Documenti riservati e email hackerate rivelano come l’ex premier israeliano Ehud Barak abbia collaborato strettamente con il pedofilo condannato Jeffrey Epstein per accaparrarsi risorse minerarie, petrolifere e gasifere in Africa. È quanto emerge da atti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano e da comunicazioni private esaminate da Drop Site News.
Dopo le dimissioni da ministro della Difesa israeliano nel 2013, Barak si rivolse a Epstein per facilitare la sua transizione verso il settore privato. I due commercializzavano insieme servizi di intelligence e sorveglianza privatizzati a governi stranieri, in particolare a quelli che cercavano di stabilizzare conflitti interni negli anni turbolenti del primo decennio 2000.
Al centro dello scandalo c’è anche Danny Yatom, ex direttore del Mossad dal 1996 al 1998 e poi principale consigliere per la sicurezza di Barak. Dopo aver lasciato la Knesset nel 2008, Yatom è entrato nel mondo dei contractor militari privati, assumendo ruoli in società come Global Strategic Group, una piccola impresa operativa nell’Africa centrale composta prevalentemente da veterani dell’intelligence israeliana, tra cui ex agenti del Mossad e dello Shin Bet.
Una proposta classificata rinvenuta nell’account Gmail di Barak rivela che Global Strategic Group ha addestrato un’unità d’élite di operazioni speciali notturne nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, ricche di minerali strategici. Il documento includeva un caso studio sul conflitto del Kivu, in cui Yatom sosteneva che l’addestramento fornito dalla sua società avesse contribuito a ribaltare le sorti della guerra contro il movimento ribelle M23, ponendo fine al conflitto.
Queste comunicazioni sono state rese pubbliche dall’organizzazione no-profit Distributed Denial of Secrets, come parte di una serie di dump documentali provenienti dal gruppo hacker Handala, sospettato di avere legami con il Ministero dell’Intelligence iraniano. Il materiale è stato verificato in modo indipendente da Drop Site News.
Il caso solleva interrogativi profondi sul ruolo dell’intelligence privata nei conflitti africani e sul modo in cui reti di potere internazionali — che intrecciano affari, spionaggio e risorse naturali — operano lontano da qualsiasi controllo democratico. La Repubblica Democratica del Congo, paese devastato da decenni di guerra e sfruttamento, torna così al centro di dinamiche geopolitiche che poco hanno a che fare con il benessere delle sue popolazioni.
Yatom ha negato di aver mai incontrato Epstein e non ha risposto alle richieste di commento.

