Cresce inerosabilmente la paura a Gaza City mentre Israele avanza verso il centro “stringendo” la popolazione. La gente fugge per salvare la propria vita dagli attacchi aerei e da robot carichi di esplosivi, mentre le vie di esodo si chiudono nel più grande centro urbano di Gaza.
Il portavoce militare israeliano Nadav Shoshani ha detto all’agenzia Reuters giovedì che fanteria, carri armati e artiglieria stanno avanzando verso il centro della città, supportati dall’aviazione, con l’obiettivo di esercitare pressione sul gruppo armato Hamas.
In risposta, le Brigate al-Qassam hanno avvertito le autorità di occupazione israeliane che i loro prigionieri sono distribuiti all’interno dei quartieri di Gaza e che non saranno risparmiate le loro vite fintanto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu continuerà a decidere di ucciderli attraverso l’operazione di occupazione della città.
Secondo Al Jazeera, Hani Mahmoud ha riferito che l’esercito israeliano sta avanzando da nord-ovest e sud-est, “stringendo le persone nel mezzo” e spingendole verso ovest, dove si trova la strada costiera al-Rashid che conduce a sud.
Le persone a Gaza City hanno raccontato ad Al Jazeera di attacchi incessanti, inclusi “bombardamenti aerei da droni e jet da combattimento” e detonazioni da “robot” telecomandati, veicoli senza pilota carichi di esplosivi che l’esercito israeliano sta usando per far saltare in aria i quartieri mentre avanza.
Fonti mediche hanno riferito ad Al Jazeera che giovedì almeno 40 persone sono morte a Gaza City, a causa degli attacchi.
Un palestinese è stato ucciso e altri feriti all’alba di venerdì in un bombardamento israeliano contro un gruppo di civili nel centro di Deir al-Balah (centro della Striscia di Gaza).
Un altro palestinese è morto e altri sono rimasti feriti in un raid israeliano contro civili nel campo profughi di al-Nuseirat, sempre nella parte centrale della Striscia, secondo quanto riferito dall’ospedale Al-Awda.
L’ospedale Nasser ha invece riferito la morte di due bambini durante un raid israeliano su una tenda che ospitava sfollati a ovest di Khan Younis (sud della Striscia).
In mezzo a queste scene apocalittiche, le famiglie in fuga si trovano di fronte alla triste prospettiva di un nuovo spostamento in un territorio privo di “zone sicure”, con la concreta possibilità di non poter mai più tornare a casa.
Tuttavia, molti sono rimasti sul posto. L’Ufficio Centrale Palestinese di Statistica ha stimato che circa 740.000 persone – circa il 35% della popolazione di 2,1 milioni di Gaza – erano ancora nel nord dell’enclave fino a martedì.
L’ufficio ha però segnalato che il numero potrebbe diminuire, a causa dei continui attacchi israeliani che spingono sempre più persone a fuggire e della scomparsa dei servizi essenziali.
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