Bezalel Smotrich non ha mai nascosto le sue ambizioni: ridisegnare la mappa del Medio Oriente a favore di Israele e cancellare ogni prospettiva di uno Stato palestinese. Ieri, il ministro delle Finanze israeliano e leader della destra dei coloni ha annunciato pubblicamente un piano di annessione della Cisgiordania occupata, un progetto che – nei suoi stessi termini – prevede “il massimo di territorio con il minimo della popolazione palestinese”.
Durante una conferenza stampa a Gerusalemme, Smotrich ha mostrato una mappa che immagina la quasi totalità della Cisgiordania sotto sovranità israeliana, lasciando fuori soltanto sei grandi città palestinesi, tra cui Ramallah e Nablus. Con un linguaggio esplicitamente escludente, ha detto che non intende “permettere ai palestinesi di beneficiare di ciò che lo Stato di Israele ha da offrire”.
Secondo Smotrich, è giunto il momento di applicare “la sovranità israeliana” su quella che in Israele viene chiamata con i nomi biblici di Giudea e Samaria, archiviando definitivamente l’idea di divisione della terra e di nascita di uno Stato palestinese. Lo scopo dichiarato è impedire che nei futuri equilibri regionali possa trovare spazio una Palestina autonoma e riconosciuta.
Il piano, che sarebbe in via di elaborazione da parte di un’unità del Ministero della Difesa sotto la supervisione dello stesso Smotrich, si inserisce in un contesto politico infiammato: da un lato l’avvio di iniziative diplomatiche per il riconoscimento internazionale della Palestina da parte di alcuni Paesi occidentali, dall’altro la crescente pressione dei movimenti dei coloni israeliani che chiedono un’accelerazione nell’annessione diretta dei territori occupati.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti – con i quali Israele ha normalizzato i rapporti nel 2020 grazie agli Accordi di Abramo – ha parlato di una “linea rossa” invalicabile. Da Ramallah, un portavoce del presidente Mahmoud Abbas ha ribadito che ogni atto di annessione e ogni nuova attività coloniale sono “illegittimi, condannati e inaccettabili”. Le Nazioni Unite, nel 2024, avevano già dichiarato l’occupazione israeliana della Cisgiordania e l’espansione degli insediamenti come violazioni del diritto internazionale.
Come ricostruito da Al Jazeera, il piano di Smotrich non rappresenta una sorpresa: da anni l’esponente della destra religiosa invoca un’estensione unilaterale della sovranità israeliana. La novità è la scelta di renderlo ufficiale in questo frangente, quando l’ipotesi di una Palestina riconosciuta dall’Occidente – nonostante la guerra a Gaza e il deteriorarsi della situazione umanitaria – sembra guadagnare spazio politico.
Resta un’incognita la posizione del premier Benjamin Netanyahu. Accettare la proposta di Smotrich significherebbe aprire uno scontro diretto non solo con i palestinesi, ma anche con partner regionali e internazionali che, finora, hanno garantito ad Israele sostegno diplomatico e cooperazione economica. Ma respingere apertamente l’iniziativa significherebbe inimicarsi il potente blocco dei coloni, motore fondamentale della coalizione di governo.
Il piano di Smotrich, con il suo obiettivo manifesto di separare il territorio dalle persone e di consolidare un regime di disuguaglianza strutturale, segna comunque un passaggio cruciale: l’idea di annessione non è più un tabù da evocare con cautela, ma un progetto politico rivendicato a voce alta, con un linguaggio che molti osservatori internazionali non esitano a definire apertamente razzista.

