Un accordo per sostituire Ohana. I partiti contrari a Benjamin Netanyahu avrebbero raggiunto un accordo per destituire il presidente della Knesset subito dopo il giuramento del nuovo parlamento, fissato per il 10 novembre; lo riferisce il Times of Israel, che cita l’analista Barak Seri, mentre la stampa in ebraico segue la trattativa da giorni. Il cosiddetto «blocco del cambiamento», cioè Yashar di Gadi Eisenkot, B’Yachad, i Democratici e Yisrael Beytenu, insieme alla Lista Comune e a Ra’am controlla la maggioranza dei seggi e può quindi rimuovere Amir Ohana, esponente del Likud. Lo spoglio definitivo assegna 67 seggi su 120 alle forze di opposizione e 53 al blocco di Netanyahu; le liste arabe hanno ottenuto il risultato record di 19 seggi. Il nome del successore non è ancora ufficiale. Secondo l’emittente pubblica Kan il favorito è Yair Lapid, che occupa il secondo posto nella lista di B’Yachad guidata da Naftali Bennett e non corre per la guida del governo; tra i nomi discussi in precedenza figuravano anche Oded Forer ed Elazar Stern.
Il primo passo verso una maggioranza alternativa
La presidenza non è una carica simbolica. Chi la detiene stabilisce, in linea di principio, quali leggi vanno al voto e quando, il controllo dell’aula permetterebbe di istituire una commissione statale d’inchiesta sulle falle del 7 ottobre 2023 e di abrogare le leggi della riforma giudiziaria, ancora prima che nasca un esecutivo. Liberman punta inoltre a una norma che impedisca a un imputato di ricoprire la carica di primo ministro. Il dato politico più rilevante è un altro; per la prima volta i partiti sionisti di centro e di destra moderata voterebbero insieme alle formazioni arabe, un’ipotesi che gli alleati di Eisenkot avevano ripetutamente escluso in campagna elettorale. Ahmad Tibi ha già offerto sostegno, sostenendo che il blocco potrà formare un governo «se avrà coraggio». Le cautele restano; l’elezione del presidente non garantisce da sola il controllo legislativo, che dipende anche dalle commissioni e dalla maggioranza in plenaria, e Netanyahu starebbe preparando una campagna contro l’operazione. Nel blocco si ritiene che la scelta del presidente possa incidere anche sulla futura possibilità di un governo di unità.

