C’è qualcosa di profondamente osceno e insieme di perfettamente coerente nel fatto che Fratelli d’Italia, erede diretto di quel Msi fondato nel 1946 dai reduci del regime fascista sia oggi il principale sponsor di una legge che pretende di combattere l’antisemitismo adottando uno strumento che, secondo giuristi e organizzazioni per i diritti umani, finirà per criminalizzare la critica legittima a Israele. La memoria dello sterminio sequestrata a fini geopolitici. La storia capovolta come una clessidra. In mezzo il grado zero della nostra morale e una visione necropolitica del mondo, ieri come oggi. Che eridità di merda, che presente ugualmente di merda.
La radice nera non si cancella con un selfie alla Menorah
Partiamo dai fatti storici che qualcuno si ostina a dimenticare. Fratelli d’Italia è la diretta discendente del Msu, il Movimento Sociale Italiano, fondato nel 1946 da ex gerarchi e militanti fascisti con in testa Giorgio Almirante che, durante la Repubblica Sociale Italiana aveva firmato articoli razzisti sulla rivista La Difesa della Razza e poi aveva lavorato come funzionario del Minculpop fascista. Almirante, idolo dichiarato di Giorgia Meloni, “restò sempre fedele alla scelta di non rinnegare il fascismo”. Il Msi nacque, tra le altre cose, dall’ala dura che predicava la lotta armata, da reduci che “non volevano avere niente a che fare” con la democrazia.
Le leggi razziali fasciste del 1938, quelle che privarono gli ebrei italiani di ogni diritto civilee che li espulsero dalle scuole, dalle università, dagli uffici pubblici, furono il prodotto di un regime che Almirante e i fondatori del Msi non hanno mai rinnegato. Quelle leggi portarono alla deportazione e allo sterminio
La legge: strumento pericoloso
Il 3 marzo 2026 il Senato ha approvato con 105 sì, 24 no e 21 astenuti il Ddl contro l’antisemitismo. Il testo, a prima firma del leghista Massimiliano Romeo ma sostenuto compattamente da FdI, adotta la definizione operativa IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance, 2016) come criterio giuridicamente vincolante per definire cosa sia antisemitismo in Italia.
Il problema è proprio questo, la definizione strumentale dell’ IHRA. Non è un testo neutro. Tra i suoi “esempi contemporanei” di antisemitismo figurano: sostenere che Israele si sia costruito e rette su politiche razziste, applicare “due pesi e due misure” richiedendo a Israele comportamenti che non si richiederebbero ad altri Stati. In pratica: descrivere Israele come un regime di apartheid , come hanno fatto Amnesty International, Human Rights Watch, e l’israeliana B’Tselem, potrebbe tecnicamente rientrare nella definizione di antisemitismo adottata per legge dallo Stato italiano.
I giuristi bocciano: viola la CEDU e la Costituzione
Quattro dei cinque Ddl sull’antisemitismo in esame al Senato, inclusi quelli di FdI, Lega e Forza Italia, sono stati ritenuti in violazione della Convenzione Europea dei Diritti Umani da un parere legale firmato da Maria Luisa Cesoni (Université Catholique de Louvain) e dall’avvocato penalista internazionale Jan Fermon. Nello specifico, violerebbero il principio di legalità (art. 7 CEDU), la libertà di espressione (art. 10) e la libertà di associazione e riunione (art. 11).
L’argomento è cristallino. I reati di discorso d’odio, incitamento alla violenza razziale e discriminazione sono già puniti dall’articolo 604-bis del Codice Penale italiano. Questi Ddl, scrivono i due giuristi, “non aggiungono nulla in termini di reale lotta all’antisemitismo né al negazionismo dell’Olocausto”. Introducono invece concetti volutamente vaghi come la “certa percezione degli ebrei” che sembrano progettati per criminalizzare “un ampio raggio di legittime discussioni e posizioni sociali, politiche e scientifiche”.
Anche Amnesty International ha esortato le forze politiche a non approvare il testo: la definizione IHRA “rischia di limitare le critiche legittime allo Stato di Israele e di indebolire, invece di rafforzare, la lotta contro l’antisemitismo”.
Il cortocircuito: usare la Shoah per difendere un governo accusato di genocidio
C’è un cortocircuito morale e politico che fa girare la testa. Il governo israeliano — quello che la Cpi, Corte penale intrnazionale, ha ritenuto plausibilmente responsabile di genocidio a Gaza —viene blindato da una legge italiana che equipara la critica a quel governo all’odio verso gli ebrei come popolo.
Nel 2023, l’Ordine dei Giornalisti italiano ha già adottato la definizione IHRA come criterio deontologico, aprendo la strada a sanzioni per chi usi termini come “apartheid”, “colonialismo” o “genocidio” riferiti a Israele — anche quando supportati da sentenze di tribunali internazionali. Ora si vuole andare oltre, inserendo questo strumento direttamente nel sistema normativo nazionale.
Naturalmente troveremo il modo di continuare a denunciare i crimini di Israele.
Ieri come oggi siamo dalla parte giusta della storia, loro, chi ha votato questa legge di merda, dalla parte sbagliata, ieri come oggi.

