Decine di migliaia di operatori sanitari italiani hanno aderito in queste ore alla giornata nazionale di digiuno indetta dalla rete #digiunogaza, da Sanitari per Gaza e dalla campagna BDS “Teva? No grazie”, promossa per chiedere la fine delle violenze e del genocidio a Gaza. Secondo gli organizzatori, le adesioni formali sono state circa diecimila in pochi giorni, ma i numeri effettivi di chi ha digiunato superano le 30-40mila persone, fra medici ospedalieri, di famiglia e operatori sanitari distribuiti su tutto il territorio nazionale. La protesta si è estesa da nord a sud coinvolgendo ordini professionali, università e sindacati e si è svolta in forma di staffetta e con presìdi davanti agli ospedali, come a Torino, luogo simbolico dall’inizio delle mobilitazioni. L’iniziativa, nata dalla profonda indignazione della categoria, chiede alle aziende sanitarie italiane di adottare una delibera che impegni formalmente le istituzioni a contrastare ogni manifestazione di genocidio, valutando eticamente collaborazioni e rifornimenti affinché non si instaurino rapporti con entità legate a Stati accusati di genocidio, promuovendo invece politiche di cooperazione e accoglienza solidale a chi subisce guerre e persecuzioni. La petizione “Stop the Silence”, lanciata a metà luglio, ha già raccolto migliaia di firme tra operatori sanitari, accademici e cittadini, a dimostrazione della crescente volontà di azione e denuncia.
Molto più debole, invece, il tono del comunicato pubblicato su Facebook dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, guidata da Filippo Anelli. Utilizzando parole prudenti e sfuggenti, la FNOMCeO ha ringraziato genericamente i partecipanti al digiuno e sottolineato la necessità di iniziative di pace, ma si è preoccupata soprattutto di prendere le distanze da qualsiasi forma di boicottaggio che possa “danneggiare il popolo di Israele”, quasi ignorando la gravità del quadro in Gaza e demandando la responsabilità della tragedia ai soli governi. Un comunicato che si può definire senza esitazione pusillanime, per la sua evidente ritrosia nel prendere una posizione netta e coraggiosa di fronte a una catastrofe umanitaria che coinvolge migliaia di colleghi e di innocenti.

