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26 August 2026

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[Medio Oriente] Oxfam: “In Libano, come a Gaza, il disegno di Israele è l’annessione”

Un cessate il fuoco solo apparente, una distruzione capillare di case, infrastrutture e campi coltivati, e una strategia che punta a svuotare territori e comunità. È questo il quadro tracciato da Oxfam nel nuovo rapporto The Gaza Playbook, pubblicato oggi e dedicato alle conseguenze dell’ultima escalation in Libano, letta dall’organizzazione come la prosecuzione del medesimo disegno già visto a Gaza: occupazione, sfollamento e annessione di fatto.

Secondo il report, dall’entrata in vigore della tregua del 17 aprile in Libano sarebbero già state uccise 600 persone, mentre 10 mila case risultano distrutte o danneggiate. Nei primi quattro giorni, sempre secondo Oxfam, il cessate il fuoco sarebbe stato violato 220 volte. Il bilancio complessivo dell’ultima offensiva è pesantissimo: 2.869 civili uccisi, 8.730 feriti, 1,3 milioni di sfollati, oltre 100 vittime tra medici e operatori umanitari, 40 mila abitazioni colpite o rase al suolo, 64 ospedali e decine di scuole, centrali elettriche e infrastrutture idriche danneggiate o distrutte.

“Civili innocenti continuano ad essere uccisi ogni giorno, mentre il costo stimato per la ricostruzione e la riparazione dei danni causati dal conflitto a partire dal 2023 ha già superato i 14 miliardi di dollari”, denuncia Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. “Israele continua a commettere ogni tipo di violazione del diritto internazionale umanitario e degli accordi di tregua, privando la popolazione delle proprie case, dei servizi essenziali e dei mezzi di sussistenza”.

Il rapporto insiste su un punto: ciò che accade in Libano non sarebbe un episodio isolato, ma l’estensione di un modello già applicato a Gaza. Lo schema, sostiene Oxfam, è quello dello sfollamento di massa, della distruzione sistematica delle città e della creazione di una zona cuscinetto che impedisce il ritorno degli abitanti. In Libano, denuncia l’organizzazione, l’occupazione di circa il 15% del territorio e lo sfollamento del 20% della popolazione mostrano una strategia di annessione progressiva, resa possibile dalla distruzione di villaggi, strade e ponti.

A Gaza, ricorda il dossier, una dinamica simile si è concretizzata nella cosiddetta “linea gialla”, un confine mobile che oggi riguarderebbe il 64% della Striscia, impedendo a centinaia di migliaia di palestinesi di rientrare nelle proprie case. In Libano, dopo l’ultima escalation, la nuova linea di demarcazione avrebbe ampliato ulteriormente la fascia sotto controllo israeliano, lasciando 110 località soggette a ordini di sfollamento forzato.

Il report dedica spazio anche alla devastazione ambientale e agricola. Oxfam segnala la distruzione o l’inaccessibilità di quasi 50 mila ettari di coltivazioni e richiama le accuse del ministro dell’Ambiente libanese sull’uso di fosforo bianco, sostanza che in aree densamente popolate può configurare un crimine di guerra. La Banca Mondiale avrebbe stimato perdite per 512 milioni di dollari nel solo settore agricolo, mentre il 76% degli agricoltori libanesi sarebbe stato costretto a lasciare le proprie terre.

Per Oxfam, la dimensione umanitaria e quella politica non possono più essere separate. Il comunicato rilancia quindi un appello alla comunità internazionale affinché la tregua diventi permanente e Israele venga chiamata a rispondere delle violazioni del diritto internazionale e dei crimini commessi contro i civili. La richiesta è netta: impedire l’accaparramento di territori e fermare la distruzione delle basi materiali di vita delle popolazioni colpite.

Nel frattempo, l’organizzazione continua il suo intervento sul terreno, distribuendo acqua potabile, coperte e kit igienico-sanitari agli sfollati e lavorando al ripristino di 19 impianti idrici che riforniscono 60 mila persone. Un’azione d’emergenza che conferma quanto il conflitto, oltre a mietere vittime, stia colpendo alla radice le condizioni minime di sopravvivenza.

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