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[Palestina] La sordità epidemica di Gaza, quando la guerra distrugge i sistemi uditivi

Secondo un reportage di Le Monde, nella famiglia Abou Amro nessuno conosce la lingua dei segni. Dana, una ragazza di dodici anni divenuta sorda a causa di un bombardamento israeliano, comunica con i genitori solo attraverso le grida disperate di chi non sa più come farsi capire. È la sua sorellina Alina, quattro anni, a essere divenuta l’unica interprete, sussurrando direttamente all’orecchio di Dana. «Alina è divenuta la nostra interprete. Altrimenti non comprendiamo nulla dei bisogni di Dana. È un’immensa sofferenza», confessa il padre Ziad al telefono.

Questa storia non è isolata né eccezionale a Gaza. Rappresenta piuttosto una catastrofe sanitaria ancora invisibile nei bollettini internazionali. All’inizio di settembre, Dana si riposava nella sua camera quando l’edificio di fronte è stato colpito da missili israeliani. L’esplosione è stata devastante: la porta della camera è stata strappata, le finestre sofflate via. La ragazza è sopravvissuta alla morte, ma nei giorni seguenti i genitori notano un cambiamento inquietante. Dana non reagisce più come prima, non comprende più quando le parlano. Gli specialisti dell’Atfaluna Society for Deaf Children, l’associazione pioniera per i sordi a Gaza dal 1992, formulano la diagnosi: il nervo acustico è stato gravemente danneggiato, forse totalmente distrutto. Dana soffre di una perdita uditiva molto severa, una condizione che gli audiologi descrivono come irreversibile.

La scala dell’epidemia

La realtà di Dana si replica su scala massiccia. Un’inchiesta approfondita condotta da Atfaluna negli ultimi due anni documenta che 35.000 bambini e adulti sono divenuti parzialmente o totalmente sordi a causa dei bombardamenti israeliani. Questo dato rappresenta un aumento di tre volte rispetto ai livelli pre-bellici di perdita uditiva a Gaza. Per contestualizzare: prima della guerra, Atfaluna serviva circa 15.000 persone sorde in una popolazione di 1,8 milioni di abitanti. In soli ventiquattro mesi, il numero si è quasi triplicato.

La perdita uditiva può risultare da lesioni alla testa e al collo, da danni cerebrali che causano strappi del timpano e danni al sistema uditivo. Ma può anche essere provocata dall’esposizione a onde sonore ad altissima intensità, anche senza contatto fisico diretto. Secondo studi clinici internazionali sul trauma da esplosione, circa il 60% dei pazienti valutati dopo bombardamenti presenta qualche forma di perdita uditiva, mentre negli studi sugli attacchi della Maratona di Boston, ben l’80% dei sopravvissuti soffriva di compromissione uditiva sensorineural. Le stime di Yusra Basil, specialista audiologica del ministero della salute palestinese, indicano che 4 su ogni 10 lesioni durante il genocidio israeliano comportano una forma di compromissione uditiva.

I meccanismi patofisiologici sono brutali. L’onda d’urto dall’esplosione causa la rottura della membrana timpanica anche con soli 5 psi di pressione. Il danno principale colpisce però le cellule ciliate esterne della coclea attraverso la rottura dei fasci stereociliari. Questi danni sono permanenti: i capelli sensoriali nell’orecchio interno non si rigenerano nei mammiferi, inclusi gli umani. La perdita di cellule ciliate esterne può raggiungere il 40% in caso di esplosioni ad alta pressione, determinando una perdita uditiva sensorineural irreversibile.

I volti della catastrofe

Il caso del piccolo Ayan Al-Qara racchiude l’orrore di questa crisi silenziosa. Aveva solo cinque giorni quando un missile israeliano è caduto a un metro dalla tenda della sua famiglia. Il neonato è stato proiettato e sepolto sotto la sabbia. «Lo abbiamo ritrovato grazie ai piedi che spuntavano. Era in uno stato terribile, pensavamo che sarebbe morto», racconta sua madre Safa, costretta a trasferirsi il giorno dopo il parto nella zona costiera di Al-Mawassi a Khan Younès.

