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11 July 2026

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[Sahara Occidentale] L’Onu approva la risoluzione che sostiene la sovranità marocchina

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione promossa dagli Stati Uniti che appoggia la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale. Una decisione controversa, salutata da Rabat come “storica” e respinta con indignazione da Algeri e dal Fronte Polisario, che parla di “premio all’espansionismo”.

Nonostante il voto spaccato, la misura rappresenta il più deciso sostegno internazionale al piano marocchino di autonomia sotto controllo di Rabat. Il testo definisce la proposta di Rabat “una base credibile per la negoziazione” e riflette la convergenza tra Washington, la maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea e un numero crescente di Stati africani. Nessun riferimento, però, a un referendum di autodeterminazione con l’opzione dell’indipendenza — la soluzione storicamente sostenuta dal Polisario e dai suoi alleati, tra cui Algeria, Russia e Cina.

Il territorio conteso
Il Sahara Occidentale, una distesa di deserto atlantico grande quanto il Colorado, ricca di fosfati e potenzialmente di risorse energetiche, fu colonia spagnola fino al 1975. Dopo il ritiro di Madrid, il Marocco annesse gran parte del territorio, mentre il Fronte Polisario proclamò la Repubblica Araba Sahrawi Democratica e si rifugiò in Algeria, da dove continua a rivendicare l’indipendenza.

La risoluzione è passata con 11 voti favorevoli, tre astensioni (Russia, Cina e Pakistan) e la ferma opposizione dell’Algeria, principale sostenitrice del Polisario.

“Un momento storico”, ha commentato l’ambasciatore americano Mike Waltz, che ha parlato di un voto “destinato a costruire la pace a lungo attesa nel Sahara Occidentale”.
L’ambasciatore algerino Amar Bendjama, invece, ha definito il testo “al di sotto delle aspettative e delle legittime aspirazioni del popolo sahrawi”

La posizione del Fronte Polisario
Il Fronte Polisario ha reagito con durezza, denunciando la risoluzione come un tentativo di “legittimare l’occupazione militare illegale del Marocco”.
In un comunicato, il movimento guidato da Brahim Ghali ha dichiarato che “nessun processo politico che ignori il diritto all’autodeterminazione potrà mai condurre alla pace”, e ha accusato il Consiglio di sicurezza di “premiare l’espansionismo e l’aggressione a scapito della giustizia e del diritto internazionale”.
Il Polisario ha inoltre annunciato che continuerà la sua “resistenza legittima” e non parteciperà ad alcuna iniziativa che non preveda un referendum con l’opzione dell’indipendenza.

Rabat celebra, l’Onu e invita alla calma
Il testo approvato afferma che “una genuina autonomia sotto sovranità marocchina potrebbe costituire la soluzione più praticabile” e rinnova per un altro anno il mandato della missione ONU MINURSO, operativa dal 1991. Il Consiglio invita tutte le parti a “cogliere questa opportunità senza precedenti per una pace duratura”, e chiede al segretario generale António Guterres di riesaminare entro sei mesi l’efficacia della missione.

Il re Mohammed VI ha definito la decisione “l’apertura di un nuovo e vittorioso capitolo nel processo di consacrazione del carattere marocchino del Sahara”, affermando che l’obiettivo è “chiudere definitivamente la questione”.

Un conflitto che segna la diplomazia nordafricana
Il Sahara Occidentale rimane la grande frattura geopolitica del Maghreb. Per Rabat, il sostegno al piano di autonomia è il termometro della fedeltà dei propri alleati.Sul terreno, però, la pace è lontana. Nei campi profughi sahrawi in Algeria sono scoppiate proteste contro la decisione dell’ONU, mentre nel territorio occupato il Marocco consolida la sua presenza: porti, infrastrutture, sussidi e nuovi insediamenti hanno mutato la fisionomia di Dakhla e Laayoune.
Il cessate il fuoco del 1991 avrebbe dovuto portare a un referendum di autodeterminazione, mai realizzato a causa delle dispute sui registri elettorali. Dopo gli scontri del 2020 lungo la frontiera con la Mauritania, il Polisario ha dichiarato la fine della tregua. Da allora si parla di “ostilità a bassa intensità”, secondo il linguaggio prudente delle Nazioni Unite.

Ombre sul ruolo delle Nazioni Unite
L’inviato speciale Staffan de Mistura, lo scorso anno, aveva suggerito l’ipotesi di una partizione del territorio, respinta da entrambe le parti. In seguito ha chiesto al Marocco di chiarire i contenuti concreti dell’autonomia promessa, avvertendo che la mancanza di progressi potrebbe mettere in discussione il ruolo stesso dell’ONU nel processo.
Il voto arriva in un momento delicato per l’organizzazione, con gli Stati Uniti che riducono i fondi destinati alle agenzie e alle missioni di pace, adottando un approccio selettivo in base ai propri interessi geopolitici.

Intanto, nel deserto che divide il Marocco dal Sahara “libero”, la sabbia continua a muoversi — come se, più della politica, fosse il vento a decidere chi davvero appartiene a quella terra.

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