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20 January 2026

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[Israele] Esecuzioni sommarie e mirate a Jenin con l’incoraggiamento di Ben-Gvir e il silenzio dei governi occidentali complici di genocidio

Le forze israeliane hanno ucciso due uomini palestinesi a Jenin in circostanze documentate in video che mostrano i due uomini, Al-Muntasir Billah Abdullah di 26 anni e Youssef Ali Youssef Asasa di 37 anni, uscire da un edificio con le mani alzate e le magliette sollevate per dimostrare il loro disarmo, un chiaro gesto di resa secondo gli standard del diritto internazionale umanitario. Nonostante ciò, i militari israeliani hanno aperto il fuoco contro di loro, causandone la morte. Le immagini, trasmesse da Palestine TV e da emittenti egiziane, mostrano chiaramente i due palestinesi costretti a rientrare in un edificio, dove vengono sparati a bruciapelo, seguito dal passaggio di un bulldozer militare che demolisce l’ingresso della struttura.​

L’esercito israeliano ha inizialmente dichiarato che i due uomini appartenevano a una rete terroristica operante a Jenin e che avevano lanciato esplosivi e aperto il fuoco contro le forze di sicurezza israeliane. Tuttavia, l’IDF ha anche annunciato l’apertura di un’indagine interna sugli eventi. Questa risposta è diventata il punto di partenza per una nuova crisi internazionale, non tanto per l’uccisione in sé, quanto per le dichiarazioni che hanno seguito e per lo scandalo di una possibile occultamento della verità ancora prima che l’inchiesta iniziasse.​

Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha immediatamente e pubblicamente espresso il suo pieno sostegno alle forze coinvolte nell’uccisione. Su X ha scritto: “Pieno sostegno alle guardie di frontiera e ai combattenti dell’esercito israeliano che hanno sparato ai terroristi ricercati usciti da un edificio a Jenin. I combattenti hanno agito esattamente come previsto: i terroristi devono morire!”. Questa dichiarazione è stata letta da molte organizzazioni per i diritti umani non come un’affermazione di fiducia nei militari, ma come un segnale inequivocabile che, indipendentemente da ciò che un’indagine potrebbe rivelare, le autorità politiche israeliane non intendevano punire i responsabili. Come ha sottolineato Shai Parnes di B’Tselem, il direttore delle relazioni pubbliche dell’organizzazione israeliana per i diritti umani: “Il ministro che supervisiona l’indagine ha già detto che era lecito”.​

Questa dinamica rivela un problema sistemico nel modo in cui Israele gestisce le indagini su presunte violazioni dei diritti umani da parte delle sue forze armate. Le organizzazioni per i diritti umani descrivono il sistema investigativo israeliano non come uno strumento di giustizia, ma come un “meccanismo di insabbiamento” il cui obiettivo è “fingere di indagare, ma garantire ai responsabili la totale impunità”. Nel caso di Jenin, questa preoccupazione è ulteriormente aggravata dal fatto che il ministro competente ha già dichiarato il supporto incondizionato ai militari coinvolti, prima che l’indagine fosse completata.​

L’episodio si inserisce nel contesto più ampio dell’operazione “Muro di Ferro” (Iron Wall), lanciata il 21 gennaio 2025 nel nord della Cisgiordania. Questo offensiva militare su larga scala ha causato lo sfollamento di oltre 40.000 palestinesi dai campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams, nonché la demolizione o il grave danneggiamento di oltre 850 edifici. Nei giorni immediatamente precedenti all’uccisione dei due uomini, le autorità israeliane hanno emesso ordini di demolizione per 23 edifici nel campo profughi di Jenin, previsti per l’esecuzione a partire dal 28 novembre 2025.​

La comunità internazionale ha reagito con fermezza. L’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha descritto l’incidente come un'”apparente esecuzione sommaria“, mentre l’Autorità Nazionale Palestinese ha qualificato l’evento come un “crimine di guerra” e una “brutale esecuzione sul campo”. Il ministro degli Esteri belga ha descritto il video come mostrante “soldati israeliani che sparano a sangue freddo a due civili arresi”, sottolineando la violazione del diritto internazionale.​

Tuttavia, le dichiarazioni del ministro Ben Gvir sollevano questioni critiche sulla credibilità di qualsiasi futura indagine. Il diritto internazionale umanitario vieta esplicitamente le “esecuzioni compiute senza previo giudizio di un tribunale regolarmente costituito”. Quando un funzionario che supervisiona potenzialmente l’indagine dichiara pubblicamente che i soldati “hanno agito esattamente come previsto” e che “i terroristi devono morire”, la promessa di una ricerca della verità indipendente diventa meno credibile. Questo pattern è stato riconosciuto anche dal Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura, che ha recentemente espresso preoccupazione per una possibile “politica statale di fatto di tortura e maltrattamenti organizzati e diffusi” nei confronti dei palestinesi, intensificatasi dal 7 ottobre 2023.​

 

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