La presenza dei Carabinieri italiani al valico di Rafah rappresenta un capitolo significativo dell’impegno dell’Italia nel Mediterraneo orientale, caratterizzato da interruzioni e ritorni che riflettono l’evolversi del conflitto israelo-palestinese. La ricerca condotta attraverso fonti italiane, europee e arabofone rivela una storia complessa di missioni umanitarie e prospettive future.
La prima presenza: 2005-2007
I Carabinieri italiani furono presenti al valico di Rafah per la prima volta dal 25 novembre 2005 al 13 giugno 2007, nell’ambito della missione europea EUBAM Rafah (European Union Border Assistance Mission). Questa prima fase operativa durò quindi 19 mesi, durante i quali la missione facilitò il transito di quasi 450.000 persone attraverso il valico.
La missione europea venne istituita su richiesta di Israele e dell’Autorità Palestinese, con il supporto dell’Egitto, per fornire una presenza neutrale di terze parti al valico. Durante questo periodo, EUBAM operò con circa 70 operatori provenienti da 17 paesi europei, comprendendo anche un team di sicurezza specializzato.
L’interruzione del 13 giugno 2007 fu causata dalla presa di controllo di Gaza da parte di Hamas, che rese impossibile alla missione europea garantire la sicurezza necessaria per il proseguimento delle attività. Da quella data, EUBAM Rafah entrò in modalità standby, mantenendo però progetti di capacity building con le autorità palestinesi per prepararsi a un eventuale ritorno.
Il ritorno nel 2025
Il ritorno dei Carabinieri al valico di Rafah avvenne il 31 gennaio 2025, in concomitanza con l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La nuova missione, sempre nell’ambito di EUBAM Rafah, vide inizialmente il dispiegamento di 7 Carabinieri che si aggiunsero ai 2 italiani già presenti nella struttura della missione.
I militari del 7° Reggimento “Trentino-Alto Adige” furono inquadrati nella Forza di Gendarmeria Europea (EUROGENDFOR) insieme a colleghi spagnoli della Guardia Civil e francesi della Gendarmerie. L’obiettivo principale era coordinare e facilitare il transito giornaliero di fino a 300 feriti e malati palestinesi verso l’Egitto per ricevere cure mediche.
Secondo fonti del Ministero della Difesa italiano, dalla riapertura del valico il 31 gennaio 2025, i Carabinieri hanno garantito il transito di 4.176 civili palestinesi, di cui 1.683 feriti, mutilati o gravemente malati. La maggior parte erano donne e bambini, alcuni dei quali furono trasportati in Italia con voli dell’Aeronautica Militare per ricevere cure specialistiche.
Tuttavia, le operazioni di EUBAM Rafah furono nuovamente sospese nel marzo 2025 a causa della ripresa delle ostilità. Il primo contingente di Carabinieri rientrò in Italia il 20 marzo 2025 dopo sei mesi di attività, sostituito da altri sette militari dell’Arma che rimasero operativi fino alla sospensione definitiva.
E ora?
Le fonti media arabofone e i documenti ufficiali rivelano che l’Italia mantiene una posizione proattiva riguardo a un possibile futuro ritorno dei Carabinieri nell’area. Durante l’incontro di Parigi dell’ottobre 2025 sui “giorni successivi” alla guerra di Gaza, fonti diplomatiche italiane hanno confermato la disponibilità del paese a partecipare alle operazioni post-belliche.
Un diplomatico italiano ha dichiarato: “Il nostro paese è pronto a partecipare al processo politico post-bellico per la ricostruzione e l’unificazione della Palestina”. Più specificamente, l’Italia ha espresso la disponibilità “a considerare, come parte del contributo alla forza di stabilizzazione internazionale prevista dal piano del presidente Trump, la possibilità di schierare forze dei Carabinieri per addestrare le nuove forze di polizia a Gaza e in Cisgiordania”.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito nel 2025: “Per quanto riguarda il futuro, e cioè la concreta realizzazione del piano di pace degli Stati Uniti per Gaza, ovviamente l’Italia, e in particolare le Forze armate, sono e saranno pronte a fare la loro parte”. Crosetto ha sottolineato che “abbiamo non solo l’intenzione, ma il dovere nel caso in cui scoppi la pace di essere presenti”.
L’approccio italiano attraverso i Carabinieri si basa sul modello già testato in Cisgiordania, dove l’Arma opera dal 2005 nel Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità (CoESPU) di Vicenza, addestrando le forze di polizia palestinesi. Questo modello “train & advise” prevede team dell’Arma a fianco delle unità locali per attività di polizia di prossimità, controllo delle scene del crimine, sorveglianza dei valichi e protezione delle infrastrutture critiche.
I media arabofoni hanno seguito con attenzione il ritorno dei Carabinieri, sottolineando l’importanza del ruolo italiano come facilitatore neutrale. Le fonti in lingua araba evidenziano come la presenza italiana sia vista positivamente dalle autorità palestinesi, egiziane e dalla comunità internazionale per la professionalità dimostrata.
La missione EUBAM Rafah mantiene il mandato fino al 30 giugno 2025, con possibilità di rinnovo. Tuttavia, la ripresa delle operazioni dipenderà dalle condizioni di sicurezza e dagli sviluppi politici nella regione.
La cronologia della presenza dei Carabinieri a Rafah riflette quindi le complesse dinamiche del conflitto israelo-palestinese: dalla prima esperienza del 2005-2007, durata 19 mesi, al breve ma intenso ritorno del 2025, sospeso dopo pochi mesi, fino alle attuali prospettive di un possibile nuovo dispiegamento nell’ambito degli accordi post-bellici.

