28.2 C
Gerusalemme
20 January 2026

“I support Palestine Action prisoners. I oppose genocide”. Greta Thunberg si fa arrestare a Londra e svela le contraddizioni di società apparentemente liberali

Il 23 dicembre 2025, Greta Thunberg si è fatta arrestare a Londra per denunciare l’insensatezza illiberale del  Terrorism Act 2000,...

[Israele] I coloni israeliani sono una minaccia esistenziale per i pacifisti israeliani

La raccolta delle olive è tradizionalmente un momento di celebrazione e resilienza culturale per i palestinesi, ma nel 2025 l’evento...

[Palestina] Ebrei contro il genocidio: Sanzionate Israele

Importanti figure ebrei nel mondo stanno chiedendo alle Nazioni Unite e ai leader internazionali di imporre sanzioni contro Israele per...

[Algeria] La dissidenza soffocata

Le strade di Algeri sono silenziose, ma non per mancanza di parole. Esse risuonano, invece, nelle carceri e nelle case di chi ha scelto di non tacere: attivisti, giornalisti, avvocati. Il governo di Abdelmadjid Tebboune, riconfermato con una maggioranza schiacciante a settembre, ha stretto ancora la morsa sul dissenso, trasformando la libertà di espressione in un miraggio. Ogni critica, ogni protesta pacifica diventa un rischio: chi alza la voce rischia di essere equiparato a un terrorista, grazie all’abuso dell’articolo 87 bis del codice penale.

Mohamed Tadjadit, poeta e attivista, è uno dei volti di questa repressione. Arrestato, processato in fretta e condannato a mesi di carcere per aver espresso il proprio pensiero, è solo l’ultimo di una lunga lista. Le accuse? “Pubblicazioni lesive dell’interesse nazionale”, “incitamento a riunione non armata”. Le sue parole, come quelle di molti altri, sono state trasformate in crimini dall’apparato giudiziario, sempre più piegato a logiche di controllo e censura.

I giornalisti non se la passano meglio. Fouzia Amrani, Omar Ferhat, Sofiane Ghirous: nomi che non fanno notizia in patria, dove i media indipendenti sono un ricordo. La Corte d’Appello di Algeri ha confermato la dissoluzione di Interface Médias, la compagnia di Ihsane El Kadi, già imprigionato per quasi due anni. Chi resta, lavora con la paura di essere arrestato o di ricevere divieti di viaggio arbitrari, come accaduto a Mustapha Bendjama e Farid Alilat.

La repressione non risparmia nemmeno la società civile. Eventi organizzati da SOS Disparus, che rappresenta le famiglie delle vittime di sparizioni forzate tra il 1992 e il 2002, sono stati bloccati dalla polizia. Presentazioni di libri, sit-in, commemorazioni: tutto è sotto controllo, tutto può essere interrotto. L’Algerian League for the Defence of Human Rights è stata chiusa, molti suoi membri arbitrariamente detenuti.

E poi ci sono i migranti, invisibili eppure presenti in ogni discorso pubblico. Tra gennaio e agosto, l’Algeria ha espulso quasi 20.000 persone verso il Niger, tra cui donne e bambini, lasciandoli in condizioni disumane nel deserto. Almeno otto persone sono morte in queste operazioni, spesso accompagnate da trattamenti abusivi e senza alcuna garanzia procedurale.

Il clima di paura è palpabile. Mary Lawlor, relatrice speciale delle Nazioni Unite, ha denunciato la persistenza di arresti arbitrari, intimidazioni e criminalizzazione delle attività pacifiche. “Sono profondamente delusa”, ha dichiarato, “vedere che chi difende i diritti umani è ancora sotto attacco, nonostante gli appelli internazionali”.