Ayan è sopravvissuto, ma quattro mesi dopo la nascita la madre nota un’anomalia inquietante. Il bambino non reagisce ai suoni, solo ai movimenti. Quando Safa riproduceva canzoni per bambini sullo schermo del telefono, Ayan si muoveva. Quando nascondeva lo schermo, il bambino restava immobile. L’audiologo conferma il peggio: il tasso di audizione di Ayan è nullo. Il bambino ha bisogno urgentemente di un apparecchio acustico o di un impianto cocleare, altrimenti andrà incontro a gravi ritardi dello sviluppo del linguaggio e della comunicazione.

Il caso dei fratelli Elias e Ismail Abu al-Jibeen espone la complessità delle lesioni multiple. Elias, cinque anni, è rimasto in coma per 18 giorni dopo un bombardamento. Quando si è svegliato, non poteva né sentire, né vedere, né muoversi. I medici hanno trovato pus accumulato attorno al cervello e hanno eseguito un intervento chirurgico. Oggi Elias vive con paralisi su un lato del corpo, grave compromissione della vista e della parola, e sordità completa in un orecchio. L’altro orecchio richiede cure attualmente non disponibili a Gaza. Suo fratello Ismail, otto anni, ha subito danni uditivi asimmetrici: perdita del 50% nell’orecchio destro e del 71% in quello sinistro.

Sanaa Bahr, una donna di 40 anni, ha subito danni uditivi cronici da due esplosioni successive. Dopo il primo bombardamento su al-Quds hospital a Gaza City, ha perso una parte dell’udito. Mesi dopo, durante uno sfollamento, un’auto esplosiva è detonata vicino a lei. «Ho pensato che l’esplosione mi strappasse le orecchie dalla testa», racconta. Ora vive con dolore grave, tinnitus costante (ronzio alle orecchie presente 24 ore al giorno) e distress psicologico profondo.

La perdita uditiva come arma di disabilità

Secondo la ricerca specialistica, il tinnitus colpisce circa il 49% dei pazienti dopo esplosioni, mentre le vertigini interessano il 15% e il dolore/cefalea il 30%. Questi sintomi spesso persistono anche quando il danno all’udito inizia a migliorare leggermente. La perdita uditiva indotta da esplosione differisce da quella causata dal rumore graduale perché il danno è istantaneo e irreversibile. Gli hair cells non hanno tempo di adattarsi o ripararsi parzialmente.

I bambini rappresentano la fascia più vulnerabile. Gli infanti e i bambini piccoli sotto i due anni sono ad altissimo rischio, seguiti dai bambini sotto i 12 anni. L’udito in quell’età è essenziale per sviluppare il linguaggio parlato e la comunicazione verbale. Una perdita uditiva permanente in quell’arco critico crea barriere comunicative per tutta la vita. Per i 35.000 bambini e adulti di Gaza con nuova perdita uditiva, il 90-95% dei bambini sordi ha genitori udenti che non sanno la lingua dei segni e non hanno alcun mezzo di comunicazione oltre alle nozioni elementari.

Fadi Abed, direttore di Atfaluna, ha avvertito che «senza trattamento urgente, molti casi di perdita parziale o temporanea possono diventare permanenti, particolarmente poiché gli alloggiamenti sovraffollati nei campi profughi, la mancanza di assistenza sanitaria primaria, la malnutrizione diffusa e le infezioni diffuse, incluse le infezioni dell’orecchio medio, stanno peggiorando i problemi uditivi, specialmente tra i bambini». Le infezioni banali come l’otite, se non trattate tempestivamente, possono causare perdite uditive permanenti aggiuntive.

Il blocco medico della disabilità

Ma come per Dana e Ayan, le famiglie colpite si scontrano contro l’impossibilità medica di procurarsi le cure necessarie. L’importazione di equipaggiamenti medici è bloccata da restrizioni imposte dallo Stato ebraico, soprattutto per beni considerati a «doppio uso», civile e militare. L’aiuto autorizzato a entrare è essenzialmente alimentare.

