Il sindacato Usb (Unione Sindacale di Base) si conferma il primo soggetto a raccogliere la domanda di sciopero generale proveniente dalla base contro il genocidio della popolazione palestinese e contro le gravi complicità del governo italiano nell’agevolare questa tragedia storica. Lo sciopero, proclamato per il 22 settembre per l’intera giornata lavorativa, assume importanza straordinaria: la partecipazione sarà sicuramente superiore agli iscritti e simpatizzanti Usb, coinvolgendo lavoratori di settore pubblico e privato, con una presenza particolarmente forte di operatori sanitari, primo comparto lavorativo a mobilitarsi contro il genocidio, insegnanti che nei consigli di classe, sfidando le direttive ministeriali, stanno adottando atti di denuncia e, non ultimo, il settore dei trasporti. Fondata a Roma il 23 maggio 2010 dalla fusione di RdB (Rappresentanze Sindacali di Base) e SdL (Sindacato dei Lavoratori), Usb incarna il sindacalismo conflittuale e indipendente italiano. Nel comunicato Usb sottolinea che tutti i lavoratori possono scioperare per l’intera giornata senza bisogno di iscrizione sindacale; la Commissione di Garanzia ha escluso dallo sciopero solo alcune categorie, tra cui il trasporto aereo e specifiche realtà territoriali, una limitazione marginale rispetto all’ampiezza della protesta. Le ragioni della mobilitazione sono definite senza precedenti: “L’umanità non si è mai trovata di fronte a un fatto orribile come il genocidio di Gaza con la completa connivenza di tanti governi. Sta a noi, al mondo di sotto, ribellarsi: lo sciopero generale, in un momento così grave, è il minimo che si possa fare.” Usb invita tutte le organizzazioni sindacali a convergere sul 22 settembre e rivolge un appello alla solidarietà, affinché la protesta paralizzi simbolicamente il Paese. Con la Palestina nel cuore, lo sciopero rappresenta un atto collettivo di resistenza e di dignità sociale.
Monta la protesta della Cgil
La CGIL ha attivato una mobilitazione radicata e capillare per venerdì 19 settembre 2025, dichiarando una giornata nazionale di scioperi e manifestazioni in tutto il Paese per denunciare quello che il segretario generale Maurizio Landini ha definito “un massacro e una deportazione del popolo palestinese” nella Striscia di Gaza. La protesta si articola su due modalità principali: scioperi di almeno 2-4 ore a fine turno per i lavoratori dei settori non soggetti alla legge 146/90 sui servizi essenziali e assemblee sindacali nei luoghi di lavoro per i dipendenti pubblici essenziali come trasporti, sanità e scuola. Le diverse Confederazioni Regionali e Territoriali CGIL stanno coordinando manifestazioni aperte a tutti i soggetti che condividono le ragioni dello sciopero, con modalità e orari variabili a seconda delle regioni.

In particolare, Maurizio Landini sarà presente alla manifestazione di Catania, prendendo parte al corteo che partirà alle 15:30 da Piazza Università per concludersi a Piazza Castello Ursino con un comizio finale. La mattina stessa parteciperà alle assemblee generali della CGIL Sicilia presso l’hotel Four Points by Sheraton di Aci Castello. Numerose altre iniziative si svolgeranno contemporaneamente in tutta Italia: a Milano il corteo partirà da Largo Cairoli alle 17:30 in collaborazione con ANPI e ARCI; a Genova è prevista una giornata di sciopero generale di 8 ore con manifestazione alle 9:00 ai Giardini Melis; a Bergamo un presidio si terrà alle 16:00 in Piazza Matteotti mentre a Bologna il corteo partirà alle 17:30 da Piazza Roosevelt. Nel Centro Italia, Roma ospiterà un presidio alle 15:00 in Piazza Montecitorio, accompagnato da coordinamenti della CGIL anche a Firenze, Pisa e Siena. Nel Sud e nelle isole si segnala oltre alla manifestazione con Landini a Catania, un presidio a Palermo alle 17:00 a Campofelice di Roccella e un corteo a Cagliari dalla Fiera al Consiglio regionale con la presenza del segretario. Manifestazioni si svolgeranno inoltre in altre città come Bari (Piazza Prefettura ore 18:00), Napoli, Taranto, Foggia, Lecce con presidi coordinati, Trento (corteo alle 17:00 da Piazza Dante) e nel Friuli Venezia Giulia a Udine, Trieste, Pordenone e Gorizia.
