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16 January 2026

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[Gaza] Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adotta il “Board of peace” di Trump

Il 17 novembre 2025 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 2803 con 13 voti a favore e 0 contrari. Si tratta del piano di pace per Gaza proposto dal presidente Donald Trump. Russia e Cina hanno scelto di astenersi, rifiutando di utilizzare il loro diritto di veto, una decisione cruciale che ha permesso il passaggio della risoluzione senza blocchi.​

Le dichiarazioni di Trump
Trump naturalmente ha salutato il voto come un momento storico e di portata significativa. Diciamo pure che Trimp ogni giorni annuncia un evento come storico. Ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social: Congratulations to the World on the incredible Vote of the United Nations Security Council, just moments ago, acknowledging and endorsing the BOARD OF PEACE, which will be chaired by me, and include the most powerful and respected Leaders throughout the World.
Il presidente ha aggiunto che il voto rappresenta “una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite” e condurrà a “ulteriore pace in tutto il mondo”. Ha inoltre precisato che le nomine dei membri del Board of Peace e altri annunci saranno comunicati nelle settimane successive.​

Struttura del Piano di Pace a 20 Punti
La risoluzione adottata è articolata in 20 punti ed è incentrato su tre fasi principali:​

Governance Transitoria: Il Board of Peace (BoP) fungerà da autorità amministrativa transitoria per Gaza fino alla fine del 2027, coordinando gli sforzi di ricostruzione e facilitando lo sviluppo economico. Il Board sarà teoricamente presieduto da Trump, con la partecipazione di altri leader internazionali.​

Forza di Stabilizzazione Internazionale (ISF): La risoluzione autorizza l’istituzione di una forza multinazionale temporanea per “stabilizzare l’ambiente di sicurezza, supportare la smilitarizzazione di Gaza, smantellare l’infrastruttura terroristica, decommissionare le armi e mantenere la sicurezza dei civili palestinesi”. I paesi potenzialmente interessati al contributo includono Indonesia, Azerbaigian, Egitto, Qatar e Turchia, con il primo contingente previsto per gennaio 2026 e una forza totale di circa 20.000 persone.​

Percorso verso l’Autodeterminazione: A differenza delle versioni precedenti, la risoluzione adottata include per la prima volta un riferimento esplicito a un possibile futuro stato palestinese, condizionato al completamento delle riforme della Palestina e ai progressi nella ricostruzione.​

Supporto Arabo e Internazionale
Un elemento cruciale nel percorso verso l’adozione è stato il sostegno di una coalizione araba e musulmana. Stati Uniti, Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Indonesia, Pakistan, Giordania e Turchia hanno rilasciato una dichiarazione congiunta supportando il progetto di risoluzione, descrivendo il piano come un “sincero sforzo” che fornisce un “percorso praticabile verso la pace e la stabilità“.​

L’Autorità Palestinese ha dato il benvenuto alla risoluzione affermando di essere pronta a parteciparne all’implementazione, una posizione diplomatica descritta come cruciale nel prevenire il veto russo.​

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha accolto favorevolmente l’adozione della risoluzione descrivendola come “un passo importante nel consolidare il cessate il fuoco” e ha esortato tutte le parti a rispettare la risoluzione.​

Critiche e preoccupazioni di Russi e Cina
Sebbene Russia e Cina abbiano ritenuto opportuno astenersi,entrambe hanno espresso significative preoccupazioni riguardo la risoluzione. L’ambasciatore russo Vasily Nebenzya ha affermato che il Consiglio stava essenzialmente “dando la sua benedizione a un’iniziativa statunitense sulla base delle promesse di Washington” concedendo “il controllo completo della Striscia di Gaza al Board of Peace e all’ISF, le cui modalità non conosciamo “.​
La Russia aveva precedentemente fatto circolare un progetto alternativo che non menzionava il BoP e chiedeva al Segretario Generale dell’ONU di presentare opzioni per una forza di stabilizzazione più esplicitamente sotto il controllo del Consiglio di Sicurezza, oltre a un riferimento più chiaro ed esplicito a una soluzione a due stati.​

