Nel sud del Libano la guerra non si è fermata con il cessate il fuoco. Nonostante le pressioni di Washington, l’esercito israeliano continua ad avanzare, e a marzo il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che i villaggi di confine sarebbero stati cancellati e che il territorio fino al fiume Litani sarebbe rimasto in mano israeliana per sempre. In estate lui e Benjamin Netanyahu hanno ripetuto che le truppe non si ritireranno e che «200mila residenti non torneranno» a casa. Più di 1,2 milioni di persone, un quinto della popolazione, sono state cacciate dal sud, e i morti sono migliaia, tra cui 395 donne e 259 bambini. Paesi interi saltano in aria, i campi vengono avvelenati con il glifosato, gli uliveti secolari bruciano. È la terza campagna di pulizia etnica dopo Gaza e la Cisgiordania, e la cornice difensiva contro Hezbollah non regge. Un’operazione di sicurezza non ha bisogno di un fiume come confine permanente né di villaggi rasi al suolo.
Una linea tracciata nel 1919
Quella linea ha più di cent’anni. Nel febbraio 1919 l’Organizzazione sionista presentò alla Conferenza di pace di Parigi i confini che immaginava per la Palestina. A nord la frontiera sarebbe partita dal mare poco a sud di Sidone, seguendo gli spartiacque libanesi per abbracciare le acque del Litani. A est avrebbe incluso il monte Hermon e sarebbe scesa fino ad Aqaba lungo la ferrovia dell’Hegiaz. Chaim Weizmann perorò la causa presso Lloyd George, e nel 1920 il giudice americano Louis Brandeis scrisse a un Wilson ormai malato che rinunciare al Litani e al Golan avrebbe significato una «mutilazione» della patria promessa. Le potenze mandatarie dissero no, ma l’idea sopravvisse. Ben Gurion indicava il Litani come confine naturale nel 1918 e di nuovo nel 1948. Nel 1978 l’invasione si chiamò proprio Operazione Litani, nel 1982 i carri armati arrivarono a Beirut e seguirono vent’anni di occupazione, fino al ritiro del 2000. Nel 2006 un nuovo tentativo fu respinto.

Dal Litani alla ferrovia giordana
Cinque guerre e governi di ogni colore, eppure la linea non si è mai spostata. Già dopo la tregua del novembre 2024 Israele aveva tenuto cinque avamposti in Libano, e Katz indicava il Litani come limite oltre il quale Hezbollah doveva arretrare. La novità è che oggi l’occupazione permanente viene dichiarata apertamente. Lo sguardo, intanto, potrebbe spostarsi a est. La Giordania prepara una linea merci da 2,3 miliardi finanziata dagli Emirati e il ripristino della ferrovia dell’Hegiaz tra Damasco e Aqaba, espropriando vaste terre private tra le proteste di agricoltori, deputati e ambientalisti. Il parlamentare Ahmad Qatawneh e l’economista Mohammad Bashir sospettano che servano a una zona cuscinetto israeliana, mentre a ottobre Netanyahu ha visitato il nuovo muro lungo il confine giordano e presentato una dottrina fondata proprio sulle fasce cuscinetto. Nessuna prova lega Israele a quei cantieri. Ma chi ha inseguito per un secolo la mappa del 1919 difficilmente ne abbandonerà il resto.

