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18 July 2026

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[Israele] Approvata alla Knesset l’annessione de facto della Cisgiordania

Anatomia di un’annessione
Il governo israeliano ha approvato domenica una proposta storica per registrare vaste aree della Cisgiordania occupata come “proprietà statale”, la prima volta dal 1967. La misura, presentata dai ministri dell’Economia Bezalel Smotrich (estrema destra), della Giustizia Yariv Levin e della Difesa Israel Katz, riguarda l’Area C (61% del territorio sotto pieno controllo israeliano secondo gli Accordi di Oslo II del 1995). Con un budget iniziale di 244 milioni di shekel per il 2026-2030, il processo permetterà di dichiarare “terra statale” i lotti non reclamati privatamente, facilitando l’espansione degli insediamenti illegali secondo l’ONU e la Corte Internazionale di Giustizia.

Questa decisione segue misure approvate la settimana scorsa dal Gabinetto di Sicurezza, come l’abrogazione del divieto di vendita di terreni ai coloni e il trasferimento di permessi edilizi vicino a Hebron all’amministrazione civile israeliana. Smotrich ha celebrato la mossa come “rivoluzione degli insediamenti per controllare tutte le nostre terre”, mentre Levin l’ha definita “rivoluzione reale in Giudea e Samaria”. I palestinesi vedono nell’iniziativa un passo verso l’annessione de facto, in violazione del diritto internazionale, aggravando le operazioni militari in Cisgiordania intensificatesi dal 7 ottobre 2023.

Il silenzio internazionale, voci dalla Palestina occupata
Le reazioni delle ONG e partiti politici palestinesi sono state unanimi nel condannare la decisione israeliana come un passo verso l’annessione de facto della Cisgiordania. Hamas l’ha definita “nulla e invalida”, un tentativo di imporre una “realtà coloniale giudaizzante con la forza”, promettendo resistenza contro espropri, sfollamenti e insediamenti illegali, e appellandosi alla comunità internazionale per difendere i diritti palestinesi alla terra e all’autodeterminazione con Gerusalemme capitale. La Palestinian National Initiative, coalizione che include il PFLP, ha denunciato le misure come “le più pericolose dal 1967”, dando “il colpo di grazia agli Accordi di Oslo” e segnando una “trasformazione coloniale” irreversibile.

L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP, legata a Fatah) ha parlato di “escalation pericolosa” che viola il diritto internazionale e la Risoluzione ONU 2334, minacciando sicurezza e stabilità senza alterare lo status legale dei territori. ONG palestinesi come Al-Haq e Addameer, insieme a B’Tselem israeliana, hanno criticato il processo di registrazione come “massiccio esproprio” che impone standard impossibili per i palestinesi per provare la proprietà, facilitando la confisca di fino al 50% dell’Area C. Peace Now (israeliana, ma citata da palestinesi) ha avvertito che rischia di destabilizzare l’ANP e imporre l’apartheid.

 

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