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11 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

Undici tra le principali organizzazioni umanitarie e per i diritti umani del Regno Unito,  tra cui Human Rights Watch, Oxfam,...

[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

Ci voleva poco. Pochissimo. Un simbolo dipinto sulle scarpe, una mezza anguria, i colori della bandiera palestinesem e la scritta...

[Iran] Ali Vaez: «Siamo in un vicolo cieco». Trump e la guerra che nessuno riesce a vincere

Le ambizioni dei due alleati non coincidono. È quanto emerge dall’intervista rilasciata da Ali Vaez al quotidiano francese Libération. Trump ha sempre creduto di poter piegare l’Iran attraverso l’intimidazione — prima economica, con le sanzioni, poi militare — nella convinzione che una pressione crescente produca prima o poi la resa. «Il problema con questo tipo di approccio è che si crede sempre che un po’ più di pressione finirà per produrre il risultato che ci è sfuggito fino ad allora», dichiara Vaez al giornale parigino. Netanyahu persegue invece un obiettivo più radicale: smantellare la Repubblica islamica e trasformare l’Iran nell’ultimo tassello di un arco di Stati falliti che va da Gaza al Libano, dalla Siria all’Iraq fino allo Yemen. Vaez mette in guardia dalla miopia di questa visione: «È difficile per un piccolo Paese come Israele sperare di vivere in pace e prosperità in mezzo a un oceano di caos e miseria.» Sul piano interno iraniano, la situazione della popolazione è drammatica: con un’inflazione media del 25% negli ultimi quindici anni e una disoccupazione giovanile tra il 40 e il 50%, la guerra non ha fatto che aggravare una condizione già devastante.

Trump e Netanyahu: obiettivi divergenti

Le ambizioni dei due alleati non coincidono. Trump ha sempre creduto di poter piegare l’Iran attraverso l’intimidazione — prima economica, con le sanzioni, poi militare — nella convinzione che una pressione crescente produca prima o poi la resa. «Il problema con questo tipo di approccio è che si crede sempre che un po’ più di pressione finirà per produrre il risultato che ci è sfuggito fino ad allora», osserva Vaez. Netanyahu persegue invece un obiettivo più radicale: smantellare la Repubblica islamica e trasformare l’Iran nell’ultimo tassello di un arco di Stati falliti che va da Gaza al Libano, dalla Siria all’Iraq fino allo Yemen. Vaez mette in guardia dalla miopia di questa visione: «È difficile per un piccolo Paese come Israele sperare di vivere in pace e prosperità in mezzo a un oceano di caos e miseria.» Sul piano interno iraniano, la situazione della popolazione è drammatica: con un’inflazione media del 25% negli ultimi quindici anni e una disoccupazione giovanile tra il 40 e il 50%, la guerra non ha fatto che aggravare una condizione già devastante.

Una diplomazia ancora possibile

Prima dell’inizio del conflitto, a Ginevra erano in corso negoziati promettenti: l’Iran era disposto a congelare l’arricchimento dell’uranio per un periodo limitato e, per la prima volta dalla rivoluzione del 1979, a proporre un patto di non aggressione con gli Stati Uniti, formulato nei termini di una “coesistenza pacifica”. «Trump avrebbe potuto presentare questo come un successo inedito per un presidente americano, e sarebbe stato vero», sottolinea Vaez. Tutto è stato affossato dalla guerra. Oggi l’analista indica nello Stretto di Hormuz una possibile prima apertura diplomatica concreta, sul modello dell’Iniziativa cerealiera del Mar Nero varata dall’ONU e dalla Turchia nel 2022: un meccanismo che permetterebbe il transito di beni essenziali — fertilizzanti, alimenti, medicinali — genererebbe entrate per la ricostruzione e costruirebbe gradualmente fiducia tra le parti. «Da lì si potrebbe avanzare verso la risoluzione di questioni più complesse», conclude Vaez, convinto che solo passi piccoli e misurati possano aprire la strada a una soluzione più ampia e duratura per una regione sull’orlo del collasso.

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