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10 December 2025

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[Palestina] TEVA, una lunga storia di apartheid e sostegno al genocidio

Teva Pharmaceutical: Complicità nell’Apartheid e nel Genocidio dei Palestinesi

Teva Pharmaceutical Industries Ltd., il più grande produttore mondiale di farmaci generici con sede a Tel Aviv, è al centro di crescenti accuse di complicità nell’apartheid israeliano e nel genocidio dei palestinesi. Il movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) ha identificato l’azienda come “target di pressione”, mentre organizzazioni per i diritti umani documentano il suo ruolo nell’occupazione illegale della Palestina e nel sostegno diretto alle forze militari israeliane.​

Il sostegno militare diretto dal 7 ottobre 2023

Immediatamente dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, Teva ha manifestato un sostegno inequivocabile alle operazioni militari israeliane a Gaza. Il 10 ottobre, l’azienda ha rilasciato una dichiarazione ufficiale: “Come azienda israeliana condanniamo questo terribile assalto e Teva sta con Israele in questo momento di grande perdita e sfida”. Il CEO Richard Francis ha successivamente definito Teva “la compagnia farmaceutica e sanitaria nazionale di Israele”, sottolineando il ruolo centrale dell’azienda nell’ecosistema israeliano.​

Le azioni concrete di sostegno militare sono state immediate e sostanziali. Teva ha collaborato con l’organizzazione benefica Pitchon-Lev per raccogliere attrezzature militari destinate ai soldati dell’IDF (Israel Defense Forces), stabilendo punti di raccolta in tutti i suoi cinque stabilimenti in Israele. Entro ottobre 2023, erano state raccolte oltre 1,5 tonnellate di equipaggiamento per le forze armate. L’azienda ha inoltre donato latte in formula Nutrilon, medicinali, forniture mediche e computer per le truppe israeliane impegnate nelle operazioni a Gaza.​

Un episodio particolarmente emblematico riguarda Hadar Mama, CEO della controllata logistica di Teva, SLE, che è stato chiamato al servizio di riserva dell’IDF e ha combattuto nella Striscia di Gaza pur continuando a gestire le operazioni aziendali. Mama ha dichiarato al Jerusalem Post nel dicembre 2023: “La nostra brigata ha anche ricevuto consegne di attrezzature raccolte dai lavoratori Teva per noi”. Almeno il 10% della forza lavoro israeliana di Teva (diverse centinaia di dipendenti su 3.385 totali) è stato chiamato al servizio militare di riserva.​

Partecipazione storica al programma “Adopt-a-Battalion”

Il coinvolgimento di Teva con le forze armate israeliane non è iniziato nell’ottobre 2023. L’azienda ha partecipato per anni al programma “Adopt-a-Battalion” dell’IDF, un’iniziativa che permette ad aziende e individui di “adottare” un battaglione militare attraverso donazioni significative. Il programma richiede un impegno triennale di 100.000 NIS (circa 27.000 dollari) all’anno, creando “profondi e duraturi legami tra i soldati dell’IDF e i civili che li sostengono”.​

Secondo un articolo di Israel365News del 2016, Teva era tra le aziende israeliane che avevano adottato un battaglione, insieme a banche israeliane e altre grandi corporazioni. Attraverso questo programma, i soldati vengono spesso invitati a lavorare presso queste aziende durante i periodi di licenza e dopo il servizio militare, garantendo loro opportunità lavorative future.​

Finanziamento dell’apparato statale israeliano attraverso le tasse

Le contribuzioni fiscali di Teva al governo israeliano rappresentano una fonte cruciale di finanziamento per le operazioni militari e l’occupazione. Nel 2013, l’azienda ha pagato 565 milioni di dollari (2 miliardi di shekel) al governo israeliano per gli anni fiscali 2005-2011, nell’ambito di un programma per rilasciare i cosiddetti “profitti intrappolati”. Nel giugno 2024, Teva ha raggiunto un accordo con l’Autorità Fiscale israeliana per pagare ulteriori 750 milioni di dollari in rate fino al 2029, risolvendo controversie fiscali per gli anni 2008-2020.​

Secondo i critici, queste ingenti somme finanziano direttamente “la macchina omicida utilizzata dalle forze israeliane per distruggere le vite palestinesi” e vengono utilizzate per sostenere le operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania. Nel 2023, Teva ha pagato al governo israeliano 565 milioni di dollari in tasse accumulate. Come sottolineato dalla campagna irlandese contro Teva: “Teva Pharmaceuticals è la più grande azienda in Israele e genera milioni di euro in tasse ogni anno per il governo israeliano. Il regime israeliano utilizza poi gran parte di questo denaro per finanziare il suo genocidio in corso dei palestinesi a Gaza”.​

