delle nuove generazioni.
Prendendo di mira i bambini, Israele sta attaccando la stessa capacità del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro, ha dichiarato il giudice indiano Srinivasan Muralidhar, presidente della commissione. Ha inoltre sottolineato che anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, i bambini continuano a essere uccisi e gravemente feriti.
Un solo dato, tra molti che suscitano sconcerto: oltre ai più di 20.000 bambini uccisi identificati e ai 40.000 feriti e mutilati, altri 5.160 bambini giacciono ancora sotto le macerie, in attesa di essere estratti. Cifre che, da sole, restituiscono l’ampiezza di quanto la comunità internazionale sta assistendo.
Una strategia di distruzione
Il rapporto arriva a pochi giorni dall’allarme lanciato dall’UNICEF, secondo cui almeno 265 bambini sono stati uccisi e centinaia feriti a Gaza dalla firma del cessate il fuoco. Bambini colpiti da proiettili, bombe e droni quadricottero, mentre si trovavano in tende, scuole o mentre giocavano a calcio o pescavano.
L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 aveva causato la morte di 1.221 persone secondo i dati israeliani ufficiali. La risposta militare israeliana a Gaza ha ucciso più di 72.800 persone, stando ai dati del ministero della salute del territorio controllato da Hamas. Nei primi due anni di guerra, almeno 20.179 bambini sono stati uccisi e 44.143 feriti come diretta conseguenza delle ostilità.
L’uccisione e la mutilazione di bambini palestinesi, secondo gli investigatori, faceva parte di una strategia volta a distruggere la continuità biologica e la futura esistenza del gruppo palestinese a Gaza. Il rapporto denuncia che Israele sta erodendo la struttura fondamentale della società palestinese, indebolendone la vitalità demografica, ed è direttamente responsabile di una grave crisi degli orfani. La disabilità è ormai descritta come una realtà demografica definitoria tra i bambini di Gaza.
La commissione ha infine esortato tutti gli Stati membri dell’ONU, incluso Israele, a garantire la responsabilità per i crimini commessi.

