Un gruppo di 114 avvocati francesi ha presentato una richiesta formale al procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) per aprire un’indagine sul coinvolgimento di alti funzionari francesi “nella commissione di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio” da parte delle forze israeliane contro i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.
La denuncia
La comunicazione, resa pubblica dal sito investigativo Blast, accusa il presidente Emmanuel Macron, il primo ministro Francois Bayrou, il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, il ministro delle Forze Armate Sebastien Lecornu e 19 deputati della commissione Affari europei dell’Assemblea nazionale. Il documento di 56 pagine sottolinea che la comunicazione all’Aia equivale a una formale denuncia penale per presunti crimini di competenza internazionale.
Gli avvocati agiscono per conto della ONG “Pour la Justice au Proche-Orient”, sostenendo che le autorità francesi “non solo non hanno adottato misure concrete per prevenire il genocidio in corso contro i palestinesi, ma hanno continuato a sostenere le azioni criminali del governo israeliano” tramite supporto militare, politico, economico, diplomatico e mediatico.
Supporto militare e dichiarazioni controversie
Nel testo si evidenzia come il governo francese abbia fornito “un’assistenza sostanziale” a Israele, nonostante fosse a conoscenza delle conseguenze di tali azioni. Gli avvocati affermano che il coinvolgimento francese risponde al criterio della “mens rea” — la consapevolezza di favorire la commissione dei crimini — secondo il diritto penale internazionale.
Un punto chiave della denuncia riguarda una dichiarazione del primo ministro Bayrou del 7 maggio, che ha giustificato le azioni di Israele a Gaza, definendo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre come “un pogrom”. Secondo gli avvocati, questa posizione avalla la narrativa israeliana e il modo in cui l’esercito sta intervenendo a Gaza.
Un rapporto di giugno, firmato da una coalizione di ONG, ha accusato la Francia di aver “regolarmente e continuamente” fornito equipaggiamento militare a Israele dall’inizio della guerra a Gaza, tramite spedizioni sia aeree sia marittime a partire da ottobre 2023. Si parla di oltre 15 milioni di munizioni e ordigni per un valore superiore a 8 milioni di dollari, oltre a migliaia di componenti per armi per un valore di oltre 2 milioni di dollari.
Influenze di lobbying e viaggi parlamentari
Tra le criticità segnalate dalla denuncia, gli avvocati menzionano il gruppo di lobbying ELNET (European Leadership Network), elemento chiave nell’influenzare parlamentari francesi a favore delle posizioni israeliane, tramite viaggi finanziati e altri privilegi. Dal 2017, il 15% dei viaggi dei deputati francesi sarebbe stato organizzato da ELNET, con l’obiettivo di rafforzare i legami e il sostegno alla politica israeliana, anche durante le offensive militari.
Verso una responsabilità estesa
La denuncia non esclude ulteriori azioni contro altri rappresentanti politici, esponenti dei media e leader di gruppi di lobbying che abbiano “giustificato, incoraggiato o dato sostegno” ai presunti crimini israeliani. Secondo l’ONG e gli avvocati, “rendere giustizia alle vittime palestinesi richiede di indagare non solo sugli autori materiali dei crimini, ma anche su coloro che, nell’esercizio delle loro funzioni, ne hanno reso possibile o favorito la commissione”.
Il contesto umanitario
A rendere ancor più urgente la richiesta di giustizia, i dati diffusi dal ministero della sanità palestinese secondo cui il bilancio delle vittime a Gaza, dal 7 ottobre 2023, ha superato i 60.000 morti, in larga parte civili. La crisi umanitaria è aggravata dalla carestia provocata dall’assedio israeliano e il conflitto è ormai definito “genocidio” da numerosi Paesi, ONG internazionali e giuristi di fama mondiale.