Lo sfruttamento del mercato palestinese prigioniero

Una delle accuse più gravi mosse a Teva riguarda lo sfruttamento sistemico del “mercato prigioniero” palestinese. Come documentato dall’organizzazione israeliana Who Profits nel suo rapporto “Captive Economy: The Pharmaceutical Industry and the Israeli Occupation”, Teva beneficia in modo strutturale dell’occupazione israeliana che crea condizioni di monopolio nei territori palestinesi.​

Il Protocollo di Parigi, allegato agli Accordi di Oslo, ha posto Israele e i futuri territori palestinesi sotto la stessa “busta fiscale”, costringendo i palestinesi a dipendere dalle politiche israeliane, dalle leggi doganali e dai servizi per l’importazione ed esportazione di beni. Il Ministero della Salute israeliano ha insistito che l’importazione di farmaci in Cisgiordania e Gaza sarebbe stata consentita solo per farmaci registrati in Israele, escludendo di fatto l’intero mercato arabo e i farmaci generici economici prodotti in India, Cina e negli ex stati dell’URSS.​

Questa situazione conferisce a Teva vantaggi competitivi enormi. L’azienda gode di “facile accesso al mercato palestinese, libero da dogane e disturbi ai checkpoint”, mentre le aziende farmaceutiche palestinesi affrontano ostacoli insormontabili. Teva può vendere farmaci non etichettati in arabo nei territori palestinesi e non deve modificare alcun prodotto per venderlo nei Territori Palestinesi Occupati (OPT). Le restrizioni del Ministero della Salute israeliano sulla registrazione dei farmaci eliminano praticamente ogni concorrenza da parte dell’industria generica più economica.​

Gli ostacoli sistematici all’industria farmaceutica palestinese

L’occupazione israeliana ha creato una struttura che soffoca deliberatamente l’industria farmaceutica palestinese. Come documentato dal movimento BDS e da organizzazioni di ricerca come Who Profits, le aziende farmaceutiche palestinesi sono costrette a spedire farmaci sfusi alle catene farmaceutiche internazionali attraverso la Giordania, con costi aggiuntivi significativi, poiché Israele nega loro l’accesso all’Aeroporto Ben Gurion.​

Israele non consente la distribuzione di prodotti farmaceutici palestinesi negli ospedali e nelle farmacie di Gerusalemme Est occupata e non permette la somministrazione di vaccini nelle scuole gestite dai palestinesi. I rappresentanti palestinesi di grandi multinazionali sono tenuti a ottenere una lettera di “non obiezione” dai loro colleghi israeliani per ricevere una licenza di importazione dal Ministero della Salute israeliano. L’industria di Gaza è completamente incapace di svilupparsi ed espandersi a causa del divieto di esportazione imposto dal blocco israeliano.​

Questi ostacoli generano costi extra che danneggiano lo sviluppo dell’industria farmaceutica palestinese, mantenendo la popolazione palestinese dipendente dai medicinali israeliani, in particolare quelli prodotti e distribuiti da Teva. Come affermato nel rapporto Who Profits: “Le ragioni di ‘qualità e sicurezza’, insieme a giustificazioni economiche e politiche, creano un mercato palestinese prigioniero per le aziende israeliane e multinazionali”.​

Collegamenti con gli insediamenti illegali

Teva è stata inclusa nel database delle Nazioni Unite del febbraio 2020 che elenca 112 aziende con legami agli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. Secondo Al Jazeera, le aziende minacciate di inclusione nella “lista nera” dell’ONU includevano le telecomunicazioni Bezeq, Teva Pharmaceutical Industries e il gigante delle bevande Coca-Cola.

Un rapporto di ricerca KPMG commissionato dal servizio sanitario norvegese nel 2024 ha rivelato che la struttura logistica gestita congiuntamente da Teva e dalla sua controllata SLE a Shoham è di proprietà di Amot Investments Ltd, che possiede anche asset nell’insediamento di Ariel, considerato illegale secondo il diritto internazionale. Nel 2016, fonti di notizie in lingua araba hanno riferito che Teva aveva spostato i laboratori della sua controllata “MBT Biological Laboratories” dall’insediamento di Atarot in Cisgiordania alla città israeliana di Beit Shemesh, probabilmente a causa delle crescenti pressioni per il boicottaggio.​

