Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che il governo dispone già di un piano operativo per far uscire la popolazione palestinese dalla Striscia di Gaza, e che attende soltanto l’approvazione degli Stati Uniti su dove destinarla. Parlando a una conferenza organizzata dal sito Ynet e dal quotidiano Yedioth Ahronoth, Katz ha sostenuto che «non esiste una vera soluzione per Gaza, alla fine, senza questa migrazione», aggiungendo che Israele è pronto a portarla avanti «via mare, via aria, in ogni modo possibile». Secondo il ministro, circa l’ottanta per cento degli abitanti di Gaza vorrebbe lasciare il territorio, ma ne sarebbe impedito da Hamas, sebbene non abbia indicato la fonte di questo dato. L’ambasciata americana, interpellata, ha rimandato ogni commento al Dipartimento di Stato a Washington.
Un’idea nata da Trump, poi congelata, mai davvero abbandonata
L’ipotesi di trasferire fuori da Gaza tutti i suoi due milioni di abitanti era stata lanciata all’inizio del secondo mandato dal presidente statunitense Donald Trump, che aveva persino immaginato di trasformare il territorio, devastato dai bombardamenti israeliani dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in una destinazione turistica di lusso. Trump aveva poi fatto marcia indietro, di fronte alle forti resistenze arrivate anche dall’Egitto, unico paese oltre a Israele a confinare con la Striscia; la stessa proposta era stata condannata dai palestinesi, per i quali ogni ipotesi di espulsione forzata evoca la Nakba, la catastrofe del loro esodo di massa durante la nascita di Israele nel 1948. Annunciando a ottobre la tregua a Gaza, lo stesso Trump aveva peraltro escluso ogni spostamento forzato tra i venti punti del proprio piano. Katz, noto per le sue uscite dirette, ha però precisato che l’idea è stata soltanto congelata, in attesa di trovare paesi disposti ad accogliere i palestinesi, dato che l’Egitto resta escluso; il piano, ha detto, resta sul tavolo e tornerà attuale non appena risultasse chiaro che Hamas non rispetta gli obblighi previsti dalla tregua.
Una migrazione forzata che la legge internazionale vieta
Il trasferimento forzato di civili in un territorio occupato è considerato un crimine di guerra dalle Convenzioni di Ginevra, e la Corte penale internazionale ha già emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della difesa Yoav Gallant, per presunti crimini di guerra che sia Israele sia gli Stati Uniti negano fermamente. Intanto la maggioranza della popolazione di Gaza risulta già sfollata all’interno del territorio, a seguito dell’offensiva israeliana scattata dopo l’attacco senza precedenti di Hamas, che secondo le cifre ufficiali israeliane costò la vita a 1221 persone; da allora, secondo il ministero della sanità di Gaza, gestito da Hamas, l’offensiva israeliana ha provocato 73470 morti nella Striscia, di cui oltre 1330 dopo l’entrata in vigore della tregua.

