Secondo un rapporto trasmesso da Channel 12, i vertici dell’agenzia di sicurezza israeliana Shin Bet hanno lanciato un allarme ai leader politici: l’Autorità palestinese mostra evidenti segnali di sgretolamento, aumentando il rischio di un’esplosione di tensioni nella Cisgiordania. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha quindi convocato una valutazione straordinaria sulla situazione nei territori, mentre lo Stato di Israele si interroga sulle conseguenze di un possibile collasso istituzionale a Ramallah.
Pressione economica e rischio caos
Gli ufficiali del Shin Bet hanno sottolineato che l’Anp sta affrontando una crisi economica drammatica: la disoccupazione è in costante aumento, le forze di sicurezza ricevono stipendi irrisori o addirittura nessun pagamento, e molte funzioni essenziali stanno rapidamente deteriorandosi. Tutto ciò, secondo gli analisti israeliani, potrebbe sfociare in disordini diffusi e in una nuova fiammata di conflitto nella regione, che negli ultimi due anni era rimasta relativamente sotto controllo.
Fra le misure proposte per evitare il collasso dell’Anp, c’è il ripristino dei fondi che il governo israeliano ha deciso di trattenere. Il Shin Bet ritiene che la sopravvivenza dell’autorità palestinese sia una garanzia anche per gli interessi israeliani, e dunque siano necessari passi concreti per scongiurare il rischio di caos istituzionale.
Controversie sui trasferimenti fiscali
Tuttavia, la questione è oggetto di forti tensioni politiche. Il ministro delle finanze di estrema destra, Bezalel Smotrich, continua ad opporsi con fermezza alla restituzione dei fondi, una misura che invece è sostenuta dalla comunità internazionale. Dallo scorso maggio, Smotrich ha bloccato tutti i trasferimenti fiscali destinati a Ramallah per circa 900 milioni di shekel (270 milioni di dollari), come ritorsione contro la decisione del Regno Unito di imporre sanzioni proprio a Smotrich e a un altro ministro radicale, Itamar Ben Gvir.
Negli ultimi anni Israele ha regolarmente dedotto somme dai trasferimenti mensili, sostenendo che corrispondessero ai fondi usati dall’Anp per sostenere le famiglie dei prigionieri politici e degli uccisi durante attacchi contro israeliani — pratica che il presidente palestinese Mahmoud Abbas avrebbe ordinato di interrompere nel corso del 2025. A giugno, l’Anp ha invitato gli Stati Uniti a certificare l’eliminazione di questo sistema, ma la delegazione americana non si è ancora recata a Ramallah.
Nuovi scenari e progetti di annessione
Parallelamente, si rincorrono rumors su possibili manovre politiche di grande portata: i principali media israeliani hanno diffuso la notizia che Netanyahu starebbe valutando con i suoi ministri una possibile estensione della sovranità israeliana su alcune aree della Cisgiordania. Un funzionario israeliano ha però smentito che questo fosse realmente in agenda, anche se il tema dell’annessione resta centrale nel dibattito.
Proprio Smotrich ha presentato una proposta formale per l’annessione di ben l’82% dei territori, un piano che rappresenterebbe una svolta radicale rispetto all’attuale governance, dove l’Anp — istituita dopo gli Accordi di Oslo — gestisce gli affari quotidiani dei centri palestinesi. La Cisgiordania ospita oggi oltre 500.000 coloni israeliani e alcune milioni di palestinesi, mentre la maggior parte della comunità internazionale continua a considerare la presenza israeliana una violazione del diritto internazionale — una posizione che lo Stato di Israele respinge fermamente.
In questo contesto di grande instabilità, l’eventuale disgregazione dell’autorità palestinese potrebbe cambiare profondamente la geografia politica della regione, acuendo tensioni già latenti e obbligando Israele a rivedere le proprie strategie di sicurezza e controllo del territorio.

