Per la prima volta, la giustizia belga ha inviato alla Corte Penale Internazionale de L’Aia il caso di due soldati israeliani, fermati al festival Tomorrowland e accusati di aver partecipato a crimini di guerra nella Striscia di Gaza. Un fatto che, oltre a rappresentare una svolta dal punto di vista legale, manda un segnale diretto ai soldati israeliani che si spostano liberamente nei paesi europei. La denuncia parte dalla Fondazione Hind Rajab — creata per contrastare l’impunità di chi si rende responsabile di gravi violazioni contro la popolazione palestinese — e dalla Global Legal Action Network, organizzazione britannica che promuove azioni legali internazionali contro abusi dei diritti umani.
Durante Tomorrowland, i due soldati della brigata Givati dell’esercito israeliano avrebbero mostrato la bandiera del loro reparto, gesto che ha permesso alle organizzazioni di identificarli e presentare subito denuncia alle autorità belghe. Dopo essere stati interrogati, sono stati rilasciati, ma le accuse restano pesanti: crimini di guerra connessi alle operazioni condotte in Palestina.
Il Belgio, richiamando il proprio impegno internazionale, ha optato per trasferire il caso al TPI, che già conduce indagini su possibili violazioni nei territori palestinesi. Adesso la Corte dovrà decidere se esistono elementi per proseguire con una indagine formale, rafforzando la collaborazione giudiziaria internazionale contro i crimini più gravi.
Le due ONG ribadiscono la necessità che la giustizia internazionale agisca prontamente per contrastare l’impunità. Con questa scelta, il Belgio si schiera attivamente a favore dei meccanismi internazionali di tutela della giustizia e dei diritti umani.
come ricorda la fondazione:
Due individui responsabili di gravi crimini internazionali—compresi crimini di guerra e genocidio commessi nella Striscia di Gaza—si trovano attualmente in territorio belga, partecipando al festival musicale Tomorrowland a Boom. La Hind Rajab Foundation, in collaborazione con GLAN, ha presentato denunce legali urgenti al Procuratore Federale, chiedendo il loro arresto e la loro immediata incriminazione in base alle leggi belghe sulla giurisdizione universale.
Questi individui non sono figure marginali o partecipanti occasionali. Sono direttamente implicati in alcuni dei crimini più gravi commessi durante la campagna militare in corso di Israele a Gaza, tra cui:
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Attacchi indiscriminati contro aree civili, abitazioni e ospedali;
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Uso della tortura e di scudi umani;
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Detenzione arbitraria di massa e spostamento forzato della popolazione civile;
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Inflizione deliberata di condizioni volte a distruggere la popolazione palestinese, in coerenza con la definizione di genocidio dell’articolo 6 dello Statuto di Roma e della Convenzione sul genocidio.
Sventolio della Bandiera della Brigata Givati
Un gruppo di giovani israeliani è stato visto ieri a Tomorrowland mentre sventolava la bandiera della Brigata Givati—un’unità lungamente documentata per il suo ruolo nella distruzione sistematica di infrastrutture civili a Gaza e per le atrocità di massa contro la popolazione palestinese.
La bandiera della Givati, esposta pubblicamente nel cuore del Belgio, non è solo un simbolo militare: per milioni di persone rappresenta impunità, distruzione e pulizia etnica. La sua presenza a Boom solleva domande politiche urgenti: perché chi è coinvolto in gravi crimini internazionali può passeggiare liberamente, festeggiare in pubblico e glorificare le proprie azioni senza conseguenze?
La situazione non è isolata. Pochi giorni fa, in Dirkputstraat a Boom, una bandiera palestinese è stata strappata con la forza da una residenza privata da un gruppo di giovani israeliani in età militare, in un atto che il residente ha descritto come profondamente intimidatorio. Il simbolismo è evidente: mentre i sospettati di crimini di guerra mostrano liberamente i loro simboli militari, quelli delle vittime vengono attaccati.
Questa convergenza—tra impunità, intimidazione e silenzio—richiede una risposta chiara dalla società e dalle istituzioni legali belghe.
Un Obbligo Legale, non una Scelta Politica
Il Belgio è vincolato dal diritto internazionale a indagare e perseguire coloro sospettati di genocidio e crimini di guerra presenti sul suo territorio. Questi obblighi derivano da:
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La Convenzione sul genocidio (1948);
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Lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (ratificato dal Belgio nel 2000);
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E dal Codice Penale belga, che incorpora la giurisdizione universale su crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio.
Uno Stato parte ha l’obbligo legale di perseguire o estradare i sospetti non appena si trovano sul suo suolo, indipendentemente dalla loro nazionalità o grado.
Le prove presentate dalla Hind Rajab Foundation sono chiare, credibili e fondate giuridicamente. Gli individui attualmente in Belgio sono accusati di aver:
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Distrutto interi quartieri di Gaza con il pretesto della “sicurezza”;
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Mirato deliberatamente alle capacità di sopravvivenza di Gaza—sistemi idrici, agricoltura, abitazioni e strutture mediche.
“Queste azioni non sono state incidentali. Sono state eseguite con intenzione—per distruggere un popolo, per cancellare un futuro”, ha dichiarato Dyab Abou Jahjah, presidente di HRF. “Se il Belgio permette a questi individui di partire senza conseguenze, diventa complice nell’accordare impunità ai responsabili del genocidio”, ha aggiunto.

