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17 February 2026

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[Palestina] La lettera di Fadwa Al Barghouti: “Marwan, nessuna catena potrà piegare il tuo spirito”

La diffusione di un recente video dal carcere israeliano di Ofer, in cui appare Marwan Barghouti durante la visita-provocazione del ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, ha riacceso l’attenzione sull’emblematica figura del leader palestinese detenuto dal 2002.

In risposta a quelle immagini, la moglie Fadwa Al Barghouti ha affidato alle parole di una lettera pubblica la sua emozione e il suo dolore, ma soprattutto la sua determinazione nel testimoniare la resistenza del marito. “Marwan, non ho riconosciuto i tuoi lineamenti”, scrive, descrivendo i segni lasciati da oltre ventitré anni di prigione, di cui due trascorsi in isolamento.

Il testo, intriso di affetto personale ma anche di impegno politico, sottolinea come, nonostante le catene e la sorveglianza continua, lo spirito del leader rimanga saldo: “So che rimarrai libero… libero… libero”, afferma, ricollegando la vicenda individuale di Barghouti alla più vasta causa palestinese. Fadwa evoca l’immagine di una montagna che nessun vento può scuotere, simboleggiando la resilienza di chi sopporta la prigionia pensando non a sé stesso, ma al destino del proprio popolo.

La lettera non si limita al ricordo personale, ma richiama direttamente la sofferenza collettiva di Gaza e la vulnerabilità dei bambini palestinesi. Un tema ricorrente, che trasforma le condizioni del singolo detenuto politico in emblema del popolo sotto occupazione. “Tu sei del popolo, e ovunque tu sia, sei in mezzo a loro”, conclude, legando indissolubilmente il destino del marito a quello della sua comunità.

La pubblicazione del testo è stata accolta con grande attenzione nei Territori Palestinesi, dove Marwan Barghouti continua a essere considerato una delle figure più rappresentative della resistenza e, per molti, il possibile erede politico della leadership nazionale.

L’episodio della visita di Ben Gvir al carcere ha provocato dure reazioni anche a livello internazionale, interpretato come un gesto di sfida e di pressione psicologica nei confronti dei prigionieri palestinesi. La risposta di Fadwa Al Barghouti, in forma di lettera, si è trasformata in un atto politico: non solo testimonianza di una moglie, ma manifestazione di resilienza collettiva.

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