28.2 C
Gerusalemme
14 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

Undici tra le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani del Regno Unito,  tra cui Human Rights Watch, Oxfam,...

[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

Ci voleva poco. Pochissimo. Un simbolo dipinto sulle scarpe, una mezza anguria, i colori della bandiera palestinesem e la scritta...

[Gaza] Gideon Levy: Israele ora procede con la soluzione finale del genocidio in atto

L’editoriale di Gideon Levy su Haaretz sostiene che per Gaza esista già un piano politico e militare preciso, non un vuoto strategico, ma una progressione che punta a distruggere le condizioni minime di vita della Striscia e a renderne più facile l’espulsione dei suoi abitanti. Levy lega questo processo alle dichiarazioni di Netanyahu e del ministro Katz, che secondo lui confermano l’avanzamento di una “soluzione” fondata su controllo territoriale, disgregazione sociale e migrazione forzata.

Nel suo ragionamento, il giornalista parte da un punto centrale: una società non può reggere senza insegnanti, medici, lavoratori sociali, tecnici e impiegati, e proprio la cancellazione di queste funzioni rende Gaza più vulnerabile e governabile dall’esterno. L’editoriale insiste sul fatto che la distruzione non colpisce Hamas ma l’intero tessuto civile, trasformando la vita quotidiana in un sistema di sopravvivenza senza istituzioni, servizi e prospettive. In questa lettura, la crisi umanitaria non è un effetto collaterale, ma uno strumento dentro un disegno più ampio.

L’articolo assume così il tono di un atto d’accusa contro la normalizzazione della violenza e contro la retorica che identifica Gaza con Hamas, definita da Levy una semplificazione utile alla propaganda. Il messaggio finale è netto, dietro le formule della sicurezza e della “lotta al terrorismo”, si profila una politica che rende la popolazione palestinese più esposta, più frammentata e più facilmente espellibile. Il risultato è un quadro duro e inquietante, in cui la guerra non appare solo come conflitto armato, ma come progetto di trasformazione forzata dello spazio e della società.

[Israele] Sotto la retorica della coesistenza: decenni di discriminazione sistemica arabofobica

Un’integrazione costruita sulla subordinazione Il rapporto tra popolazione araba ed ebraica in Israele non è mai stato paritario, si tratta…

[Palestina] L’annessione silenziosa della Cinsgiordania che smantella Oslo e cancella i palestinesi dalla terra

Oslo, un’architettura in demolizione Gli accordi di Oslo del 1994, che avrebbero dovuto garantire all’Autorità Palestinese margini di autogoverno nelle…

[Palestina] Salvare la vita del medico Hussam Abu Safiya, un dovere morale per chi non intende avere complicità con il genocidio

Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya della Striscia di Gaza, è detenuto da Israele…