Un rapporto commissionato da Greenpeace e pubblicato il 1° aprile rivela che le grandi compagnie delle energie fossili stanno accumulando oltre 80 milioni di euro al giorno di cosiddetti “sovrapprofitti” nell’Unione Europea, a partire dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Per il solo mese di marzo questi guadagni straordinari ammonterebbero a circa 2,5 miliardi di euro. L’organizzazione ambientalista ha calcolato il divario tra il prezzo del petrolio greggio e quello praticato nei distributori, confrontando i dati di gennaio e febbraio 2026 con quelli delle prime tre settimane di marzo: il margine risultante ha subito un’impennata significativa. In altre parole i prezzi alla pompa sono aumentati in misura molto superiore rispetto al costo del greggio sottostante, e le compagnie fossili ne hanno tratto un vantaggio sproporzionato.
Il diesel traina i guadagni, la Germania e la Francia guidano la classifica europea
L’aumento dei margini risulta nettamente più marcato sul gasolio rispetto alla benzina: le compagnie petrolifere hanno ricavato 75,3 milioni di euro al giorno in eccesso grazie alla vendita di diesel per automobili e camion, mentre le vendite di benzina hanno contribuito con 6,1 milioni di euro quotidiani. I paesi dove i margini sono cresciuti di più includono Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Germania. Tuttavia tenendo conto dei volumi di vendita la Germania è il paese con i sovrapprofitti assoluti più elevati: 23,8 milioni di euro al giorno, seguita dalla Francia con 11,6 milioni. Un dato curioso riguarda proprio la Francia, dove i margini sulla benzina sono leggermente calati, di 3,4 centesimi al litro. Greenpeace Francia chiede ai governi europei l’introduzione di tasse permanenti sui profitti delle aziende petrolifere e del gas, i cui proventi siano destinati alla riduzione delle bollette energetiche e alla transizione verso le energie rinnovabili.
Precarietà energetica e guerra, chi paga il prezzo più alto
Mentre milioni di famiglie europee faticano a sostenere l’aumento delle bollette Sarah Roussel, responsabile della campagna Clima ed Energie fossili di Greenpeace Francia, sottolinea che i governi stanno permettendo alle compagnie petrolifere di arricchirsi in modo indecente. Se quei profitti fossero tassati adeguatamente si potrebbero finanziare due milioni di abbonamenti gratuiti ai trasporti pubblici ogni mese, oppure erogare 60 euro mensili alle 40 milioni di persone che soffrono di povertà energetica nell’UE. Il conflitto in Medio Oriente — innescato il 28 febbraio dall’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran — ha fatto schizzare il prezzo del petrolio a causa della quasi paralisi dello stretto di Ormuz e delle numerose offensive sulle infrastrutture energetiche. La settimana scorsa il prezzo medio settimanale del litro di gasolio ha raggiunto il livello più alto dal 1985, superando persino i picchi toccati dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