Le richieste della mobilitazione sono chiare e urgenti: fermare qualsiasi intervento militare nella Striscia di Gaza, garantire immediatamente corridoi umanitari, sospendere tutti gli accordi commerciali e militari con Israele, riconoscere lo Stato di Palestina, sostenere la Global Sumud Flotilla e tutte le missioni umanitarie, nonché convocare una conferenza di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Tra i settori che hanno proclamato scioperi di 4 ore si segnalano FIOM-CGIL (metalmeccanici), FILCTEM-CGIL (chimici, tessili, energia), FILLEA-CGIL (edilizia), SLC-CGIL (spettacolo e comunicazioni) e FILCAMS-CGIL (commercio e servizi).
Questa mobilitazione rappresenta una risposta concreta e organizzata del mondo del lavoro italiano alla crisi umanitaria a Gaza, con Landini che ha sottolineato il pericolo che la logica della forza e del riarmo rappresenta per la democrazia in tutto il mondo, invitando alla massima partecipazione per far sentire forte la voce della solidarietà internazionale.
Occhi puntati sui lavoratori Fiom negli stabilimenti della Leonardo
Particolare attenzione sarà rivolta domani alla partecipazione dei lavoratori metalmeccanici negli stabilimenti del colosso della difesa Leonardo, dove le 4 ore di sciopero del 19 settembre coinvolgeranno tutti i dipendenti del gruppo presenti su territorio nazionale. Tra i principali siti sotto osservazione ci sono lo stabilimento di Pomigliano d’Arco (Napoli), dove la FIOM vanta una forte presenza sindacale consolidata negli anni, la Divisione Aeronautica con i suoi 12 siti distribuiti in tutta Italia, Leonardo Automation e tutti gli altri stabilimenti del gruppo. L’azienda Leonardo è stata infatti oggetto di numerose proteste specifiche legate alla questione palestinese che hanno creato un precedente significativo: nel luglio 2025 attivisti di “Palestina Libera” hanno bloccato lo stabilimento di Sesto Calende (Varese), dipingendo con vernice rossa l’insegna dell’azienda accompagnata dalla scritta “Leonardo produce genocidio”; nel giugno 2025 l’USB ha organizzato presidi davanti agli stabilimenti Leonardo durante lo sciopero generale del 20 giugno, mentre nel marzo 2024 si era già registrato un presidio alla Leonardo di Cameri durante un precedente sciopero generale per Gaza. La mobilitazione di domani rappresenta quindi un test importante per verificare il grado di adesione dei lavoratori del settore della difesa alle rivendicazioni contro quella che la FIOM definisce esplicitamente una politica di “genocidio” del popolo palestinese.
Landini e la reticenza a usare il termine genocidio
Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, si è espresso con grande durezza sulla situazione a Gaza nelle sue dichiarazioni di settembre 2025, condannando apertamente ciò che ha definito “massacro”, “deportazione”, “annientamento” e “sterminio del popolo palestinese” e invocando l’interruzione di ogni accordo con Israele finché non cessano le ostilità. Pur riconoscendo la gravità della crisi e avvalorando la definizione di genocidio espressa da fonti ONU, Landini non ha utilizzato direttamente il termine “genocidio” nelle sue dichiarazioni pubbliche, preferendo un linguaggio alternativo ma altrettanto chiaro dal punto di vista della condanna morale e politica.
Occhio alle scuole
In molte scuole italiane la protesta contro il genocidio a Gaza sta montando dal basso grazie all’iniziativa diretta di docenti e consigli di istituto: al Liceo Scientifico U. Dini di Pisa il Collegio dei Docenti ha approvato all’unanimità il 5 giugno 2025 un documento che condanna “il genocidio che lo Stato di Israele sta commettendo contro i cittadini di Gaza”, chiede la revoca degli accordi militari e invita la scuola a esercitare pressione sul governo. Analoghe mozioni sono state deliberate all’inizio di settembre in diversi istituti, come emerso dall’Istituto Comprensivo Nord-Prato, dove docenti di ogni ordine hanno condiviso e firmato in Collegio Unitario un testo di condanna della violazione dei diritti umani a Gaza, estendendo l’adesione anche al personale ATA. A Brescia, oltre tremila insegnanti hanno sottoscritto un documento per il rispetto dei diritti umani in Palestina, discusso nei consigli di classe e in diversi collegi docenti nonostante le resistenze di alcuni dirigenti. Infine, il collettivo USB Scuola ha promosso mozioni in centinaia di consigli di istituto per “schierarsi contro il genocidio in Palestina”, adottando impegni concreti come il cessate il fuoco permanente, la sospensione delle vendite di armi a Israele e azioni di educazione alla pace in classe.

