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Gerusalemme
11 July 2026

[Italia] Macerie davanti al rettorato: la Federico II tra accordi NATO e complicità nel genocidio

Venerdì 15 maggio, in occasione del 78° anniversario della Nakba, studenti del collettivo Ecologia Politica Napoli hanno depositato delle macerie...

[Regno Unito] Il boia e il socio, come Londra finanzia con il commercio la pena di morte contro i palestinesi

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[Israele] Una mezza anguria sulle scarpe fa tremare l’opinione pubblica israrliana

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[Palestina] Il genocidio di Israele e alleati prosegue con la complicità del freddo

Nel dicembre 2025, l’inverno a Gaza non è una semplice fatalità climatica, ma l’ennesimo strumento funzionale a una precisa strategia di annientamento. La violenta depressione atmosferica dell’ultima settimana non si è abbattuta su una popolazione protetta da infrastrutture civili, ma su un popolo deliberatamente reso vulnerabile da anni di assedio e mesi di bombardamenti sistematici. Non è il “meteo” ad uccidere, ma le politiche di Israele e il sostegno dei suoi alleati che hanno trasformato il freddo in un’arma di esecuzione di massa.

Il bilancio di questi sette giorni — tra le 13 e le 17 vittime accertate — è la conseguenza diretta della distruzione metodica dell’abitabilità della Striscia. La morte del piccolo Saeed Asaad Abdeen, un neonato di un mese ucciso dall’ipotermia a Khan Younis, non è una tragedia naturale: è un crimine politico. Saeed è morto perché il blocco imposto da Israele impedisce l’ingresso di combustibile per il riscaldamento, di materiali per ricostruire tetti solidi e di vestiario adeguato. È morto perché costretto a vivere in una tenda di plastica, unica alternativa concessa a chi ha visto la propria casa polverizzata dall’esercito occupante.

Medici e organizzazioni umanitarie denunciano che il gelo sta solo completando l’opera iniziata con la fame indotta. La correlazione è innegabile: i bambini che oggi cedono all’ipotermia sono gli stessi a cui è stato scientificamente negato il cibo. Con oltre 460 decessi già registrati per inedia e disidratazione, la popolazione di Gaza è stata biologicamente indebolita dalla strategia israeliana di utilizzare la fame come arma di guerra. Un corpo scheletrico, privo di riserve energetiche a causa del blocco degli aiuti umanitari avallato dalle potenze occidentali, non può generare calore.

Le infrastrutture distrutte e l’assenza di rifugi non sono “danni collaterali”, ma l’obiettivo raggiunto di una politica genocidaria mirata a rendere Gaza un luogo inospitale per la vita umana. In questa settimana di dicembre, la “tempesta perfetta” non è meteorologica, ma politica: si muore perché si è troppo affamati per resistere e troppo esposti per ripararsi. Non è il freddo ad uccidere i palestinesi; è l’impunità internazionale che permette a Israele di congelarli e affamarli fino alla morte.

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