Ultimi aggiornamenti dalle principali fonti internazionali confermano che nelle ultime ore almeno 48 palestinesi sono stati uccisi e decine feriti vicino allo Zikim crossing, mentre cercavano di ottenere aiuti umanitari nel nord della Striscia di Gaza. L’annuncio arriva dall’ospedale al-Shifa di Gaza City, che ha ricevuto la maggior parte delle vittime, mentre altre strutture sanitarie indicano con toni analoghi un bilancio simile per feriti e deceduti.
Non è stato chiarito da tutte le fonti chi abbia aperto il fuoco. Diverse testimonianze raccolte da giornalisti e operatori sanitari affermano che le forze israeliane hanno sparato verso le persone in attesa del cibo. L’IDF (Israeli Defense Forces) ha respinto le accuse di responsabilità e dichiara che da una prima revisione interna “non risultano vittime civili dovute a colpi d’arma da fuoco israeliani”, sostenendo di avere esploso solo “colpi di avvertimento” a distanza per disperdere la folla che si stava ammassando nei pressi della linea di distribuzione degli aiuti.
La situazione al confine e presso i punti di distribuzione degli aiuti resta drammatica: centinaia di civili affamati si accalcano ogni giorno con crescente rischio di incidenti mortali, in un contesto in cui gli ospedali di Gaza riportano quotidianamente vittime e feriti tra chi tenta di accedere al cibo.
L’accaduto degli ultimi giorni si inserisce in una crisi molto più ampia e prolungata: dal 27 maggio, secondo le Nazioni Unite, più di 1.000 palestinesi sono stati uccisi nel tentativo di accedere agli aiuti alimentari; la stessa gravissima insicurezza alimentare sta causando decessi per fame, soprattutto tra i bambini, e la fame diffusa è stata confermata da agenzie giornalistiche indipendenti e operatori umanitari.