Il contesto del genocidio: la distruzione del sistema sanitario di Gaza

Le accuse contro Teva assumono particolare gravità nel contesto della distruzione sistematica del sistema sanitario palestinese da parte di Israele. La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito il 26 gennaio 2024 che esisteva un caso prima facie di genocidio da parte di Israele a Gaza. Nel luglio 2024, la stessa Corte ha stabilito che l’intera occupazione israeliana di Gaza e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, è illegale e viola il divieto di apartheid. Nel novembre 2024, la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro del gabinetto di guerra Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità perpetrati a Gaza.​

Secondo un rapporto del 30 dicembre 2024 presentato alle Nazioni Unite, Israele ha condotto una “guerra genocida” contro il popolo palestinese per 450 giorni, “devastando la Striscia di Gaza e la sua popolazione civile con totale depravazione e disumanità”. Il rapporto sottolinea che la distruzione di ospedali e del sistema sanitario di Gaza, insieme al targeting di medici, infermieri e operatori umanitari, costituisce genocidio. L’organizzazione Doctors Against Genocide ha affermato: “Distruggere i sistemi sanitari è una tattica genocida per accelerare la morte. Senza ospedali funzionanti, le vite non possono essere salvate”.​

In questo contesto, il ruolo di Teva nel sostenere finanziariamente e materialmente le forze militari israeliane mentre simultaneamente monopolizza il mercato farmaceutico palestinese e contribuisce alla distruzione dell’industria farmaceutica palestinese rappresenta, secondo i critici, una forma di complicità sistemica nel genocidio.​

Accuse di sperimentazione medica sui prigionieri palestinesi

Emergono anche gravi accuse riguardanti la sperimentazione medica su prigionieri palestinesi. Nel 1997, il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha riportato dichiarazioni di Dalia Itzik, allora presidente di una commissione parlamentare, che riconosceva che il Ministero della Salute israeliano aveva concesso alle aziende farmaceutiche permessi per testare nuovi farmaci sui prigionieri. L’articolo affermava che erano già stati condotti 5.000 test clinici.
Link: Israel accused of medical experiments on Palestinian prisoners​

Nel 2024, Mohammad Baraka, capo del Comitato di Alto Seguito per gli Arabi in Israele, ha dichiarato che “i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane vengono usati come cavie per esperimenti medici senza la loro conoscenza in una ‘guerra contro l’umanità'”. Baraka ha affermato che il Ministero della Salute aveva concesso licenze a diverse grandi aziende farmaceutiche per condurre test medici segreti. Sebbene Teva non sia specificamente nominata in queste accuse, come azienda leader del settore farmaceutico israeliano e fornitrice di servizi sanitari nel mercato israeliano, il suo possibile coinvolgimento solleva interrogativi etici.​

La campagna BDS e il boicottaggio internazionale

Il Comitato Nazionale Palestinese BDS (BNC), la più grande coalizione nella società palestinese che guida il movimento globale Boycott, Divestment and Sanctions, ha classificato Teva come “target di pressione”. A differenza dei target di boicottaggio completo, i target di pressione vengono affrontati con una strategia che include boicottaggi quando esistono alternative ragionevoli, lobbying, interruzioni pacifiche, pressione sui social media e contenzioso strategico.​

La logica dietro questa classificazione è che, nel settore sanitario, “bisogna prestare attenzione a non causare danni interrompendo l’assistenza ai pazienti attraverso la creazione di fallimenti nella catena di approvvigionamento”. Tuttavia, il movimento BDS sottolinea che “Teva ha sostenuto il genocidio in corso di Israele dall’ottobre 2023, ma ha anche beneficiato per decenni dell’occupazione illegale israeliana delle terre palestinesi, permettendo all’azienda di sfruttare illegalmente il mercato palestinese prigioniero”. Il movimento nota inoltre che “i prodotti farmaceutici generici alternativi sono ora molto più disponibili di prima nella maggior parte dei paesi”.​

Disinvestimenti e azioni di protesta in Europa

La campagna contro Teva ha prodotto risultati concreti in diversi paesi europei. Nel marzo 2024, circa 30 attivisti del gruppo Youth Front for Palestine hanno bloccato la sede di Teva a Runcorn, nel Regno Unito, sventolando bandiere palestinesi e dispiegando uno striscione con la scritta “Boicottate Teva Pharma! No ai farmaci dell’apartheid”. Un portavoce del gruppo ha dichiarato: “Non staremo a guardare mentre le farmacie britanniche vengono inondate di medicine contaminate dalla sofferenza e dalla sottomissione palestinese”.​

