Secondo quanto riportato dall’emittente pubblica israeliana, citando fonti informate, Tel Aviv avrebbe deciso di posticipare il ritiro da due aree precedentemente concordate. nel sud del Libano, motivando la scelta con la necessità di attendere un accordo su un meccanismo di monitoraggio congiunto con Beirut. Le valutazioni interne all’esercito israeliano sarebbero infatti cambiate nel corso delle recenti discussioni sulla pianificazione concordata durante i colloqui tra le due parti. Le stesse fonti indicano che il calendario di attuazione dell’intesa subirà un ritardo rispetto alle previsioni iniziali e che il ritiro dalle zone individuate non avverrà nel breve termine. Le aree interessate sono quelle di Zawtar e Frun, e l’attuazione resta subordinata alla definizione di un sistema condiviso di controllo tra gli eserciti dei due Paesi, incaricato di applicare le disposizioni del cessate il fuoco contenute nell’allegato di sicurezza dell’accordo.
Condizioni, ruolo degli Stati Uniti e posizione di Netanyahu
Secondo una fonte citata dall’emittente, gli Stati Uniti dovrebbero approvare i nomi dei partecipanti al meccanismo di controllo con l’obiettivo dichiarato di impedire che Hezbollah acceda a informazioni sensibili. Questo aspetto sarebbe stato tra le cause del fallimento del precedente meccanismo istituito nel 2024. Al momento non esisterebbero scadenze precise per il ritiro, che viene comunque presentato come previsto ma subordinato a condizioni ritenute adeguate. Fonti della sicurezza israeliana sottolineano inoltre che il ritiro non sarà avviato prima di aver stabilito criteri chiari che garantiscano un intervento concreto e immediato dell’esercito libanese contro Hezbollah. In parallelo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che Israele non si ritirerà dal sud del Libano finché Hezbollah resterà presente, scenario irrealizzabile in quanto nell’area vive in prevalenza la comunità sciita. Durante una visita nelle aree occupate, definite da Tel Aviv “fascia di sicurezza”, Netanyahu ha invitato i militari ad agire senza esitazione in presenza di minacce, sottolineando la priorità dell’autoprotezione. Ha inoltre dichiarato che Israele e Libano sarebbero due Stati sovrani interessati alla pace, esortando Iran e Hezbollah a lasciare l’area. Netanyahu cerca di suscitare una nuova guerra civile in Libano.
Escalation sul terreno e violazioni segnalate
Sul piano operativo, l’agenzia nazionale di stampa libanese ha riferito di nuove azioni militari israeliane nella notte, tra cui esplosioni che hanno distrutto diverse abitazioni nella zona di Beit Yahoun-Hadatha e un sito nella località di al-Tiri, nel distretto di Bint Jbeil. Sono stati inoltre segnalati lavori di sbancamento stradale nelle aree di confine e l’abbattimento di alberi lungo la strada tra al-Hamoul e Aita al-Shaab. In un altro episodio, colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi contro un’automobile nei pressi della sorgente di Ibl al-Saqi, causando danni al veicolo ma senza feriti. Le fonti ricordano infine che le forze israeliane hanno istituito varchi di attraversamento tra diverse zone della fascia di confine, estendendo la loro presenza fino a sud del fiume Litani.

