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14 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

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[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

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[Palestina] L’annessione silenziosa della Cinsgiordania che smantella Oslo e cancella i palestinesi dalla terra

Oslo, un’architettura in demolizione

Gli accordi di Oslo del 1994, che avrebbero dovuto garantire all’Autorità Palestinese margini di autogoverno nelle Aree A e B della Cisgiordania occupata, sono ormai ridotti a un guscio vuoto. Secondo il rapporto Annus Mirabilis pubblicato dall’organizzazione israeliana Peace Now, il governo di Tel Aviv sta lavorando attivamente per demolire questa cornice giuridica, comprimendo sempre più gli spazi di gestione autonoma riconosciuti ai palestinesi. Non si tratta di un processo casuale, ma di una strategia deliberata che accompagna e rende possibile l’avanzata dell’annessione de facto dei territori occupati.

Un potere trasferito, un controllo militare che scompare

Il vero acceleratore di questa trasformazione è stato il passaggio delle funzioni di governo dall’amministrazione militare a quella civile, oggi guidata dal ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich, da sempre favorevole all’annessione integrale della Cisgiordania. Questo cambiamento istituzionale ha smantellato i pochi meccanismi di controllo che, seppure limitati, esistevano all’interno dei sistemi militare e giudiziario. Il risultato, denuncia Peace Now, è un apparato sempre più “professionalizzato” di appropriazione territoriale, che sfrutta il caos della guerra a Gaza e l’assenza pressoché totale di sanzioni contro le costruzioni illegali israeliane per consolidare nuovi fatti sul terreno. Tra il 2023 e il 2025 sono stati pianificati oltre 40.000 nuovi alloggi per coloni, capaci di accogliere fino a 200.000 persone in aggiunta ai 700.000 israeliani già insediati illegalmente secondo il diritto internazionale.

Terra sottratta, comunità disperse

Le conseguenze sul terreno sono drammatiche: i coloni controllano oggi quasi un quinto dell’intera Cisgiordania occupata, pari a circa il 18% del territorio, con 300.000 dunam passati sotto il loro controllo nel solo 2025. Quasi un milione di dunam, un migliaio di chilometri quadrati, sono ormai nelle mani di avamposti agricoli di coloni. Questa espansione ha avuto un prezzo umano altissimo: 118 comunità pastorali palestinesi sono state cacciate dalle proprie terre tra il 2023 e il 2025, e altre nove nei primi due mesi del 2026. Amnesty International ha definito questa dinamica come parte di una campagna di pulizia etnica sostenuta dallo Stato israeliano, un’accusa che getta un’ombra inquietante sulla reale natura del processo in corso.

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