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14 October 2026

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[Siria] Raid israeliano su Beit Jinn,13 morti e lo stato ebraico colleziona una nuova accusa di crimine di guerra

Quando le truppe israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio di Beit Jinn, nella Siria meridionale, tra la  notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana, hanno lasciato dietro di sé almeno 13 morti, tra cui donne e bambini. L’operazione, la più letale in Siria dalla caduta di Bashar al-Assad, si è trasformata in un massacro che Damasco ha definito un «crimine di guerra», mentre Tel Aviv parla di «operazione anti-terrorismo».​

L’attacco è iniziato alle 3:40 con pesanti bombardamenti seguiti dall’ingresso di commandos israeliani nel villaggio, situato ai piedi del Monte Hermon, a soli sette chilometri dal territorio occupato delle Alture del Golan. Secondo l’agenzia SANA, i residenti hanno «affrontato» le forze di occupazione, scatenando scontri violenti. L’esercito israeliano conferma di aver subito intenso fuoco e di aver risposto con artiglieria, droni e elicotteri d’attacco.​

Tra le vittime figurano cinque membri di una stessa famiglia, tra cui due bambini, e un uomo morto il giorno del suo matrimonio. L’ospedale locale ha ricevuto dozzine di feriti, mentre i soccorritori delle Caschi Bianchi non hanno potuto accedere al villaggio perché i soldati israeliani sparavano su chiunque si avvicinasse.​

L’Idf sostiene di aver avviato l’operazione per catturare membri di Jamaa Islamiya, un gruppo sunnita libanese accusato di pianificare attacchi contro civili israeliani. Durante il raid, sei soldati israeliani sono stati feriti, tre in condizioni gravi. Il portavoce militare afferma che «tutti i sospetti sono stati arrestati e diversi terroristi eliminati», ma il direttore dell’ospedale di Beit Jinn parla di «civili inermi, agricoltori».​

La Siria denuncia un’azione deliberata contro la popolazione civile. Il ministero degli Esteri ha condannato «l’aggressione criminale» e chiesto al Consiglio di Sicurezza ONU di intervenire, definendo l’incursione una «vera e propria macelleria» che ha causato «dislocazione di massa». Il governo di transizione, guidato da Ahmed al-Sharaa, si trova a gestire una situazione esplosiva mentre Israele continua a violare la sovranità siriana con impunità.​

Le truppe israeliane occupano nove postazioni nella zona demilitarizzata delle Alture del Golan, violando l’accordo del 1973 che aveva istituito quest’area-cuscinetto. L’ONN ha già dichiarato che la presenza israeliana costituisce una «violazione» dell’accordo di disimpegno, ma le proteste siriane cadono nel vuoto dell’indifferenza internazionale.​

«Non abbiamo attaccato per primi – sono venuti nella nostra terra», ha dichiarato un funzionario locale. «Siamo una popolazione civile pacifica, contadini. Abbiamo il diritto legittimo di difenderci». Mentre i media occidentali ripetono le versioni ufficiali israeliane, i corpi dei civili siriani continuano a impilarsi, vittime di una politica di aggressione che nessuno ferma.​

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