Nella notte tra giovedì e venerdì, Israele ha sferrato una serie di attacchi aerei su obiettivi strategici in Iran, colpendo impianti nucleari, fabbriche di missili balistici e strutture militari sensibili. L’offensiva, una delle più gravi degli ultimi anni, ha provocato la morte di numerosi ufficiali dell’esercito iraniano e scienziati coinvolti nel programma atomico. A rivendicare l’operazione è stato lo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che in un messaggio video preregistrato ha dichiarato: “Abbiamo colpito per indebolire le infrastrutture nucleari e missilistiche dell’Iran”.
Teheran, per ora, annuncia una risposta che sarà “severa e senza precedenti”. La Guida Suprema, Ayatollah Ali Khamenei, ha definito l’attacco israeliano “un crimine che non resterà impunito”, ma al momento non si sono registrate azioni militari dirette. Il Ministero degli Interni ha diramato istruzioni alla popolazione: evitare spostamenti, attenersi ai canali ufficiali e collaborare con i soccorsi.
A Washington, il conduttore di Fox News Bret Baier ha riferito di aver parlato con Donald Trump, il quale ha negato un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nei raid, ma ha ribadito: “L’Iran non deve avere la bomba atomica. Difenderemo Israele se l’Iran reagirà”. Parole che trovano eco nel presidente della Camera repubblicano Mike Johnson, che ha pubblicato un post con la bandiera israeliana affermando: “Israele ha il diritto di difendersi!”.
Ma da Teheran le accuse di complicità americana si fanno sempre più esplicite. Secondo Ali Akbar Dareini, ricercatore del Centre for Strategic Studies, intervistato da Al Jazeera, “questa è una dichiarazione di guerra, probabilmente autorizzata dalla Casa Bianca”. Dareini sottolinea che “gli Stati Uniti avevano evacuato il personale dalle ambasciate in Iraq e Medio Oriente prima dei raid” e che “Trump aveva parlato di un imminente attacco israeliano poche ore prima: è impensabile che non ci fosse coordinamento”.
Nonostante la perdita di figure di primo piano come Hossein Salami, comandante dei Pasdaran, Dareini rassicura: “Il sistema militare iraniano resta operativo. Ma questa volta la risposta sarà diversa. E devastante”.

