Nella notte tra l’8 e il 9 dicembre, estremisti coloni israeliani hanno appiccato il fuoco a diversi veicoli nel villaggio palestinese di Marah Rabah, a sud di Betlemme, rivendicando l’attacco con scritte in ebraico che invocano “vendetta” contro il governo israeliano. L’episodio rappresenta un classico atto “price tag” – violenza ritorsiva perpetrata da ultranazionalisti ebrei contro decisioni governative ritenute ostili al movimento coloniale.
La motivazione dell’attacco è diretta: due giorni prima, il 6 dicembre, le autorità israeliane avevano proceduto allo sgombero di almeno quattro insediamenti illegali in zone militari chiuse della Cisgiordania. Secondo fonti israeliane, Netanyahu aveva ordinato l’evacuazione di 14 colonie abusive proprio per contrastare l’aumento della violenza coloniale. Un paradosso inquietante: il governo tenta di contenere gli estremisti, ma questi rispondono con ancora più violenza contro i palestinesi.
Marah Rabah non è un caso isolato. Nel novembre-dicembre 2025, gli attacchi dei coloni hanno raggiunto livelli di “numero e virulenza mai registrati dal 2006”. A Taybeh, l’ultimo villaggio cristiano palestinese, due auto sono state bruciate proprio mentre la comunità celebrava il Natale, con scritte minacciose lasciate dai coloni. Nel 2024 si sono verificati 1.420 attacchi coloniali; nei soli primi sei mesi del 2025 erano già 740.
Dietro questa violenza sistematica esiste una strategia politica più ampia. Documenti governativi recentemente rivelati mostrano che Netanyahu sostiene la legalizzazione degli avamposti agricoli illegali, definendoli una “risposta positiva” alle attività palestinesi. Nel contempo, le autorità rilasciano permessi edilizi quasi esclusivamente ai coloni, mentre i palestinesi affrontano demolizioni su terra privata. In parallelo, l’Ufficio delle Nazioni Unite ha documentato che nei primi sei mesi del 2025 ben 840 strutture palestinesi sono state demolite, con 1.114 persone sfollate.
La risposta delle forze di sicurezza israeliane a Marah Rabah – limitata alla raccolta di prove – evidenzia l’impunità strutturale di cui godono i coloni. Eppure, il governo sostiene di voler “togliere giovani ebrei dal ciclo della violenza” attraverso strumenti educativi, mentre nel contempo tolera e, indirettamente, incoraggia gli attacchi territoriali.

