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18 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

Undici tra le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani del Regno Unito,  tra cui Human Rights Watch, Oxfam,...

[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

Ci voleva poco. Pochissimo. Un simbolo dipinto sulle scarpe, una mezza anguria, i colori della bandiera palestinesem e la scritta...

[Palestina] L’inverno piega i sopravvisuti del genocidio

L’inverno 2025-2026 a Gaza aggrava una crisi umanitaria già estrema, trasformando il freddo in un ulteriore fattore di morte per sfollati, feriti, bambini e anziani. le tempeste invernali distruggono i tenti di emergenza e allagano i campi, lasciando centinaia di migliaia di persone tra fango, macerie e acque reflue. dal novembre 2024 oltre il 90 per cento dei rifugi improvvisati risulta danneggiato o distrutto e circa 1,9 milioni di palestinesi sono stati costretti a lasciare le proprie case, mentre gli aiuti restano insufficienti e irregolari.

L’inverno piega la vita dei feriti di guerra
Tra le vittime più esposte ci sono gli amputati della guerra, stimati in 5.000-6.000, un quarto dei quali bambini. la storia di assad al-madhna, nove anni, che ha perso una mano e vive dolori intensi al freddo, rende evidente come l’assenza di protesi e riabilitazione trasformi ogni gesto quotidiano in ostacolo. a gaza restano pochissimi tecnici in grado di produrre arti artificiali, le scorte sono quasi esaurite e le procedure di controllo rendono difficilissimo far entrare materiali protesici; in due anni è giunta solo una spedizione significativa. anche altri minori amputati, come Abdullah e Diaa, raccontano di una vita dipendente da sedie a rotelle e dall’aiuto costante di altri per muoversi.

Il sistema sanitario, già devastato da due anni di guerra che hanno distrutto gran parte delle infrastrutture civili, non riesce a far fronte ai bisogni. l’obiettivo internazionale di evacuare 50 pazienti al giorno fuori da Gaza è crollato a circa 5 al giorno, lasciando oltre 16.500 persone in lista d’attesa, tra cui migliaia di bambini affetti da ferite di guerra, tumori o malattie croniche. più di mille pazienti sarebbero morti mentre aspettavano un trasferimento, in un quadro aggravato dalla chiusura del valico di Rafah, che intrappola i malati all’interno dell’enclave.

Israele espelle 37 ong
All’inizio del 2026 la situazione si deteriora ulteriormente con la revoca delle licenze a 37 organizzazioni umanitarie internazionali da parte di israele, tra cui medici senza frontiere, norwegian refugee council e altre ong che garantivano cure, acqua, ripari e sostegno alle strutture sanitarie. i nuovi requisiti di registrazione, percepiti dalle ong come pericolosi per la sicurezza dei loro lavoratori e segnati da criteri politici, riducono ancora l’accesso agli aiuti proprio nel momento in cui freddo, malnutrizione, sovraffollamento e crollo dei servizi idrici e igienici fanno esplodere infezioni respiratorie, malattie cutanee e altre patologie. in questo contesto, l’inverno non è solo una stagione climatica, ma un moltiplicatore di vulnerabilità che colpisce con più forza chi ha già pagato il prezzo più alto della guerra.

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