Una inchiesta di +972 magazine racconta come, dietro il lessico della “stabilizzazione” e della “ricostruzione”, si stia preparando per Gaza un nuovo modello di occupazione digitale, guidato dall’intreccio tra apparato militare statunitense‑israeliano e grandi aziende della sorveglianza.
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Dal mese di ottobre circa 200 militari USA operano dal Civil‑Military Coordination Center (CMCC), un enorme hub a Kiryat Gat, nel sud di Israele, incaricato di dare forma operativa al piano in 20 punti di Donald Trump, approvato dal Consiglio di Sicurezza ONU e presentato come percorso verso “disarmo di Hamas”, ricostruzione e autodeterminazione palestinese. In realtà, spiegano i giornalisti di +972, nessun soggetto palestinese è coinvolto nei processi decisionali, mentre alcune delle più potenti piattaforme di sorveglianza al mondo si stanno ritagliando un ruolo centrale nella futura architettura di controllo sulla Striscia.
Secondo documenti interni visionati da +972, al CMCC è presente almeno un rappresentante di campo del progetto Maven, la piattaforma di “campo di battaglia” basata su intelligenza artificiale sviluppata per il Pentagono dall’azienda statunitense Palantir. Maven integra immagini satellitari, riprese da droni, aerei spia, intercettazioni e dati online, trasformandoli in un’interfaccia unica per accelerare l’individuazione e la distruzione di obiettivi, cioè per “ottimizzare la kill chain”, come l’azienda ha rivendicato. Questo sistema è già stato usato per guidare bombardamenti in Yemen, Siria e Iraq ed è ora oggetto di un maxi contratto da 10 miliardi di dollari per aggiornare il suo impiego nelle forze armate USA, mentre in parallelo Palantir ha stretto una “partnership strategica” con l’esercito israeliano per missioni di guerra e ha ampliato in modo aggressivo la propria presenza a Tel Aviv.
Accanto a Palantir, +972 documenta il coinvolgimento della società Dataminr, specializzata nell’analisi in tempo reale dei social media e già utilizzata in passato da FBI, polizie locali e Marshals per sorvegliare attivisti, proteste Black Lives Matter e mobilitazioni pro‑Palestina. Le sue tecnologie, nate dalla collaborazione con piattaforme come X/Twitter e sostenute anche dal fondo CIA In‑Q‑Tel, consentono di tracciare attività passate e reti di relazione digitali di singoli utenti, trasformando l’intero spazio online palestinese in un gigantesco campo di sorveglianza predittiva. Per +972, l’integrazione di Maven e Dataminr nel CMCC segnala che l’“internazionalizzazione” della sicurezza a Gaza non mira a ridurre il controllo israeliano, ma a estenderlo e raffinarlo tramite un’infrastruttura di monitoraggio e targeting congiunta Washington‑Tel Aviv.
L’inchiesta collega questa architettura tecnologica alle violazioni quotidiane del cessate il fuoco sul terreno: mentre i militari USA seguono in tempo reale le operazioni israeliane dal CMCC, l’esercito continua ad uccidere civili lungo la “linea gialla”, il perimetro mobile che racchiude circa il 58% della Striscia ancora sotto occupazione diretta. Secondo i dati citati da +972, dal 10 ottobre oltre 340 palestinesi sono stati uccisi nonostante l’accordo di tregua, molti in bombardamenti mirati con sistemi di AI‑targeting come Lavender, che attribuiscono a centinaia di migliaia di persone un punteggio di “vicinanza ad Hamas” basato su criteri opachi. Questo stesso patrimonio di dati – arricchito in passato dalla collaborazione tra NSA e intelligence israeliana rivelata da Edward Snowden – rischia ora di alimentare le future “comunità sicure alternative”, gli insediamenti chiusi per 25.000 palestinesi ciascuno previsti dal piano Trump, circondati da recinzioni, posti militari e sensori, gestiti da una Forza Internazionale di Stabilizzazione ma di fatto subordinati al veto di Israele e dello Shin Bet su chi potrà entrare e, soprattutto, uscire.
Per +972, questo modello non rappresenta una rottura con il passato ma il suo perfezionamento: dagli Accordi di Oslo, che hanno sancito il controllo israeliano su infrastrutture critiche come le telecomunicazioni, alla “occupazione aerea” successiva al 2005, fino alla guerra “potenziata dall’AI” degli ultimi due anni, Gaza è diventata un laboratorio umano dove eserciti e aziende testano in condizioni reali tecnologie di sorveglianza e sterminio automatizzato che presto verranno esportate nel resto del mondo. La promessa di uno Stato palestinese all’orizzonte si intreccia così con la realtà di un controllo sempre più esternalizzato a contractor privati, in un intreccio di interessi in cui la sofferenza dei civili palestinesi diventa il carburante di nuovi profitti e innovazioni militari.

