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04 November 2026

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Tra Madrid a Tel Aviv una crisi costruita nel tempo

Le relazioni diplomatiche tra Spagna e Israele si sono deteriorate progressivamente dal 7 ottobre 2023, fino alla rottura formale del marzo 2026. Il governo Sánchez si è distinto in Europa come la voce più critica nei confronti dell’offensiva israeliana a Gaza, scegliendo una traiettoria sempre più netta: prima il sostegno al cessate il fuoco, poi il riconoscimento dello Stato palestinese nel maggio 2024, poi le sanzioni e infine il cese dell’ambasciatrice Ana María Sálomon, pubblicato sul BOE (Boletín Oficial del Estado) il 10 marzo 2026. Israele dal canto suo aveva già ritirato la propria ambasciatrice a Madrid nel 2024 e risposto alle mosse spagnole con sanzioni personali contro ministre del governo, vietando l’ingresso in Israele a Yolanda Díaz e Sira Rego nel settembre 2025. La Spagna ha abbassato la propria rappresentanza diplomatica al livello di incaricata d’affari, specularmente a quanto fatto da Tel Aviv.

Le dichiarazioni di Sánchez: da “vittime insopportabili” a “Stato genocida”

Pedro Sánchez ha costruito nel tempo una posizione sempre più intransigente. Già nel novembre 2023, durante una visita alla Knesset, disse in faccia a Netanyahu che “il numero di vittime tra i palestinesi è sinceramente insopportabile” e che “il diritto all’autodifesa non può implicare la morte di civili innocenti, inclusi migliaia di bambini“. Nel maggio 2025, dal Congresso dei deputati, alzò ulteriormente il tiro dichiarando che “la Spagna non commercia con uno Stato genocida“, provocando la convocazione immediata dell’ambasciatrice spagnola da parte di Tel Aviv. Il punto più alto dell’escalation arrivò il 7 settembre 2025, quando Sánchez annunciò nove misure contro Israele — tra cui embargo sulle armi e sanzioni — dichiarando davanti alle telecamere: “Questo non è difendersi, non è nemmeno attaccare: è sterminare”. E poi: “La storia giudicherà l’indifferenza come complicità“. A settembre 2025 all’ONU rilanciò: “Le bombe continuano a cadere indiscriminatamente sulla popolazione di Gaza e la fame uccide donne, anziani e bambini“.

Il caso dell’ambasciatrice e le conseguenze diplomatiche

Con il cese formale di Ana Sálomon la Spagna compie un gesto senza precedenti nella sua storia diplomatica recente. Il ministro degli Esteri Albares aveva definito le accuse israeliane contro Madrid “false e calunniose” e garantito che il governo “non si lascerà intimidire”, mentre la sede di Tel Aviv resta affidata a una semplice incaricata d’affari. Per nominare un nuovo ambasciatore, Madrid dovrà richiedere il gradimento di Israele — una procedura che Tel Aviv potrebbe usare come leva di pressione. La rottura si consuma in un momento di massima tensione regionale, con Israele in guerra anche contro l’Iran, e la Spagna che si è già rifiutata di cooperare militarmente con quell’operazione. Madrid si conferma oggi come il paese europeo con la posizione più dura nei confronti del governo Netanyahu.

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