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24 October 2026

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[Israele] Alghe, pesticidi e fogne. Lo Stato ebraico a secco dopo per la guerra a Gaza

Da sabato scorso cinque dei sei impianti di dissalazione israeliani, Ashkelon, Ashdod, Sorek A, Sorek B e Palmachim, sono rimasti fermi o hanno funzionato a singhiozzo; solo Hadera ha continuato a produrre acqua potabile a pieno ritmo. La causa è una fioritura anomala di alghe microscopiche che ha reso il mare troppo torbido per essere trattato, tagliando fino all’ottanta per cento della fornitura nazionale di acqua dissalata. L’irrigazione agricola nel sud del paese è stata sospesa, alcuni quartieri di Gerusalemme sono rimasti senza acqua e la società Gihon ha dovuto aprire punti di distribuzione di emergenza.

Per fermare le alghe, il ministero delle Infrastrutture Idriche ha autorizzato, senza alcun preavviso pubblico, uno spargimento aereo di pesticidi al largo di Ashkelon. Secondo la ricostruzione del giornalista Matan Chodorov per Channel 13, un aereo della società Kimnir ha rilasciato lungo nove chilometri di costa, fino a un chilometro dalla riva, una combinazione di tre sostanze tra cui solfato di rame a dosaggi ventisette volte superiori allo standard, capace di danneggiare la fauna ittica; l’operazione è avvenuta a un solo chilometro dalla spiaggia di Zikim, aperta alla balneazione. Il ministero della Sanità ha nel frattempo raccomandato di sospendere la pesca nella zona, mentre le autorità idriche insistono sul fatto che le spiagge restino sicure.

Sull’origine della fioritura gli scienziati israeliani restano divisi. Una prima ipotesi, dell’Istituto oceanografico e limnologico israeliano, indica un’alga microscopica proveniente dal delta del Nilo, trasportata dalle correnti verso le coste meridionali di Israele. Altri esperti, citati da Haaretz, non escludono che le acque reflue non trattate di Gaza abbiano contribuito alla fioritura; per il quotidiano resta «ancora poco chiaro» se la causa sia il clima, le fogne di Gaza, o una combinazione di fattori.

Ciò che invece è documentato da tempo è lo stato del sistema fognario della Striscia, in gran parte fuori uso dopo tre anni di guerra e reso più difficile da riparare dalle restrizioni israeliane sull’ingresso di generatori, impianti elettrici e materiali da costruzione considerati a duplice uso. Le fogne non trattate finiscono così direttamente in mare, dove le correnti le spingono verso nord, in direzione delle coste israeliane. Paradossalmente, proprio mentre gestiva la propria crisi idrica, Israele ha sospeso l’invio di acqua verso Gaza attraverso la società Mekorot, lasciando secondo l’Unicef quasi un milione di palestinesi senza approvvigionamento; una decisione poi ridiscussa nei giorni successivi.

Resta il fatto che il Mediterraneo orientale, come ricordano da anni gli esperti ambientali, non conosce confini politici; qualunque cosa venga riversata in mare, da una parte o dall’altra della linea di demarcazione, prima o poi torna a riva.

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