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24 October 2026

[Palestina] Ulm 5, cinque nomi contro una fabbrica di sterminio

E’ a notte dell’8 settembre 2025. Cinque persone entrano nello stabilimento tedesco della Elbit Systems dopo aver forzato una vetrata....

[Global Sumud Flotilla] “Mi hanno messo due dita nei genitali”, la denuncia di stupro contro i soldati israeliani

Una denuncia per violenza sessuale scuote ancora una volta il caso della Global Sumud Flotilla. Anna Liedtke, giornalista e attivista...

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Libano] Il Sud del paese dei cedri sotto le bombe, ferite invisibili nella terra di Tiro

A sud del Libano, tra gli ulivi millenari e le coste fenicie di Tiro, la guerra lascia cicatrici che vanno ben oltre il visibile. Le esplosioni massicce dell’esercito israeliano, che si susseguono da oltre un anno, non distruggono soltanto edifici e infrastrutture: secondo il dottor Ata Elias, geofisico dell’Università Libanese, le onde d’urto viaggiano attraverso la roccia per decine di chilometri, raggiungendo persino il Monte Libano. «Le vibrazioni generate dalle esplosioni», spiega Elias, «si trasmettono come onde sismiche attraverso il sottosuolo. Se l’energia arriva fino a regioni lontane, l’impatto nelle aree epicentrali è enormemente più profondo e devastante». Le crepe nelle rocce rendono i pendii e le valli attorno a Tiro più vulnerabili a frane e smottamenti, mentre l’erosione naturale — piogge e venti — amplifica nel tempo i danni, minacciando villaggi, strade e terre agricole che da secoli costituiscono l’identità del Libano del Sud.

Sismi innescati dall’uomo, il precedente di Sarifa e il rischio futuro

Nel febbraio 2007, pochi mesi dopo la guerra di luglio 2006, un terremoto colpì la zona di Sarifa, nel sud del Libano, lungo una faglia ritenuta poco attiva. Un episodio che rimane impresso nella memoria degli esperti: può un bombardamento intensivo e prolungato stimolare l’attività sismica? La risposta scientifica resta aperta, ma preoccupante. Il Libano è attraversato da una serie di faglie attive che storicamente hanno generato terremoti devastanti. Elias avverte che il fattore critico non è la singola esplosione, ma la loro reiterazione: «Ogni detonazione costituisce fisicamente una piccola scossa tellurica, che aggiunge pressione progressiva alle strutture geologiche circostanti». Anche le falde acquifere rischiano di essere compromesse: le fratture nelle rocce possono deviare o interrare corsi d’acqua sotterranei, contaminandoli con residui chimici militari, privando le comunità attorno a Tiro di risorse idriche vitali in una regione già sotto assedio.

Dal Libano alla Siria meridionale: la mappa dell’occupazione si allarga

Il quadro non si limita al territorio libanese. Nel sud della Siria, le forze israeliane hanno intensificato le proprie operazioni dopo la risposta iraniana agli attacchi su Beirut. A Daraa, le truppe di occupazione si sono parzialmente ritirate dalla base di al-Jazira, uno dei punti strategici più rilevanti, non per allentare la presa, ma per rifugiarsi tra le abitazioni civili del villaggio di Maariya, dove hanno condotto operazioni con fuoco indiscriminato. Nella provincia di Quneitra, oltre 90 soldati israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio di Ruwayhinah, perquisendo 14 abitazioni. Le terre occupate si trasformano in corridoi aerei verso Iran, Iraq e Libano, e in «linee di difesa avanzate». Intanto, i missili iraniani intercettati dalle difese israeliane cadono come pioggia di detriti sul suolo siriano, ferendo civili innocenti. Tiro e il suo entroterra vivono così in una geografia di guerra che non conosce confini stabiliti, in attesa di una ricostruzione che richiederà non solo mattoni, ma nuove mappe geologiche e una giustizia ancora lontana.

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