In Danimarca, tra il 2024 e il 2025, numerosi grandi fondi pensione hanno disinvestito da Teva, tra cui PKA Pension, PFA Pension, P+, AkademikerPension, PensionDanmark e AP Pension. AkademikerPension ha escluso Teva e altri asset statali israeliani dal suo portafoglio di investimenti da 157 miliardi di corone danesi (24,77 miliardi di dollari) a causa della guerra a Gaza e dell’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Il CEO Jens Munch Holst ha dichiarato: “Questo deriva da una valutazione della capacità dello Stato di Israele di rispettare i diritti umani”.​

In Irlanda, una campagna capillare incoraggia i cittadini a chiedere alle loro farmacie di registrarli come clienti “No-Teva”, garantendo che nessun futuro acquisto di medicinali finanzierà il governo israeliano. La campagna sottolinea che in Irlanda 1 confezione di medicinali su 8 venduta proviene da Teva, ma che “la maggior parte di ciò che Teva vende sono marchi generici copiati dove esistono molte alternative identiche”. In Italia, video virali hanno mostrato medici che scartano prodotti Teva in segno di protesta.​

Nel dicembre 2023, medici di Gand, in Belgio, hanno chiesto il boicottaggio dei medicinali israeliani, affermando: “Le tasse pagate dall’azienda contribuiscono alla colonizzazione e all’occupazione della Palestina. L’azienda è quindi anche parzialmente responsabile del conflitto attuale. È contraddittorio che Teva produca medicinali per aiutare i pazienti mentre sostiene violazioni dei diritti umani”.​

Risposte di Teva e prospettive future

Teva ha costantemente difeso il suo ruolo come “azienda israeliana globale” e il suo impegno verso lo Stato di Israele. In una dichiarazione del giugno 2024 relativa all’accordo fiscale, l’azienda ha affermato: “Teva è profondamente impegnata verso lo Stato di Israele e l’ecosistema israeliano ed è orgogliosa del suo contributo e ruolo nell’economia del paese”.​

Il CEO Richard Francis ha ripetutamente sottolineato la “resilienza straordinaria” dei dipendenti israeliani di Teva durante la guerra, definendo Israele “la nostra forza segreta, che le persone non riconoscono”. Francis ha dichiarato: “C’è qualche altra azienda in un paese che avrebbe potuto far parte di una guerra e avere comunque prestazioni come ha fatto? È a causa dell’essenza del nostro DNA, che è in Israele, e questa è una forza che abbiamo”.​

Complicità strutturale in un sistema di apartheid

Le prove raccolte dal movimento BDS, da organizzazioni per i diritti umani e da ricercatori indipendenti dipingono un quadro di complicità sistemica e strutturale di Teva nell’apartheid israeliano e nel genocidio dei palestinesi. Questa complicità si manifesta attraverso molteplici dimensioni interconnesse: il sostegno finanziario diretto al governo e all’esercito israeliano attraverso tasse e donazioni per centinaia di milioni di dollari; il supporto materiale alle operazioni militari a Gaza attraverso donazioni di equipaggiamento e la partecipazione al programma Adopt-a-Battalion; lo sfruttamento del mercato farmaceutico palestinese prigioniero creato dall’occupazione; il contributo alla distruzione dell’industria farmaceutica palestinese attraverso barriere strutturali; e i collegamenti agli insediamenti illegali in Cisgiordania.​

Come affermato in una lettera aperta al UN Global Compact: “Il sostegno incrollabile dell’azienda per l’esercito israeliano non è cambiato da quando la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso la sua sentenza provvisoria nel gennaio 2024 secondo cui i palestinesi erano plausibilmente a rischio di genocidio”. Un articolo del South African Journal of Bioethics and Law del 2024 conclude che i principi etici di beneficenza, non maleficenza e giustizia “obbligano gli operatori sanitari ad agire dove possono” contro la complicità aziendale nel genocidio, identificando Teva come target prioritario per campagne di pressione.​

La crescente campagna internazionale di disinvestimento e boicottaggio riflette il riconoscimento che, nelle parole di un rapporto scientifico pubblicato in Sudafrica, “distruggere i sistemi sanitari è una tattica genocida per accelerare la morte”. In questo contesto, il doppio ruolo di Teva come monopolista nel mercato farmaceutico palestinese e sostenitore attivo delle forze militari che distruggono il sistema sanitario palestinese rappresenta una forma particolarmente perversa di complicità che richiede una risposta etica globale coordinata.

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