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14 March 2026

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[Palestina] La Fifa di Infantino al servizio del genocidio mentre il calcio palestinese agonizza

Il campionato di calcio palestinese è fermo dal 7 ottobre 2023. Da oltre due anni non si gioca una partita ufficiale. La stagione 2023/2024 è stata annullata, le strutture sportive di Gaza sono state quasi completamente rase al suolo, solo uno stadio è sopravvissuto, riconvertito in campo profughi.  Almeno 250 calciatori palestinesi sono stati uccisi dai bombardamenti israeliani. Le dodici squadre professionistiche della West Bank Premier League sopravvivono a stento: club come il Balata Camp FC non riesce a pagare i contratti, perdono giocatori e rischiano il fallimento, mentre la FIFA — che pure prevede compensazioni per le leghe interrotte da conflitti — ha ignorato le richieste di sostegno finanziario. Questo è il calcio palestinese oggi: un movimento intero cancellato, una generazione di atleti dispersa o uccisa.

Ma Infantino non sanziona Israele e lecca il culo a Trump
Eppure Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha altro a cui pensare. Il 20 febbraio 2026 era seduto al primo incontro del “Board of Peace” di Donald Trump a Washington, con in testa un cappellino rosso con la scritta “USA 45-47”, i due mandati presidenziali di Trump, in un gesto di pura fedeltà politica verso il leader più potente del mondo. Infantino aveva già consegnato a Trump il “Premio FIFA per la Pace” nel dicembre scorso, in occasione del sorteggio dei Mondiali. Da anni la Federazione calcistica palestinese (PFA) chiede formalmente alla FIFA di sospendere Israele per violazioni del diritto internazionale, per la presenza di sei club israeliani insediati nei Territori palestinesi occupati e per la sistematica distruzione del calcio gazawi. La FIFA ha rinviato, temporeggiato, istituito commissioni. Israele continua a giocare. Infantino continua a sorridere ai genocidari.

E al Board of Peace è arrivata l’ultima trovata: Trump ha annunciato che la FIFA investirà 75 milioni di dollari per ricostruire le infrastrutture calcistiche a Gaza, uno stadio da 20.000 posti, un’accademia del calcio, decine di campi, fondi che verranno “raccolti da leader e istituzioni internazionali”. Infantino ha definito l’iniziativa un modo per “promuovere investimenti nel calcio per sostenere il processo di recupero nelle aree post-conflitto”. Ma per Ashish Prashar, direttore della campagna Game Over Israel, il messaggio è inequivocabile: Trump sta usando lo sport più popolare del mondo per normalizzare il genocidio, e in Infantino ha un complice che vuole così tanto visibilità da buttare la reputazione del calcio sotto i piedi pur di sedersi al suo tavolo. Israele ha ucciso centinaia di sportivi durante la guerra — tra cui i calciatori Moath Alaa al-Hawajiri e Nasrallah al-Muqat’ah, uccisi nell’agosto 2025 mentre aspettavano aiuti umanitari. Costruire stadi a Gaza senza prima chiedere conto di questi crimini non è pace: è, come ha detto Prashar, “edificare sui cadaveri dei bambini”.

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