Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che l’esercito sta completando la conquista del cosiddetto corridoio di Netzarim, un passaggio militare che corre da est a ovest verso la costa, con l’obiettivo di “stringere l’assedio” intorno a Gaza City. La manovra, ha spiegato, isolerà la città e costringerà chi intende evacuare a passare dai posti di blocco delle Forze di difesa israeliane (IDF). Katz ha rivolto un ultimo avvertimento ai centinaia di migliaia di civili rimasti, dichiarando che chi sceglierà di restare sarà considerato “terrorista o sostenitore del terrorismo”.
Le autorità sanitarie locali hanno riferito che 45 persone sono state uccise mercoledì dai bombardamenti israeliani, mentre il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha annunciato la sospensione delle sue operazioni nella città a causa dell’intensificarsi dei combattimenti. “I civili devono essere protetti, che decidano di lasciare o di restare”, ha ricordato l’organizzazione, ribadendo che Israele, in quanto potenza occupante, ha l’obbligo di garantire assistenza medica e accesso umanitario.
La pressione militare coincide con un delicato momento negoziale. Hamas, definito da Israele “all’ultimo bastione” a Gaza City, sta valutando un nuovo piano di pace presentato dagli Stati Uniti. La proposta, sostenuta da mediatori arabi e turchi, prevede il cessate il fuoco immediato, la liberazione di tutti gli ostaggi entro 72 ore in cambio di circa 2.000 prigionieri palestinesi e un progressivo ritiro delle truppe israeliane, con il contestuale disarmo di Hamas. Il presidente Donald Trump ha imposto un ultimatum di “tre o quattro giorni”, avvertendo che i leader del movimento “pagheranno all’inferno” se rifiuteranno. Pur avendo ricevuto l’appoggio del premier Benjamin Netanyahu, il piano è osteggiato dall’ala ultranazionalista del governo israeliano.
Sul terreno, intanto, la situazione umanitaria si aggrava di ora in ora. Secondo l’ONU, circa 397.000 persone hanno attraversato il corridoio verso sud dall’agosto scorso, ma tra 250.000 e 350.000 civili restano ancora bloccati in città. Un portavoce dell’UNICEF ha descritto la disperazione della popolazione, affamata, senza mezzi per fuggire e consapevole che il trasferimento verso l’area di al-Mawasi non offre garanzie di sicurezza: le condizioni nei campi sono insostenibili e gli attacchi aerei non risparmiano nemmeno le zone designate come “umanitarie”.
Gli ospedali, ormai al collasso, continuano a ricevere feriti in massa. Almeno 29 delle vittime di mercoledì sono state portate all’ospedale al-Ahli, nel quartiere di Zeitoun. In un episodio che ha suscitato particolare indignazione, una squadra di soccorritori della Protezione civile è stata colpita mentre rispondeva a un bombardamento su una scuola usata come rifugio per famiglie sfollate: uno dei paramedici, Munther al-Dahshan, è morto. L’IDF ha replicato di aver colpito un “terrorista di Hamas” e di aver adottato misure per minimizzare i danni collaterali.
Sul piano militare, Israele dichiara che l’operazione punta a liberare i 48 ostaggi ancora detenuti, di cui 20 ritenuti vivi, e a conseguire la “sconfitta decisiva” di Hamas. Dall’altra parte, i portavoce del movimento accusano lo Stato ebraico di portare avanti una politica di assedio e soffocamento che colpisce indiscriminatamente la popolazione civile.

