La Hind Rajab Foundation (HRF), fondata in memoria di una bambina palestinese di sei anni uccisa a Gaza, è al centro di un’inchiesta che ha rivoluzionato il modo in cui si affrontano le responsabilità militari israeliane nei conflitti in Medio Oriente. Il 30 ottobre 2025, un giorno dopo la messa in onda del documentario arabo di Al Jazeera intitolato “Tip of the Iceberg“, la HRF ha presentato alla Corte Penale Internazionale (CPI) de L’Aia un fascicolo di 120 pagine contenente una dettagliata denuncia denominata “Article 15 filing”.
In questo dossier, la Fondazione svela i nomi di 24 soldati e comandanti israeliani responsabili della tragica morte di Hind Rajab, di sei membri della sua famiglia e di due paramedici della Mezzaluna Rossa palestinese, Yusuf al-Zeino e Ahmed al-Madhoun, che stavano tentando di soccorrerla il 29 gennaio 2024 a Gaza.
La denuncia si basa su prove precise, tra cui dati digitali, immagini satellitari e perizie forensi che dimostrano come i carri armati Merkava IV della compagnia Vampyre Empire del 52º Battaglione corazzato, sotto il comando della 401ª Brigata corazzata israeliana, abbiano sparato ripetutamente contro un’auto Kia Picanto nera intrappolata con Hind e la sua famiglia all’interno, per poi colpire anche l’ambulanza inviata per il soccorso. L’attacco è avvenuto nonostante la chiara conoscenza della protezione civile delle vittime, confermata anche da una precedente coordinazione tra la Mezzaluna Rossa palestinese e le autorità israeliane.
Tra i principali nomi citati nel dossier ci sono il colonnello Beni Aharon, comandante della 401ª Brigata corazzata, il tenente colonnello Daniel Ella, comandante del 52º Battaglione corazzato, e il maggiore Sean Glass, comandante della compagnia Vampyre Empire. Altri 22 membri dell’equipaggio del carro armato sono stati identificati e i loro nomi sono stati presentati in modo confidenziale alla CPI, con l’intenzione di renderli pubblici progressivamente in diversi Paesi attraverso denunce nazionali.
La Fondazione sostiene che l’attacco configura crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, in base agli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto di Roma. Parallelamente alla denuncia internazionale, la HRF sta perseguendo cause legali in varie nazioni, basandosi sia sulla giurisdizione universale sia su quella legata alla cittadinanza doppia dei responsabili. Un processo è già stato avviato in Argentina contro uno dei membri dell’equipaggio del carro armato, e altri sono in preparazione in Europa, America Latina e Nord America, per evitare che i colpevoli trovino rifugio grazie ai confini o ai passaporti.
Dyab Abou Jahjah, direttore generale della Hind Rajab Foundation, ha dichiarato che questa battaglia non è solo legale ma una vera e propria rivolta contro un ordine globale di impunità, dimostrando che la giustizia non è una concessione, ma la necessaria verità da accertare.
La HRF esorta la CPI a integrare le indagini sull’uccisione di Hind Rajab e dei soccorritori nel quadro della Situazione nello Stato di Palestina, ad estendere l’inchiesta alla compagnia Vampyre Empire, al 52º Battaglione corazzato e alla 401ª Brigata corazzata, e a emettere mandati di arresto per tutti i colpevoli identificati. Natacha Bracq, capo del team legale della Fondazione, ha sottolineato come le prove dimostrino una volontà organizzata e sistematica nell’attacco, superando ampiamente le soglie legali per la persecuzione penale internazionale.
La morte di Hind Rajab non ha spezzato lo spirito del popolo palestinese, ma ha acceso un movimento globale per la giustizia. Ogni documento depositato, ogni nome rivelato e ogni aula di tribunale rappresentano una sfida contro l’arroganza del potere. L’epoca dell’impunità sta per finire, e il nome di Hind segnerà il punto di svolta di questa storia.
Questa inchiesta della Hind Rajab Foundation rappresenta una nuova frontiera nel monitoraggio e nella denuncia dei crimini di guerra, segnando un impegno fondamentale per la verità e la giustizia internazionale.