L’opposizione di Hamas
Hamasha respinto categoricamente la risoluzione, affermando che essa non soddisfa i diritti e le esigenze dei palestinesi. In una dichiarazione, il gruppo ha detto: “Il Consiglio sta dando la sua benedizione a un’iniziativa statunitense… che impone alla Striscia di Gaza un meccanismo di tutela internazionale, che il nostro popolo e le sue fazioni respingono.

l gruppo ha inoltre sottolineato che assegnare alla forza internazionale compiti di smilitarizzazione “la priva della sua neutralità e la trasforma in una parte del conflitto a favore dell’occupazione”.​

La posizione israeliana e le tensioni interne
La situazione in Israele è più complessa. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha inizialmente lodato il voto e Trump per i suoi sforzi diplomatici e per il ritorno degli ostaggi. Tuttavia la risoluzione ha innescato tensions politiche significative all’interno della coalizione di governo israeliana.​ I riferimenti nel testo alla possibilità di uno stato palestinese futuro hanno scatenato una forte opposizione dai ministri di estrema destra. Il ministro della sicurezza Itamar Ben-Gvir ha avvertito che avrebbe potuto abbandonare la coalizione se Netanyahu non chiarisse l’opposizione di Israele a qualsiasi forma di stato palestinese.​ Allo stesso modo, il ministro delle Ffinanze Bezalel Smotrich ha criticato Netanyahu accusandolo di “silenzio e disgrazia diplomatica” e ha sollecitato un rifiuto esplicito dello stato palestinese.​
In risposta, Netanyahu ha ribadito domenica che “la nostra opposizione a uno stato palestinese in qualsiasi territorio non è cambiata“, aggiungendo che Gaza sarà smilitarizzato e che Hamas sarà disarmato “nel modo facile o nel modo difficile”.​

Anche il Ministro della Difesa Israel Katz e il Ministro degli Affari Esteri Gideon Saar hanno pubblicato messaggi opponendosi a uno stato palestinese.​

Reazioni internazionali
L’Unione europea ha mantenuto una posizione cauta. La commissaria europea per il mediterraneo Dubravka Suica ha dichiarato che l’Ue è pronta a giocare un “ruolo cruciale” nella stabilizzazione della regione e nel coordinamento degli aiuti umanitari e della ricostruzione. L’Ue è impegnata nel cofinanziamento di una riunione del Palazzo dei Donatori della Palestina per coordinare gli sforzi di ricostruzione e di riforma delle istituzioni palestinesi.​
Diversi deputati europei hanno criticato l’UE per la sua “complicità” nel conflitto israeliano e hanno chiesto che le autorità israeliane rendano conto di possibili crimini di guerra.​

Questioni irrisolte e ambiguità

Nonostante l’approvazione restano ampie zone d’ombra sull’attuazione del piano.

Composizione del Board of Peace:
È certo che Trump sarà alla guida dell’organismo, ma la sua composizione completa e i poteri effettivi non sono ancora definiti. Si è parlato della possibile partecipazione dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, ipotesi che però ha sollevato timori in alcuni Paesi arabi a causa del suo ruolo nel sostegno alla guerra in Iraq.

Sequenziamento e modalità dell’ISF:
Persistono dubbi sulla reale struttura della forza, sulle sue responsabilità operative e sulle modalità di coordinamento con le forze israeliane ed egiziane. L’opposizione di Netanyahu al dispiegamento di truppe turche, insieme alle questioni sulla neutralità dell’ISF, rende il quadro ancora più incerto.

Disarmo di Hamas:
Nessuno dei documenti chiarisce come Hamas dovrebbe essere convinto o costretto a consegnare interamente le armi, un’ipotesi che il movimento ha già respinto in passato.

Finanziamento:
La risoluzione prevede che sia il BoP sia l’ISF vengano finanziati tramite contributi volontari fino al 31 dicembre 2027, ma non fornisce indicazioni precise sulle fonti dei fondi.

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