Tre italian sono tra gli attivisti internazionali feriti in un brutale attacco condotto da coloni israeliani nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino Gerico, in Cisgiordania. Circa dieci coloni mascherati e armati hanno fatto irruzione nella casa dove gli attivisti dormivano, picchiandoli con pugni, calci e bastoni, e sottraendo loro passaporti, telefoni e altri effetti personali. Nonostante le ferite, i tre italiani non sono in gravi condizioni, ma l’aggressione ha fortemente scosso la comunità internazionale presente in loco. Questo episodio simboleggia una nuova fase di violenza aggressiva e organizzata contro la solidarietà internazionale in Cisgiordania.
Dal 2024, la Cisgiordania ha visto un cambiamento drastico nel ruolo degli attivisti internazionali, un tempo considerati protetti dalla loro nazionalità. Oggi, questi attivisti sono diventati bersagli diretti di una strategia violenta e sistematica. La violenza si manifesta su due fronti: da un lato, attacchi fisici e letali perpetrati da coloni armati e mascherati e dall’esercito israeliano (Idf), dall’altro, una repressione amministrativa attraverso deportazioni, detenzioni arbitrarie e divieti d’ingresso, volti a eliminare testimoni scomodi.
Il periodo 2024-2025 è stato definito come il più violento degli ultimi vent’anni in Cisgiordania. Organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, OCHA e Yesh Din denunciano una violenza strutturale, con una sovrapposizione di ruoli tra coloni ed esercito. In molte occasioni i coloni stessi indossano uniformi militari, rendendo difficile distinguere le origini degli attacchi. Gli attacchi non sono isolati episodi, ma parte di una strategia di intimidazione e repressione consolidata.
Tra i casi più gravi, spiccano l’uccisione di Aysenur Ezgi Eygi, volontaria turco-americana dell’International Solidarity Movement, colpita alla testa da un cecchino dell’IDF nel settembre 2024 durante una protesta pacifica; l’omicidio di Saif Musallet, ragazzo americano picchiato a morte da coloni a Sinjil; e l’uccisione di Tawfic Abdel Jabbar, 17enne americano, tra i colpi sparati da un colono, un soldato e un poliziotto fuori servizio. Vi sono stati inoltre casi di ferimenti gravi come quello dell’attivista Amado Sison, colpito da proiettili veri da soldati israeliani.
Gli attacchi fisici includono pestaggi brutali come quello subito da quattro attivisti internazionali, tra cui tre italiani, nella comunità di Ein al-Duyuk a fine novembre 2025. Coloni mascherati e armati sono entrati in una casa all’alba, picchiando duramente i presenti, sottraendo passaporti e telefoni. Questo episodio evidenzia l’espansione territoriale e aggressiva dei coloni, con la comunità palestinese sottoposta a continue intimidazioni, furti e attacchi.
Il governo israeliano ha rafforzato la sua strategia amministrativa attuando deportazioni e detenzioni di attivisti tramite task force dedicate, spesso legate al ministero di Ben Gvir. Le operazioni di arresto e interrogatorio mirano a cancellare la presenza internazionale che può documentare violazioni dei diritti umani. Questa doppia strategia di violenza fisica e repressione amministrativa rende sempre più precaria la situazione degli attivisti in Cisgiordania, lasciando le comunità palestinesi sole di fronte all’escalation della violenza coloniale e militare.

