Diciannove container contenenti acciaio balistico dual-use, provenienti dall’India e destinati alla IMI Systems, principale produttrice di munizioni in Israele, di proprietà di Elbit System, sono stati fermati e ispezionati nei porti di Cagliari e Gioia Tauro. Undici sono stati bloccati a Cagliari a bordo della motonave MSC Vega dopo una mobilitazione coordinata di movimenti, lavoratori portuali e organizzazioni legali; altri otto erano già stati fermati a Gioia Tauro nei giorni precedenti, parte della stessa filiera di approvvigionamento dell’industria militare israeliana. Il risultato è frutto di un lavoro multilivello che ha combinato presidi ai varchi portuali, lettere di diffida, segnalazioni agli organi competenti e un’interrogazione parlamentare che ha portato per la prima volta in anni alla richiesta di autorizzazione all’UAMA — l’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento — per il transito di questo tipo di carichi.
La prova documentale e la violazione della legge 185/90
Il 2 aprile, tramite l’ELSC (European Legal Support Centre), è stato inviato via PEC all’Ufficio doganale di Cagliari e all’UAMA un documento che dimostra inequivocabilmente la destinazione finale del carico: la IMI Systems, azienda che produce esclusivamente per uso militare. Secondo l’avvocato Luca Saltalamacchia, dei Giuristi e Avvocati per la Palestina (GAP), “una volta chiarita la vera destinazione finale, è evidente che la tipologia di acciaio rientri nel materiale di armamento ai sensi della legge 185/90“, norma che vieta espressamente l’esportazione e il transito di armamenti verso paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. La risposta del Sottosegretario ai Trasporti Ferrante all’interrogazione parlamentare dell’On. Iaria ha intanto messo in luce una contraddizione imbarazzante: il Governo dichiara di rispettare le normative sulle esportazioni verso Israele, ma i controlli sono scattati solo grazie a segnalazioni esterne, mentre la MSC Vega ha ottenuto il permesso di salpare il 27 marzo, a indagini ancora in corso, seppur senza i container sotto sequestro.
Le richieste: sequestro immediato e controlli sistematici
La mobilitazione che ha portato al blocco dei 19 container , risultato definito storico dai promotori, ha acceso i riflettori anche sul ruolo della MSC (Mediterranean Shipping Company) e sulla sua responsabilità nel trasporto di materiali destinati all’industria bellica israeliana. Le organizzazioni protagoniste della campagna chiedono ora con urgenza il sequestro immediato dei container fermi a Cagliari e Gioia Tauro, il blocco definitivo delle spedizioni verso Israele in applicazione della legge 185/90 e controlli sistematici nei porti italiani, senza attendere segnalazioni dall’esterno. Rimane aperta la preoccupazione che il carico possa essere semplicemente rispedito al mittente senza conseguenze, uno scenario che i movimenti definiscono inaccettabile. La battaglia legale e politica continua: dai porti di Cagliari e Gioia Tauro a Genova, Ravenna, Livorno e Venezia, l’obiettivo dichiarato resta uno solo: nessun porto italiano al servizio del genocidio.

