Questa è una prima mondiale nel diritto penale internazionale: la giustizia francese ha emesso a inizio febbraio 2026 due mandati di comparizione contro due franco-israeliane, Nili Kupfer-Naouri (avvocata, fondatrice di “Israel Is Forever”) e Rachel Touitou (portavoce del movimento Tsav 9), accusate di complicità di genocidio, incitamento al genocidio e crimini contro l’umanità. La procedura, avviata dal Parquet National Antiterroriste (PNAT) su richiesta di Association pour les Droits des Palestiniens, Union Juive Française pour la Paix, e organizzazioni palestinesi (PCHR, Al-Haq, Al-Mezan), si basa su azioni concrete: il blocco sistematico dei convogli umanitari verso Gaza condotto tra gennaio e novembre 2024, in particolare ai posti di Kerem Shalom e Nitzana. Secondo le autorità francesi privare deliberatamente una popolazione civile di cibo e medicine, secondo la Convenzione ONU sul Genocidio del 1948, costituisce “imposizione intenzionale di condizioni di vita calcolate a provocare la distruzione fisica”, rientrando pertanto nella categoria giuridica di complicità nel genocidio. Kupfer-Naouri, cittadina francese residente in Israele, ha confessato pubblicamente il 16 gennaio 2026 l’esistenza del mandato di comparizione con qualificandola come “délire antisémite” e sostenendo che tre altri membri di Israel Is Forever in Francia sono stati convocati dalle autorità giudiziarie. Le accuse implicano anche l’incitamento pubblico: Rachel Touitou ha dichiarato pubblicamente “l’aiuto umanitario è il nervo del potere di Hamas a Gaza… disconnettendolo contribuiremo ad indebolirlo e vincere!” Secondo la tesi dell’accusa, il blocco deliberato e sistematico non era propaganda, ma azione organizzata. Le potenziali condanne includono la reclusione fino all’ergastolo per genocidio, fino a 20-30 anni per incitamento al genocidio, e 20 anni per complicità in crimini contro l’umanità, condizionatamente alla prova dell’intenzione specifica di contribuire al genocidio.
Fondamenti giuridici, precedenti e competenza universale
La Francia applica il principio di competenza universale che le permette di perseguire crimini contro l’umanità e genocidi indipendentemente dal luogo in cui sono stati commessi. Questo si basa su tre pilastri principali:
1) la cittadinanza francese di nascita di Kupfer-Naouri e Touitou, che attiva il principio di “personalità attiva”;
2) la presenza di vittime franco-palestinesi;
3) la ratifica da parte della Francia della Convenzione ONU sul Genocidio del 1948 e dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.
Il fondamento legale risiede negli articoli 211-1, 212-1-a e 212-3 del Codice Penale francese, che incorporano le definizioni internazionali di questi reati. Tuttavia, il caso presenta vulnerabilità significative: la causalità diretta è discutibile poiché le morti a Gaza derivano principalmente da bombardamenti e operazioni militari, non solo dalla fame provocata dal blocco degli aiuti; inoltre, la prova dell’intenzionalità specifica richiede di dimostrare che le accusate sapevano che il loro blocco avrebbe causato sofferenza letale tra i civili.
La difesa sostiene che le azioni erano dirette contro il Hamas e non miravano a uccidere civili, spostando il dibattito sulla prevedibilità delle conseguenze. Da notare che l’amministrazione Biden aveva sanzionato Tsav 9 nel luglio 2024, definendolo un “gruppo estremista violento” con congelamento di beni e divieti bancari, ma Trump le ha revocate il primo gennaio 2025, evidenziando la polarizzazione geopolitica. Si tratta del primo riconoscimento giuridico globale del blocco deliberato di aiuti umanitari come complicità di genocidio, anziché semplice violazione del diritto umanitario. Questo potrebbe ispirare procedimenti simili in Belgio, Spagna, Germania e altri paesi con norme analoghe, creando un precedente per la responsabilità di privati cittadini in contesti di crisi umanitarie. Anche in Italia, dove da servizi di assistenza pubblica psichiatrica arrivano notizie di trattamenti per disturbi post traumatici da stress richiesti ed erogati ad italoisraeliani che hanno prestato recentemente servizio militare a Gaza partecipando al genocidio. Un buon punto di partenza per individuare e incriminare autori materiali del genocidio.
Reazioni politiche
La politica francese si divide secondo linee ideologiche: Jean-Luc Mélenchon, leader di France Insoumise, ha storicamente qualificato Gaza come “non legittima difesa, ma genocidio” affermando che si tratta di “uno shock morale assoluto” e criticando il “cieco allineamento dell’Unione Europea su Netanyahu”; ha chiesto sanzioni economiche contro Israele e il celere intervento della Corte Penale Internazionale. Tuttavia, Mélenchon e la leadership di France Insoumise non hanno commentato pubblicamente i mandati. Mathilde Panot, capogruppo parlamentare, ha dichiarato storicamente “France Insoumise è il movimento della pace” e su mandati ha accolto positivamente la procedura, affermando che “la giustizia internazionale deve investigare su tutte le violazioni.” Louis Boyard (deputato) ha dichiarato “È da troppo tempo che la Francia chiude gli occhi sulla colonizzazione e le violenze in Palestina,” supportando implicitamente l’accountability. In contrasto, la comunità ebraica francese (CRIF) ha accusato il procedimento di essere “antisemita disimulato,” temendo persecuzione di cittadini israeliani per azioni di sicurezza. La destra e il centro Macronista hanno gridato “strumentalizzazione giudiziaria” della lotta a Israele, preoccupati di danno diplomatico. Globalmente, il caso segna un punto di rottura: mentre l’Italia adotta il DDL Romeo (che criminalizza la parola “genocidio” associata a Gaza), la Francia persegue chi commette azioni ritenute complici al genocidio, rappresentando due estremi dello spettro giuridico. Se condannate (circostanza remota dato che Israele non estrada), i mandati a comparire dovrebbero ispirare procedimenti in Belgio, Spagna, Germania e trasformare ricorso legale in precedente per accountability globale.