Da quasi un anno, nessun apparecchio acustico è entrato a Gaza. E anche coloro che possiedono vecchi apparecchi presto non potranno più usarli, faute di batterie, anch’esse interdette all’ingresso. Lo specialista audiologo Ramadan Hussein ha avvertito che «gli apparecchi acustici non sono un lusso; sono l’unica opzione di trattamento per la sordità neurosensoriale severa fino all’impianto cocleare».

La carenza di equipaggiamenti è solo parte del problema. Strumenti diagnostici, laboratori per la fabbricazione di inserti acustici su misura, sale operatorie: gran parte dell’infrastruttura necessaria per curare i disturbi uditivi è stata distrutta dall’offensiva israeliana. Il centro principale di Atfaluna è stato bombardato il 6 marzo 2024. Inoltre, molti specialisti di queste patologie hanno lasciato l’enclave nei primi mesi della guerra, quando il terminal di Rafah era ancora aperto.

Il disastro sanitario post-bellico

Dopo il cessate il fuoco dichiarato a gennaio 2026, la situazione rimane critica. Solo il 50% degli ospedali a Gaza è parzialmente funzionante. Il ministero della salute palestinese ha registrato che 229 farmaci essenziali sono completamente non disponibili. L’83% delle persone con disabilità a Gaza ha perso l’accesso ad ausili essenziali alla mobilità e all’udito, inclusi i carrelli di ausilio e gli apparecchi acustici.

La situazione rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi e anni. La malnutrizione e le condizioni igieniche nei campi profughi sono ideali per lo sviluppo di infezioni batteriche. Gli sfollamenti forzati, i bombardamenti continui, la fame e la mancanza di medicinali colpiscono anche le donne incinte e i feti, potendo portare alla nascita di bambini con handicap uditivi aggiuntivi. Le complicanze metaboliche della malnutrizione grave interferiscono con i processi di ossificazione dell’orecchio medio durante lo sviluppo fetale.

Senza apparecchi adeguati, senza impianti cocleari, senza batterie, senza audiologhi addestrati, la nuova generazione di 35.000 bambini affetti da deficit uditivo non può più partecipare alle attività scolastiche né beneficiare di supporto psicosociale. Alcuni non udranno mai la voce di un genitore. Altri non parleranno mai come i loro coetanei.

La resistenza in una tenda

Atfaluna continua le operazioni, ma da una tenda. L’organizzazione ha 134 dipendenti permanenti, di cui il 55% è sordo. Almeno due sono stati uccisi nella guerra: Hashem Ghazal, insegnante di lingua dei segni palestinese e difensore dei diritti delle persone disabili, è stato assassinato in un attacco aereo che ha anche ucciso sua moglie e ferito sette dei suoi figli. Anwar Al Zaeem, che ha lavorato per Atfaluna per 30 anni, è stato anch’egli ucciso.

Nonostante tutto, l’organizzazione distribuisce apparecchi acustici in quantità limitate, ospita sessioni di supporto psicosociale per le famiglie sfollate, fornisce cibo alle famiglie nei rifugi e continua a offrire istruzione inclusiva agli studenti. È un’atto di resistenza nel mezzo della devastazione, un tentativo di preservare ciò che rimane di una comunità sorda.

Ma senza una riapertura immediata dei varchi di confine, senza un’importazione autorizzata di migliaia di apparecchi acustici, senza batterie, senza impianti cocleari, senza la ricostruzione dei centri specializzati, e soprattutto senza il ritorno dei medici e degli audiologhi addestrati, Gaza sta per affrontare una generazione di bambini sordi senza gli strumenti per comunicare, imparare o integrarsi nella società. La guerra ha tolto il suono; il blocco sta togliendo la speranza di recuperarlo.

L’articolo di Le Monde

Il sito di Aftaluna

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